Licei e Accademie (tutto il resto è noia)

Licei e Accademie (tutto il resto è noia)

“La rivoluzione non la trasmetteranno in Tv…, ma ci sarà comunque un app per vederla.”
Gary Wayne Clark, “The devolution chronicles passage to niburu”

Il sistema pubblico dell’arte in Italia è frammentato ed incapace di fare rete, anni luce ci separano da Francia, Regno Unito e Spagna.
Si sono sostenute fino alla morte Arte Povera e Transavanguardia (al punto che anche Mimmo Paladino con i suo “Dormienti” è arrivato nei Giardini Comunali a Cagliari), collocandoli d’ufficio nella maggior parte del sistema museale pubblico in Italia.
Si sono abbandonati gli artisti residenti delle ultime (si fa per dire) generazioni, ossia quelli artisti che hanno dai cinquanta anni in giù, privi di sostegno, li si è posti in una condizione d’impossibilità dialettica, didattica e competitiva in un panorama Europeo.

“Si sono abbandonati gli artisti residenti delle ultime (si fa per dire) generazioni, ossia quelli artisti che hanno dai cinquanta anni in giù, privi di sostegno, li si è posti in una condizione d’impossibilità dialettica, didattica e competitiva in un panorama Europeo.
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Se non si emigra all’estero si matura ed invecchia senza riconoscimento alcuno, pochissimi sono gli spazi Museali che acquisiscono ed investono su opere di artisti under cinquanta.

Da più di vent’anni rimugino su come e cosa fare per recuperare il ritardo, e l’unica soluzione che trovo plausibile e che sia nettamente e chiaramente a sostegno del pubblico, è un ritorno al passato in grado di bilanciare culturalmente la bolla e la balla economica dell’investimento speculativo privato.

Partire dalla pubblica istruzione Artistica (Licei Artistici ed Accademie) e farne nel territorio che vivono ed abitano spazi espositivi e formativi, che offrano mostre personali ed antologiche ad artisti mild-careeer che in quei luoghi e con quella cultura artistica e scuola di pensiero radicata nel territorio, si sono formati, creando situazioni di dialogo e di focus con i loro omologhi internazionali, abbandonare la dispersione di fondi e risorse delle residenze d’artista (non residenti ma “internazionali”, funzionali solo alla legittimazione di sistemi funzionali a nazioni di residenza dell’artista invitato).

Mappare topograficamente per Comuni e Regioni studi e spazi laboratoriali degli artisti residenti, e metterli a disposizione di commissioni culturali internazionali che ne facciano richiesta (commissari della Biennale d’Arte di Venezia, Documenta di Kassel e di Art Basel ad esempio).

“Mappare topograficamente per Comuni e Regioni studi e spazi laboratoriali degli artisti residenti, e metterli a disposizione di commissioni culturali internazionali che ne facciano richiesta (commissari della Biennale d’Arte di Venezia, Documenta di Kassel e di Art Basel ad esempio).
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Serve dare fiducia all’arte ed agli artisti residenti, serve costruire un futuro di trasmissione del linguaggio e della ricerca artistica nel nostro paese.

I nostri artisti under 50 (che incredibilmente per il sistema dell’arte Italia sono giovani) non sono inferiori per talento a nessuno, ma non hanno nessuna visibilità (che non siano blog e social network) e nessun pubblico sostegno, si faccia tornare il sistema pubblico ad investire su di loro, si smetta di guardare al passato invocando il patrimonio dell’Unesco (è passato), e si ritorni ad investire sull’arte residente, come con coraggio con Licei ed Accademie di Belle Arti, si è fatto un secolo fa.

 

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