L’idea è nel tempo

L’idea è nel tempo

Un artista non può permettersi d’avere un’idea e non sapere come svilupparla.
Se ha un’idea deve subito diventare qualcosa di concreto, altrimenti non esiste, altrimenti non esiste il lavoro dell’artista stesso.

Come passare dall’idea alla sua creazione?

Sperimentando l’idea in maniera imperfetta.
Non si possono fare passare anni o decenni in attesa del lavoro perfetto o maturo, altrimenti Picasso si sarebbe fermato alle Modelle d’Avignone e non avrebbe sentito la necessità di traslare quel linguaggio in Guernica, il proprio linguaggio e la propria ricerca tradotta in idea va mostrata, se la si mostra senza provare imbarazzo la si sta anche mostrando in ritardo.
Il tempo è l’unica discriminante che rende un’idea artistica più o meno efficace.
Oggi non avrebbe senso alcuno arrivare a farsi diffidare la maggiore testata d’arte contemporanea in Europa, da una critica dell’arte, da un’Accademia di Belle Arti e quant’altro, perché è tutto già discusso e condiviso via social network, non rifarei delle cose che ho fatto in passato, non sarebbero in questo tempo.
Oggi per Duchamp non avrebbe senso proporre ad una commissione un orinatoio al contrario, verrebbe compreso e legittimato.
Un linguaggio artistico lo si struttura e definisce passo per passo, se ci si crede lo si fa, prima dei risultati, prima del consenso, prima che qualcuno ti dica “bravo, sei un genio”.
Sperimentando si muta, si mette a fuoco il proprio obiettivo di comunicazione e si aggiusta il tiro, quando ci si guarda indietro ci si ritrova a notare quanto siano state pesanti le proprie seghe mentali.
Ci si chiede ad un certo punto:

“Un linguaggio artistico lo si struttura e definisce passo per passo, se ci si crede lo si fa, prima dei risultati, prima del consenso, prima che qualcuno ti dica “bravo, sei un genio”. Sperimentando si muta, si mette a fuoco il proprio obiettivo di comunicazione e si aggiusta il tiro, quando ci si guarda indietro ci si ritrova a notare quanto siano state pesanti le proprie seghe mentali.”

Perché non ci sono arrivato prima?

Nel 1898, Maurice Joyant forse rideva sonoramente, mentre dissacrava il mondo fotografando Toulouse Lautrec che in una spiaggia deserta defecava in pubblico realizzando la sua merda d’artista 60 anni prima di Piero Manzoni, non l’ha inscatolata, ma con quel gesto dissacrava ed acquisiva complicità sul ruolo dell’artista oltre gli schemi consolidati, il resto è questione di tempo, avesse fatto la stessa cosa negli sessanta in una galleria, si sarebbe potuto permettere anche di non sapere dipingere.

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