L’ILLUSIONE DELLA MONOGAMIA

L’ILLUSIONE DELLA MONOGAMIA IN UN MONDO FLUIDO
Una delle ultime illusioni rimaste è quella della coppia monogamica.
Una coppia che di fronte alla generale dissoluzione di ogni legame sociale rappresenti l’ultimo baluardo di solidarietà senza tempo, senza calcolo, senza ambiguità e sotterfugi.
Quella che sembra concretizzare le infinite variazioni del romantico “essere in due contro il mondo”.
Ci sono svariate teorie su come si componga questa coppia e si mantenga nel tempo.
Una di queste (che nell’epoca dei social e dell’ossessione per il corpo risulta ovviamente la più gettonata) vede nella bellezza di uno o di entrambi gli elementi il fondamento dell’unione duratura.
Per questo notizie come quella sotto riportata escono dall’ambito del gossip e colpiscono il lettore:
dimostrano come perfino una delle donne considerate fra le più belle del mondo non abbia la certezza di trovare un partner fedele.
Per me la questione non è la discussione sulla bellezza come valore:
la bellezza è sicuramente un valore in un essere umano come lo sono l’intelligenza, la grazia, l’eleganza, la bontà, ecc. Il problema è che nessuno di questi valori presi singolarmente, né il loro mix assicura nulla.
In un’epoca in cui tutto è fluido, non esiste alcuna garanzia di stabilità.
Il problema non è arrivare a comprendere razionalmente che la stabilità relazionale in un mondo fluido è un evidente controsenso, ma nel passaggio fra pensarlo e sentirlo:
qui c’è un inghippo enorme, ossia il fatto che la nostra affettività è basata sul modello della dipendenza.
Siamo esseri umani, quindi esseri costitutivamente a rischio continuo di morte, malattie fisiche e psichiche, di perdere il necessario per la pura sopravvivenza fisica (cibo, riscaldamento, ecc).
Di fronte a questi terrori primordiali, cerchiamo rifugio nel gruppo, e all’interno del gruppo in singoli che con noi abbiano legami considerati “stretti”.
La comunanza di sangue e l’intrecciare in maniera continuativa rapporti sessuali sono due degli elementi che solitamente riteniamo fondino questi rapporti “stretti”.
Ciò che dimentichiamo è che a loro volta gli elementi che riteniamo creino relazioni stette (sesso, comune discendenza biologica, ecc) sono creazioni culturali:
come tutte le creazioni culturali si modificano nel tempo, hanno punti ciechi e vie di fuga, hanno eccezioni, collassano.
Il nostro modello affettivo cerca un rapporto di dipendenza per creare stabilità e lo cerca in ciò che per sua stessa natura è instabile, ossia un modello culturale, ancor peggio in un modello culturale che è al collasso perché le condizioni sociali che lo hanno generato (dipendenza economica, differenziazione fra ruolo produttivo e riproduttivo, stabilità di vita nel tempo e nello spazio, ecc) sono stati distrutti da un sistema economico che si fonda su caratteristiche opposte (mobilità temporale e spaziale, indipendenza economica, fusione dei ruoli, ecc).
Da qui la nostra disperazione:
ci aggrappiamo sentimentalmente ad un modello relazionale ormai sganciato dalla realtà materiale, e ci aggrappiamo tanto più fortemente ad esso perché non c’è alternativa di soddisfare lo stesso bisogno in altri modi.
Federico Leo Renzi