Linea di San Michele: punto quattro!

Linea di SAN MICHELE:

Punto quattro!

Mi raccontano che nell’area di Napoli città metropolitana, ci sia un gigante del marmo con tanto d’attrezzature ultramoderne, dal quale sembra sia passato anche un certo “Michelangelo” che attraverso i social, pare abbia costruito la sua reputazione nel nome di un antiaccademismo determinato dalla sua maestra che parrebbe non esserci, dal momento che tutto nascerebbe con dei macchinari e con lui che simulerebbe, soltanto con cesellatura tramite smerigliatrice di realizzare l’intero processo.
Pensateci un “Michelangelo contemporaneo” che attacca le Accademie tramite social network, parrebbe essere l’ennesimo fake di un mercato che si legittima nel nome d’artisti inesistenti sempre più meccanici e artificiali.
Un file in una macchina e si simula d’essere artisti, quanti simulano d’essere scultori oggi?
Basta un macchinario ad acqua che lavori su una fotografia, capite la tragedia storica?
Tutti possono essere scultori, e rispetto alla fine dell’ottocento con la fotografia, non c’è più neanche la maestranza artigianale, adesso senza nulla togliere a questi imprenditori del marmo, ma per realizzare dei lavori di scultori, che passino per essere fatti da un “Michelangelo contemporaneo” basta una macchina.
Riflettiamo sui costi pompati?
L’imprenditore del marmo che ha investito sull’acquisto delle macchine, realizza dei lavori per artisti incapaci di farli, con le sue macchine, e questo ha un grosso costo di produzione:
macchine in spazi preposti, investimenti e consumi vari.
L’artista che in realtà è un committente, non potendo abbattere costi di produzione non suoi, commissiona un lavoro, che potrebbe anche non essere già venduto, e se non è uno scemo e fa un prezzo giusto, per guadagnarci dovrebbe sovra quotarlo almeno del doppio, chiaramente chi l’acquista per tradurlo in investimento, vorrebbe rivenderlo in tempi brevi almeno al triplo (ma in realtà con giochi di marketing della notizia si pompa e guadagna molto di più): l’intermediazione fa salire il plus valore dell’opera.
Il plus valore di tutto questo, non costituisce plus valore culturale, infatti l’artista che non si vende e sottomette a tutto questo, ma fa ricerca, passano per essere “non professionali”, in realtà sono l’esatto opposto, sono artisti che hanno chiaro cosa stia accadendo storicamente, che non cedono un millimetro in termini di ricerca e umana sapienza.
Capite ora perché l’attuale sistema di mercato dell’arte, sia fondato su investimenti ignoranti, compiacenti ed eloquenti, che prestano anche mediocre attenzione nei confronti di chi raggirano?
Il loro indice di sessualità s’esprime con la sfacciataggine naturale dei ciarlatani, inquisitori che con le loro azioni demonizzano l’arte e la cultura nel nome dell’investimento di mercato, muovono tutto nel nome di cibo e alcol , alcuni hanno la calotta cranica che pare un calice di vino, col calice in mano si muovono, ma con la mano libera sono pronti a colpire a tradimento chi ne critica prassi operative, la loro ignoranza è il trespolo per i pappagalli fedeli che sostengono investitore e investimento.