Linea di San Michele: punto sette!

Linea di San Michele:

Punto sette.

Il Maestro arriva soltanto quando l’allievo è pronto, questo è quello che penso mi stia accadendo nella codifica di una linea entropico evolutiva, facente capo biologicamente a quello che senza distinzione di genere, definisco “linguaggio dell’arte”, insomma cosa altro sarebbe la biologia dell’arte se non biologia del sapiens da quando è rimasto l’unico ominide su questo pianete in forma di moltitudine?
Biologicamente il linguaggio dell’arte (oggi potremmo dire delle arti, ma sarebbe erroneo in termine di processualità cognitiva creativa), come il taoismo, è fondato sul “chi sa non parla”: è una questione di segno, segno, segni e disegni sono alla base del nostro linguaggio, che sa essere unico e moltitudine, un linguaggio universale che sa essere Maestro invisibile, che non distingue vita e morta e consente una connessione mobile e permanente con una memoria comune fuori dal tempo (che misura ma nega).
L’interpretazione dei segni (che potrei anche definire sogni, perché è nel software del sogno che si determina il segno archetipo individuale e collettivo) che percepiamo e interpretiamo, ci consente di camminare domandando, di vivere esplorando, d’apprendere ciò che governa indicizzando la strada da percorrere (i segnali stradali non sono anche segni archetipi trasversali a tutte le culture linguistiche scritte e orali che c’accomunano visivamente?).
La relazione con il linguaggio dell’arte è il nostro individuale codice della strada, i suoi segni determinano l’universo dell’artista e dello spettatore, il segno va letto nel suo significato, serve leggerlo per analizzare il suo contenuto e tradurlo in messaggio connesso alla propria vita, con la formazione che sa essere e tradursi in informazione: partendo dal segno, ci muoviamo, interiamo e sincronizziamo.
Quando parlo di linguaggio dell’arte, mi riferisco a un’unica entità, stratificata nello spazio tempo, che non è solo cervello, ma è anche cuore, non è solo una questione specialistica e tecnica, come il mercato ci rappresenta: l’intelletto nell’umano (se fa arte) è solo mezzo ingrediente, che si completa solo col cuore e che necessita d’altri ingredienti, come il tempo, lo spazio e il caos del caso, tutto questo consente una sincronizzazione coscienziose integrata da cogliere percettivamente e simultaneamente: l’alchimia nell’arte è (banalmente?) solo una questione di sincronizzazione!