l’Isola della convivenza culturale destabilizzante.

l’Isola della convivenza culturale destabilizzante.

Il Novecento ha imposto all’isola l’idea di un’ arte massmediatica, in grado di rivolgersi (o imporsi?) agli isolani come a milioni di altre persone (ma è realmente possibile come processo artistico?).
Per inciso da tale arte massmediatica l’isola è stata puntualmente esclusa perché fuori la sua portata di un mercato legittimato e sostenuto proprio dalla notizia massmediatica.
Il Novecento è stato il secolo dove il marketing e la pubblicità dell’opera d’arte, ha preso il sopravvento sull’opera d’arte stessa, materializzando di fatto attraverso la pubblicità fatta notizia, una occulta promozione dell’interesse dell’investitore privato.
La pubblicità nell’arte contemporanea ha materializzato la figura dell’ignoto artista Maestro artigiano al servizio dell’artista professionista, “I dormienti” fiore all’occhiello della giunta Zedda alla Galleria Comunale di Cagliari, non solo sono dei multipli, ma non sono neanche stati realizzati direttamente da Paladino, ma da alte maestranze Scultoree del Beneventano che a differenza di Mimmo Paladino l’Accademia di Belle Arti l’hanno terminata ed eticamente non si sono accontentate del mercato dalla facile e gonfiata quotazione.
Insomma quello che dovrebbe essere il professionista in grado di rispondere direttamente alla committenza è ridotto ad essere artigiano al servizio di un fantomatico artista professionista che lavora per una altra committenza, che determina un pubblico inesistente ma fattura e guadagna sull’arte e sul suo sistema legato all’economia del capitale bancario molto di più, impressionante vero?
Messa così potrebbe anche sembrare che il comune di Cagliari invece che un’ opera d’arte, con “I Dormienti” abbia acquistato dei titoli derivati.
Questo secolo è anche il secolo dove si sta costituendo una nuova forma di creatività, quella dell’intelligenza e saggezza collettiva, gli artisti attraverso i loro dispostivi mobili interconnettono i loro contenuti e li relazionano in quanto linguaggio con l’altrove, si rispettano e trattano con la loro struttura linguistica le loro problematiche culturali e territoriali.

Al linguaggio di un artista isolano contribuiscono decine di altri artisti che attraverso il web, vivono e alimentano il suo processo creativo in un brain-storming naturale.
L’artista isolano è per la prima volta nella storia, in grado di determinare il suo ruolo e la sua funzione sociale in base a precise qualità, di alimentare la sua naturale ricerca e predisposizione al pensiero diverso e combattere in autonomia il rischio di chiusura e fossilizzazione linguistica.
Il web in questo è l’ideale territorio di confronto e di scontro per dionisiache personalità creative (l’isola è il posto in Europa dove si beve e vive di più), per una arte di natura tempestosa che naturalmente lotta con le divinità di mercato.
L’esorcizzazione degli artisti nell’isola da parte della sua stessa comunità, sembra essere legata a un ancestrale relazione di equilibrio tra gli artisti e il loro territorio, come se la comunità naturalmente conviva con la loro naturale destabilizzazione.
L’artista è per sua natura destabilizzante, così destabilizzante che dal punto di vista storico, non esiste società e centro creativo, che non si sia estinto con il tempo quasi con la stessa rapidità con cui è nato.
L’isola invece sembra convivere con la sua destabilizzazione geografica destabilizzando e rendendo mobili i suoi stessi artisti.
I controlli totalitari, nelle loro aspirazioni, distruggono le anomalie artistiche e creative, l’isola sembra invece proteggerle non ostentandole e imponendole, sembra in questa maniera preservarne l’inconscio della memoria collettiva.
Questo è il rispetto dal quale partire e da preservare, con il quale relazionarsi con il politicante che dichiara amore per la sua arte e la sua cultura contribuendola a svendere.
Questo rispetto è ignorato da artisti ed addetti ai lavori, in una qualche posizione di potere selettivo, determinato dal loro status simbolico, acquisito adulando e servendo chi occupa posizioni di potere, che colpiscono e designano, a colpi di informazione e passa parola striscianti e melliflui, coloro che godono di minore influenza, questa è la negazione dei linguaggi dell’arte.

 

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