L’isola non produce offerta artistica

L’isola non produce offerta artistica

 
Mi ritrovo in pieno distanziamento sociale a sostenere come in questo momento della storia sia fondamentale sostenere Licei Artistici e Accademie di Belle Arti.
Ho sempre pensato che la pubblica economia dell’arte, sia l’unico reale tampone possibile agli interessi dei privati.
La Storia dell’Arte (che non è mai stata la storia del mercato dell’arte) è sempre stata determinata dall’economia pubblica e comune.
Senza scomodare il Rinascimento e la Firenze Medicea, pensate a come la crisi economica del 1933, vide l’allora presidente statunitense Roosevelt, lanciare un piano di sovvenzione non solo a supporto dei cittadini, ma di tutte le infrastrutture e attività produttive, il piano era il New Deal, che includeva l’ovvio sostegno alle arti e gli artisti visivi nazionali o residenti, quella dell’artista residente era considerata produzione nazionale artistica e culturale, come avviene in gran parte oggi delle nazioni dell’Unione Europea (pensate alle politiche di sostegno agli artisti tedeschi e paragonatela al nulla Italico se avete voglia di deprimervi).
Nel 1933, gli Stati Uniti d’America, assoldarono un esercito d’artisti che insegnando in scuole d’Arte, determinarono un patrimonio produttivo come Pollock, De Kooning e Jacob Lawrence.
Nel New Deal, il Federal Art Program, è stato un mecenate che commissionava agli artisti opere che mettendo a fuoco la criticità del tempo aprivano la speranza di superarla.
Nel 2020 sembra che il Covid 19 abbia paralizzato a livello politico Regionale e Nazionale, ogni istanza progettuale riguardo un Alta Formazione Artistica Cagliaritana mai nata.
Per il governo Conte bis, quello che in Europa potrebbe essere destinato a tale settore, ossia il piano next generation eu. si preferisce chiamarlo recovery fund, in una lettura del presente dove pare conterebbe soltanto garantire i ricoveri, va bene, ma dove è il futuro?
Riguardo all’arte e la cultura residente, la presidenza Solinas non mi risulta abbia sostenuto nulla che non sia la cultura nuragica o se preferite shardana, ovvio che vada difesa e tutelata come patrimonio dell’umanità la cultura nuragica, difenderla vuole dire difendere identità e memoria, ma non è fermandosi alla tutela dei nuraghe che si sostiene la cultura.
Mi pare che da sempre si faccia confusione tra industria turistica e industria culturale, il turismo non è sempre sinonimo di cultura.
Arte e cultura è la capacità di produrre e creare quello che sarà visitato tra venti, trenta e quarant’anni, non solo passato archeologico da turismo e cartoline di massa (le foto con i nuraghi alle spalle sono sempre suggestive), ma presente che sa proiettarsi nel futuro con reti di connessioni tra artisti e istituzioni.
Bisogna a questo punto della storia nazionale e regionale, prendere atto che si non può investire su tutto, e che se si deve scegliere tra sostenere mostre itineranti in questo o quel museo, in festival o fiere, in progetti di residenze artistiche intermediate dall’associazionismo, o sostenere istituzioni che formano e sostengono gli artisti, la storia dimostra che sostenere gli artisti passando per le istituzioni è un investimento che ricade sempre sulla comunità.
Finanziare mostre o eventi culturali crea domanda, ma la tragedia artistica e culturale di quest’isola è l’assenza di produzione, è la produzione che sviluppa l’offerta, è l’offerta che da pari dignità all’artista isolano rispetto all’artista dell’altrove, è l’artista che crea il contenuto, è la ricerca artistica quello che va sostenuto.
L’isola avrebbe bisogno di partire da un nuovo modello produttivo, con un capoluogo come Cagliari città metropolitana in condizione di potere porre a sistema produttivo la propria creatività traducendola in offerta.
 
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