L’ISTANZA SPIRITUALE NO GREEN PASS

NUNZIA SCHILIRO’ E IL PROBLEMA DELL’ISTANZA SPIRITUALE DEL MOVIMENTO
Nei giorni scorsi, ho letto numerose critiche volte all’indirizzo di Nunzia Schirilò.
Riguardo alle critiche strategico-politiche non voglio soffermarmici in questa sede, mentre vorrei spendere due parole in merito all’insieme di concetti e categorie di ordine spirituale e New Age che l’attualmente sospesa vicequestore ha messo in campo a corollario della sua iniziativa a Firenze.
Chi le piazze contro il green pass le frequenta e le conosce a fondo, sa benissimo che la Schilirò ha dato voce e risonanza a un’impostazione di pensiero che, in questo movimento, è diffusa a livello di massa.
Chi si prendesse la briga di fermare i partecipanti ai cortei uno per uno e di apostrofarli con la domanda “pensi che questa vicenda abbia anche implicazioni spirituali?”, probabilmente riceverebbe risposta affermativa da parte d’un manifestante su due.
Poi, altrettanto probabilmente, ben pochi saprebbero articolare un’argomentazione solida a riguardo.
Ma il dato di cui tutti devono prendere atto, volenti o nolenti, è che l’istanza spirituale rappresenta un elemento costitutivo nell’immaginario dell’attuale opposizione sociale.
Trattandosi – come nel caso della difesa del costituzionalismo o dell’avversione verso la sfera sovranazionale in ambito politico – più di consapevolezza intuitiva che di elaborazione analitica, l’istanza spirituale si presenta in modo confuso e si palesa entro le forme e gli impianti dottrinali più consolidati: specificamente, il cattolicesimo tradizionalista e per l’appunto la New Age nelle sue molteplici declinazioni che possono essere, a seconda dei casi, più mistiche oppure più esoteriche, più orientaliste oppure più gnostiche.
Personalmente, trovo che le conseguenze divisive implicate dall’istanza spiritualista, non siano dovute all’istanza in sé quanto al fatto che ciascuna dottrina spirituale si consideri “rivelata” a discapito delle altre (anche quando la Rivelazione propriamente detta non sarebbe teoricamente implicata) e quanto al fatto che molti approcci conducono dritti dalla Resistenza alla Desistenza: si sentono sovente enunciati, cioè, come “non c’è bisogno di combattere, basta vibrare positivamente“, “se combatti il nemico, pensi a lui intensamente e quindi lo rafforzi” e via desistendo.
Personalmente, sognerei una dimensione in cui fosse dato a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio: le implicazioni spirituali della fase che stiamo attraversando, infatti, non implicano in alcun modo il dover rinunciare all’analisi materialista della struttura sociale e delle sue contraddizioni; parimenti, così come in politica si contempla la molteplicità, gli uomini potrebbero sentirsi affratellati da un comune sentire rivolto al sovrasensibile e all’Assoluto, senza bisogno di sovrapporre a tale tensione narrazioni, mitologemi e intelaiature discorsive che si considerano ciascuna “più vera” delle altre.
D’altro canto, se è vero che gli spiritualisti dovrebbero lasciare all’analisi materialista lo spazio d’applicazione che a essa compete senza volercisi sovrapporre, parimenti i materialisti duri e puri dovrebbero prendere atto di alcune problematiche non più aggirabili:
1) In primo luogo, l’interdizione delle relazioni sociali e delle forme della ritualità collettiva generata dai lockdown, implica un distanziamento non solo fra gli esseri umani, ma anche fra esseri umani e cosmo circostante.
Nel momento in cui la vita diviene un imbozzolamento domestico e telematico, l’uomo cessa di percepire il mistero, smette di guardare le stelle e di chiedersi leopardianamente: “cos’è l’aria infinita e questo profondo infinito serèn?”
In altre parole, la condizione materiale di cosumatore segregato in casa, porta la coscienza umana – sia individuale che collettiva – ad allontanarsi dal cosmo naturale e circostante e, quindi, dal sacro e dal sovrasensibile.
E tutto questo ha delle implicazioni antropologico-culturali profonde, che dovrebbero interessare tutti, spiritualisti o materialisti che siano.
2) Il distanziamento sociale, inoltre, fa sì che l’altro da sé sia percepito come potenziale minaccia, che l’atto d’amore generante la vita venga visto come una pericolosa e infettante contaminazione fra corpi e fra fluidi corporei.
La vita stessa, nella sua dimensione di relazione e di scambio fra corpi, viene vista come negazione “sporca” dell’ideale di Precauzione Assoluta, come negazione d’un mondo totalmente asettico dove le forme di vita non possano più infettarsi reciprocamente.
Questo fatto, unitamente alla mascherina che limita il respiro – ovvero che limita quello che è il dispositivo di connessione pneumatica fra corporeità e sfera metafisica secondo tutte le religioni del mondo – fa sì che venga meno l’ipotesi che gli esseri viventi siano universalmente connessi e che l’intimità di questa connessione possa essere chiamata Amore.
In altre parole, il distanziamento e la telematica uccidono Dio anche solo come possibile categoria del pensiero.
Malgrado le contraddizioni e i lati oscuri nell’istanza spirituale diffusa non manchino – anzi abbondino – rimane però il fatto che uno degli aspetti che rende l’attuale opposizione sociale profondamente differente da tutti gli altri movimenti di contestazione sorti in occidente nell’era contemporanea, è proprio la compresenza fra istanza spirituale e incarnazione delle contraddizioni sociali e materiali.
La scelta è se negare tale compresenza o se, invece, valorizzarla e provare a indirizzarla.
Riccardo Paccosi
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