“Lo scendere e il salir per l’altrui scale” del Foiso Fois

Sono la preside del Liceo artistico e musicale Foiso Fois di Cagliari, una scuola complessa che 10 anni fa, quando ho iniziato la mia avventura da dirigente scolastica, disponeva di cinque plessi distribuiti su 3 diversi comuni, Cagliari (nei quartieri di Villanova, Castello, Pirri), Quartu S.Elena e Iglesias.
Totale 6 edifici.

Perché lo dico?
Per far comprendere che il Liceo vive da sempre una dimensione itinerante, come scuola diffusa, con forze di volta in volta centrifughe o centripete in ragione degli anni e delle diverse politiche scolastiche.

Il complesso lavoro del dirigente scolastico si compone per lo più di attività amministrative con compiti di direzione, gestione, organizzazione e coordinamento e valorizzazione delle cosiddette “risorse umane”, cioè di tutte le persone che animano ogni giorno la scuola e contribuiscono a renderla efficace nella sua azione didattica.

Nonostante questi 10 anni, tuttavia, non ho mai dimenticato le mie origini di docente di scuola superiore, il lavoro è cambiato ma la natura della scuola resta la stessa: istruzione, formazione e educazione nelle sue diverse accezioni restano i principi generali su cui essa di fonda.

La parola educare, sulla quale vorrei incentrare questo modesto contributo, ha un valore etimologico straordinario, deriva dal latino e-ducere cioè condurre fuori, e ha il significato contrario di ciò che pensiamo di fare durante l’atto educativo, quando riteniamo di far entrare le nostre regole, le nostre idee nella testa di chi educhiamo.

Educare vuol dire dunque far uscire fuori la propria personalità, senza modelli precostituiti per poter fare scelte e prendere decisioni con la propria testa.

Nella convinzione che fare il mio lavoro nella scuola volesse dire aprire un confronto quotidiano con tutti gli interlocutori, ragazzi e adulti, improntato sulla verità e sulla lealtà, in modo da fornire in forma non istrionica un riferimento certo con cui confrontarsi, ho concentrato il mio focus proprio su questi fondamentali principi.
Ciò che sono e ciò che so è a disposizione del mio prossimo, tanto più quando si parla di ragazzi e, nel caso più specifico, di alunni.
Ecco perché ho ritenuto doveroso togliere ogni dubbio, ogni cattivo pensiero agli studenti del Martini.

Mi dispiace infatti che, forse perché non correttamente informati, abbiano pensato anche solo per un secondo, che gli studenti del Liceo Fois pretendessero una sede che non gli appartiene.

Il bene personale non si ottiene togliendo un diritto a un altro, è così che cerco di educare i miei studenti, verità è lealtà sempre.

Non il vostro legittimo caseggiato pretendono gli studenti del Fois, non è mai emersa una tale pretesa, ma un caseggiato finalmente loro, dove possano vivere la bellissima esperienza della scuola non come dannati dell’Inferno dantesco ma in un luogo fisico dove tutti possano riconoscersi in modo stanziale almeno per cinque anni.

Cari studenti, avete giustamente riferito che la vostra prestigiosa scuola è sempre stata lì da almeno 90 anni e mai gli studenti del Martini si sono trovati fuori posto, sempre dentro la loro scuola; i vostri cugini del Fois, al contrario, hanno provato la stessa esperienza di Dante che scriveva di come sia duro “lo scendere e il salir per l’altrui scale”.

Vi invito solo a una breve riflessione perché qualcuno di voi, lo scorso anno, mi ha conosciuto come preside reggente del precedente ITC “Da Vinci-Besta” e sa che verità e lealtà sono sempre state il fondamento di qualsiasi dialogo e di qualsiasi confronto fra me e voi.

Vi invito a sgomberare ogni dubbio, quindi, circa le pretese degli studenti del Fois e vi invito a riprendere senza equivoci le vostre relazioni, nessuno vuole mandarvi via dalla vostra legittima sede di Cagliari ma sarebbe molto bello se vi uniste alle loro richieste perché tutti gli studenti di questa terra hanno gli stessi diritti ed è giusto che anche a loro, per almeno 90 anni, esattamente come è successo a coloro che in tutto questo tempo hanno frequentato il Martini, sia assicurata una sede all’interno della quale possano finalmente istruirsi, formarsi e, in una parola, educarsi esprimendo le proprie doti e imparando liberamente dal mondo che li circonda.
L’unione, non la divisione, rende forti e legittima le richieste condivise.

Ignazia Chessa

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