LO STIGMA SOCIALE E LA PRESSIONE PSICOLOGICA

LO STATO ETICO-SANITARIO: LO STIGMA SOCIALE E LA PRESSIONE PSICOLOGICA
Oggi mi è capitato di uscire di casa senza ricordarmi la mascherina.
Ho varcato il cancello di casa e mi sono incamminato per andare a prendere le sigarette alla tabaccheria dietro l’angolo, quando ho visto una donna con la mascherina e mi sono ricordato che non l’avevo dietro. L’interessante non è questo, ma i pensieri che mi si sono affollati nella testa.
Il primo è stato che quella donna mi scambiasse per un negazionista, un no vax, un ignorante.
In poche parole che nella sua mente mi riprovasse, mi disprezzasse, e non so se fosse questo pensiero o il fatto che avessi elaborato un tale pensiero a causarmi più vergogna.
Il secondo pensiero è stato che potevo prendere la multa.
Essendo io già al limite della sopravvivenza economica, l’idea di dover sborsare centinaia di euro per una semplice dimenticanza mi ha fatto correre un brivido lungo la schiena.
Ogni giorno, nel caso io dimenticassi o rompessi la mascherina, un membro delle forze dell’ordine può fermarmi e togliermi i soldi necessari per pagare l’affitto o fare la spesa, e può farlo in perfetta buona coscienza e con l’approvazione della collettività.
Il terzo pensiero è che quella donna avrebbe potuto insultarmi o umiliarmi nel mezzo della via.
Avrebbe potuto sfogare rabbia, odio e frustrazione su di me impunemente, perché a livello di etica pubblica lei avrebbe avuto ragione e io torto.
Lo avrebbe potuto fare per buoni motivi (aver perso un parente per covid o magari perché infettata in prima persona e uscitane male) o per pessimi motivi (frustrazione per la perdita del lavoro, ecc) e non avrebbe fatto alcuna differenza: la sua aggressività sarebbe stata comunque lodata come un atto di responsabilità civica.
Questi 3 pensieri hanno in comune una cosa: della mia salute personale, della salute collettiva, del covid e della pandemia non c’è traccia.
L’unica paura che ho avuto è l’essere un individuo isolato attaccabile impunemente, semplicemente perché ho dimenticato la mascherina uscendo dal cancello di casa mia.
Riflettendoci lo stato etico in fondo è primariamente questo: la paura instillata prima di tutto nell’individuo, il fargli sentire addosso in ogni momento il terrore che gli altri possano giudicarlo, denunciarlo, vessarlo per una mancanza, il farlo sentire perennemente in colpa se non controlla ogni suo atto, emozione, pensiero.
Solo secondariamente è uno stato di polizia, una forma giuridica coerente, un insieme di media che in maniera unificata danno lo stesso messaggio.
La cosa peggiore è che io sono un comunitarista, un appassionato di epistemologia della scienza, persino un pro vax e un sostenitore del green pass.
Questo però non mi rende meno pesante la sensazione che in ogni momento questo mio essere pro qualcosa vada dimostrato, e un mio semplice errore possa farmi diventare un reo.
Perché allo stato etico e ai suoi fautori non importa chi sei, cosa pensi, delle tue difficoltà economiche, psichiche o di salute: l’unico obbiettivo che si pone è di sorvegliare, conformare, punire ogni atto possa metterlo in discussione.
E poco importa se questo atto è dovuto ad una dimenticanza, ad una difficoltà momentanea o a un’opposizione ideologica.
Per lo stato etico lo sbadato e il terrosista sono la stessa cosa.
Federico Leo Renzi
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