LOCKDOWN

LOCKDOWN O DEL FASCINO INDISCRETO DI UN AUTORITARISMO SENZA IDEOLOGIA

Faccio alcune considerazioni sparse sulla notizia dei giudici che ritengono nulle le infrazioni comminate ai cittadini che hanno violato il lockdown.

1- Per instaurare e mantenere il lockdown l’esecutivo ha fatto ricorso in maniera massiccia a DPCM, strumento legistlativo emergenziale che esautora il parlamento ed esclude ogni discussione pubblica sui provvedimenti adottati.

Se questo ha creato particolari malumori ai giuristi e ai costituzionalisti (oltre che ovviamente all’opposizione), non ha creato problemi a una larga fetta della cittadinanza.

Non che questa prassi fosse inedita: l’abuso dei decreti emergenziali in Occidente (in particolare in Italia) è stata un’abitudine presa durante la lotta al terrorismo, che in Italia è stata di fatto una guerra civile mai dichiarata. La retorica del contenimento del COVID vista come una guerra alla malattia, ha pescato dal stesso immaginario e quindi dalle stessi prassi.

Il problema, non percepito dai pro lockdown, è che la guerra al terrorismo aveva la giustificazione di combattere soggetti intenti a sovvertire l’ordine democratico, mentre quella al COVID è stata dichiarata ad un virus, che non ha alcun intento di tipo militare né politico.

2- I DPCM hanno sospeso alcuni diritti costituzionali e persino alcuni diritti umani senza alcuna motivazione formalmente valida, senza generare opposizione.

Questo dimostra come l’Occidente, che per i diritti umani ha persino combattuto guerra nel resto del mondo, a casa propria tenga tanto a tali diritti da sospenderli non appena ne ha la possibilità.

L’importante è che lo faccia senza fornire alcun sostrato politico-ideologico a tale atto: se l’avesse fatto per rispettare una supposta volontà divina, o per instaurare uno stato etico (fascismo, comunismo, ecc), ci sarebbe stata una rivolta di massa.

Avendoli invece sospesi per motivi sanitari, cioè per garantire la mera sopravvivenza fisica dei propri cittadini, questo non ha generato alcun problema.

3- Da molti costituzionalisti e giudici l’obbligo al rimanere chiusi nella propria casa, è stato visto come un’estensione della pena domiciliare ad un’intera popolazione senza alcuna giustificazione di tipo giuridico.

La detenzione ai domiciliari dall’ordinamento giuridico è vista come una pena equivalente al carcere, una pena -ricordiamolo, dato che siamo Occidentali- che ha la giustificazione di rieducare il reo al rispetto delle leggi che sole rendono possibili la vita in società.

La detenzione ai domiciliari imposta durante il lockdown al contrario non ha avuto (e non poteva avere) alcun valore rieducativo, dato che è stata comminata all’intera popolazione italiana senza che questa avesse commesso alcur reato, e che tale reato fosse stato provato da alcuna corte di giustizia.

I domiciliari obbligati durante il lockdown quindi sono stati una pena comminata ad un intero popolo non per educarlo alla vita in società, ma al contrario per distruggere la possibilità di qualsiasi vita sociale e persino familiare.

Questo è stato possibile in quanto è stato fatto senza evocare alcuna pezza d’appoggio di tipo ideologico: non si vietavano le visite ai familiari perché lo stato ha preso posizione contro la famiglia, o ai runner perché il salutismo è visto come un’ideologia che mina le basi stesse dell’ideologia di stato, ma semplicemente perché l’esecutivo ha deciso che tali comportamenti minavano le possibilità di sopravvivenza del popolo italiano.

Se può esserci un opposizione politica all’idea dello stato totalitario che distrugge la famiglia, chi può opporsi ad uno stato che vuole la tua sopravvivenza?

Federico Leo Renzi

https://www.youtube.com/watch?v=TgItkJCm09c

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