LUCA MORISI: ULTRA ITALIANO

La “caduta” di Morisi contiene un messaggio evidente: tanto Draghi quanto i colonnelli leghisti sono stanchi di Salvini, e del suo perenne oscillare fra governo e opposizione.
Il regolamento dei conti interno al Carroccio per noi cittadini non è un buon segno, anzi: significa che tutti coloro che sono contrari al permanere di Draghi al governo verranno eliminati, con le buone o con le cattive.
Nella narrazione dei media mainstream se notate Draghi non arriva, appare. Non discute, ordina.
Non si siede al tavolo con i ministri e i leader di partito, li incontra per comunicargli de visu le proprie decisioni.
Questo stile narrativo, evidentemente gradito all’ex capo della BCE, ricorda da vicino quello utilizzato per i monarchi: esattamente come le teste coronate rappresentano un potere troppo alto e troppo trascendente quello dei comuni parlamentari per abbassarsi a dialogare con loro, Draghi è l’incarnazione di un potere che sta troppo oltre quello del parlamento (e del popolo che lo elegge) per essere descritto allo stesso modo degli altri cittadini italiani.

LUCA MORISI: RITRATTO DI UN ULTRA ITALIANO

Luca Morisi prima di un uomo è l’emblema di un modo d’essere italiani, e dell’esserlo con successo.
Ha saputo cavalcare cambiamenti epocali, interpretare come pochi (forse nessuno) il nuovo assetto politico nato dopo la crisi del 2008 e il governo tecnico Monti, ma soprattutto è colui che ha capito come social e politica sono ormai la medesima cosa, e sia possibile trasportare con successo le prassi dei primi nella seconda.
Il tutto scegliendo sempre il “lato oscuro della forza”, il mettere a servizio la propria abilità per generare consenso politico sfruttando le pulsioni più violente ed inconfessabili dell’elettorato italiano.
Luca Morisi nasce a Mantova nel 1973, e si laurea in filosofia con tesi sulla comunicazione in Kierkegaard.
Fino a l’altro ieri e questo e poco altro sapevamo della suo privato.
Della sua formazione politica sappiamo che inizia nelle giovanili berlusconiane, da cui si allontana per diventare il deus ex machina della comunicazione salviniana.
Quando prende in mano il personaggio Matteo Salvini, la Lega Nord è un partito allo sbando, travolto dagli scandali e da un debito verso lo stato che l’avvicina pericolosamente alla bancarotta.
I sondaggi la davano al 4%, ed erano generosi.
Morisi capisce che bisogna puntare sui social, poiché il money per le tradizionali ed estenuanti campagne elettorali vecchio stile manca.
Serve sfruttare l’algoritmo Facebook ed Instagram, social poco e male utilizzati dalla concorrenza (fatta eccezioni allora per il M5S), e serve farlo adattando gli obbiettivi politici e la struttura del partito ai social, e non viceversa.
In pochi anni l’ex dottorando in filosofia porta Salvini dal 4% al 10%, sfiorando più volte consensi attorno al 30%.
La tattica social di Morisi è semplice: prende alla lettera il termine “presidiare”, mutuato dal mondo militare e applicato con scientifica meticolosità al mondo di Fb e Instagram.
Non c’è giorno in cui Salvini non posti negli orari di punta, sfruttando il trend topic del giorno e puntando su messaggi tanto semplici quanto urtanti: la xenofobia, l’anti-intellettualismo, l’attacco a personaggi noti e meno noti dello star system progressista (Saviano, Murgia, ecc), l’essere schierato sempre e comunque dalla parte dei poveri italiani emarginati e vessati, il tutto presentato con un’estetica semplice, popolare, autoritaria.
Morisi in Salvini trova il partner perfetto: il neo eletto leader leghista si lascia plasmare come un attore scafato dal proprio regista preferito, e non mostra il minimo disagio nel cambiare più volte al giorno abito, location, opinione politica.
L’istrionismo e l’immagine di maschio alfa nato per comandare di Salvini si sposa alla perfezione con l’ombroso silenzio, il naturale mettersi in disparte, la gravità da portaborse di Morisi.
Un matrimonio politico perfetto, che si concretizza con la creazione di una macchina da guerra comunicativa che trascende i limiti della Lega, e influenza l’intero spettro dei partiti italiani, che si troveranno a dover copiare il modello Morisi riuscendo a sembrare le brutte copie dell’originale.
Dal punto di vista ideologico Morisi crea una forma di populismo inedito, che battezza “teosalvinismo”.
Federico Leo Renzi
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