“Lucine” intermittenti come il suono residente

Lucine

Uscito il pezzo natalizio Quilo dei Sa Razza.
Lucine natalizie su alberi di natale dalle tinte dark inside.
Una visione del natale che sulla spiritualità ridotta a merce e consumo stimola interessanti riflessioni.
La skit che rientra nella saga (o sagra?) di testi dell’ultimo Quilo a tratti intimista politicamente deluso ma che non ha eluso la sua naturale vocazione poetica, testi d’ultima produzione che paiono dei flash Mob sonori all’interno della scena rap, trap e a tratti trash isolana e nazionale.
Quilo prende nettamente le distanze da visioni plastificate e sintetiche del natale, visioni che nulla hanno a che fare con la spiritualità insita nella festa, natale che sembra piazzare e imporre prodotti sonori da consumare presto e subito.
Sonorità crunk di un artista che ha fatto la storia del Rap anni novanta, che non cerca successi,che è storia, un gran Maestro Accademico del Rap Italiano (vi siete mai chieste quante tesi di laurea in Italia e nell’isola hanno avuto come oggetto di studio e di ricerca la musica dei Sa Razza?).
I Sa Razza hanno sempre avuto un grande pubblico, quello dei centri sociali e della militanza anni novanta che d’allora si è mosso verso territori funk e politicamente localmente indipendentisti.
Artista che oggi come allora nei suoi testi chiama all’utopica e poetica adunata degli artisti residenti isolani, all’avanguardia di una storia dell’arte e della cultura isolana dove non è mai avvenuta una riflessione su cosa sia e debba essere un artista.
L’idea dell’arte isolana sembra oggi ancora essere fondata su un distinguo di classe, con l’artista al servizio di questo o quel potere politico o di mercato.
L’ultimo Quilo rompe le catene della servitù artistica e culturale isolana, chiama in adunata arte e artisti residenti indomiti e ribelli, dovessi sintetizzare userei proprio una rima di “Lucine”: “suoni intermittenti, arte residente.”
Il Quilo che idealmente ci guarda dalla cima dell’albero di Natale ritrae in buona sostanza la grande ipocrisia di certi artisti isolani a lui contemporanei, che nel nome del consumismo natalizio si scannano tra di loro nel nome dell mercificazione di se stessi e della propria visibilità proponendosi come dono al trend politico massmediatico imperante.
Non sarà un pezzo che avrà le stesse visualizzazioni dei trend virali, nasce per chi sa ascoltare musica e testo poetico, per chi come lui la sa sintetizzare.
La storia è una questione di piccole avanguardie che sanno che arrivare prima vuole dire aspettare chi arriverà dopo, godendosi il sottile piacere della consapevolezza di chi l’ha storia l’ha prima vissuta, compresa e poi letta, così chiaramente da materializzare futuri sempre più prossimi e presenti perché già scritti in contesti dove non tutti sanno leggere la storia, anche perché si guadagna di più a contraffarla e mistificarla.
Uscito il pezzo natalizio Quilo dei Sa Razza.
Lucine natalizie su alberi di natale dalle tinte dark inside.
Una visione del natale che sulla spiritualità ridotta a merce e consumo stimola interessanti riflessioni.
La skit che rientra nella saga (o sagra?) di testi dell’ultimo Quilo a tratti intimista politicamente deluso ma che non ha eluso la sua naturale vocazione poetica, testi d’ultima produzione che paiono dei flash Mob sonori all’interno della scena rap, trap e a tratti trash isolana e nazionale.
Quilo prende nettamente le distanze da visioni plastificate e sintetiche del natale, visioni che nulla hanno a che fare con la spiritualità insita nella festa, natale che sembra piazzare e imporre prodotti sonori da consumare presto e subito.
Sonorità crunk di un artista che ha fatto la storia del Rap anni novanta, che non cerca successi,che è storia, un gran Maestro Accademico del Rap Italiano (vi siete mai chieste quante tesi di laurea in Italia e nell’isola hanno avuto come oggetto di studio e di ricerca la musica dei Sa Razza?).
I Sa Razza hanno sempre avuto un grande pubblico, quello dei centri sociali e della militanza anni novanta che d’allora si è mosso verso territori funk e politicamente localmente indipendentisti.
Artista che oggi come allora nei suoi testi chiama all’utopica e poetica adunata degli artisti residenti isolani, all’avanguardia di una storia dell’arte e della cultura isolana dove non è mai avvenuta una riflessione su cosa sia e debba essere un artista.
L’idea dell’arte isolana sembra oggi ancora essere fondata su un distinguo di classe, con l’artista al servizio di questo o quel potere politico o di mercato.
L’ultimo Quilo rompe le catene della servitù artistica e culturale isolana, chiama in adunata arte e artisti residenti indomiti e ribelli, dovessi sintetizzare userei proprio una rima di “Lucine”: “suono intermittente, arte residente.”
Il Quilo che idealmente ci guarda dalla cima dell’albero di Natale ritrae in buona sostanza la grande ipocrisia di certi artisti isolani a lui contemporanei, che nel nome del consumismo natalizio si scannano tra di loro nel nome dell mercificazione di se stessi e della propria visibilità proponendosi come dono al trend politico massmediatico imperante.
Non sarà un pezzo che avrà le stesse visualizzazioni dei trend virali, nasce per chi sa ascoltare musica e testo poetico, per chi come lui la sa sintetizzare.
La storia è una questione di piccole avanguardie che sanno che arrivare prima vuole dire aspettare chi arriverà dopo, godendosi il sottile piacere della consapevolezza di chi l’ha storia l’ha prima vissuta, compresa e poi letta, così chiaramente da materializzare futuri sempre più prossimi e presenti perché già scritti in contesti dove non tutti sanno leggere la storia, anche perché si guadagna di più a contraffarla e mistificarla.

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