lucis vulcanico

Quell’incisivo segno che viene da lontano.

Breve messa a fuoco sull’Artista vesuviano Prisco De Vivo.

Prisco De Vivo è un’artista che è nato a san Giuseppe Vesuviano 47 anni fa, un pittore, scultore, poeta

e designer che da anni si è distinto per la sua forza espressiva.

Uno dei veri ed ultimi post /espressionisti italiani, residente nella Bassa Irpina da alcuni anni dove proprio

a Quadrelle (AV) nel territorio boschivo di Vallelonga ha aperto il suo atelier Lucis (Art/Studio Gallery)

(Spazio del contagio e della contaminazione).

Le sue opere nel tempo sono state apprezzate dai maggiori critici e storici dell’arte, filosofi, poeti e scrittori

non solo italiani; fra questi vanno sicuramente annoverati Gillo Dorfles, Janus, Mario de Micheli, Manlio

Sgalambro, David Ross, Gustav Krefeld, Maurizio Cucchi per fare qualche nome.

I suoi disegni come tutte le sue installazioni o sculture sono il frutto di una ricerca che viene da lontano,

il suo stesso segno ha radici lontane: Tedesche, Viennesi o addirittura Norvegesi, il suo indagare sull’uomo

sulla parte più oscura e dolorosa della sua esistenza ,ormai è più che ventennale.

La sua pittura è sospesa fra la decadenza e la vitalità, una visione assolutamente intima e surreale.

Tutto quello che ha fatto e sta facendo ha un respiro sicuramente internazionale.

Artista polivalente e multidisciplinare tende quasi sempre a mettere in gioco le sue competenze, a

sperimentare forme e colori come un novello artista.

Riguardando le sue opere mi è venuto in mente un libro che non sono mai riuscito a leggere “Viaggio

al termine della notte” di Ferdinand Celine, dove l’autore parla di un personaggio autobiografico

“Ferdinand Bardanu” (giovane milite) che nel periodo della prima guerra mondiale passa dall’Africa

coloniale agli Stati Uniti per poi approdare infine a Parigi dove giunge l’epilogo e la resurrezione

della sua tormentata esistenza.

Proprio quel viaggio oscuro del grande scrittore francese, nell’opera di Prisco de Vivo diventa metafora infinita.

Il concetto “termine”, quel termine che è vicino fino in fondo a tutta l’opera di Prisco de Vivo “Pittore

terminale” dopo le avanguardie come ironicamente ama lui stesso definirsi.

Oggi si può notare che la sua attuale ricerca come nel ciclo di opere dal titolo ”Affondo Celeste” è

orientata alla luce, all’oro della salvezza, dal bruno bituminoso della terra che ben si conosceva delle sue

opere, l’artista affronta l’azzurro cobalto del cielo.

Se Andy Warhol negli anni settanta diceva “dopo la Pop Art non si guarderà più la realtà allo stesso modo”

così sicuramente sarà anche per Prisco de Vivo in quanto dopo la sua pittura ed il suo post/espressionismo

le cose verranno viste da un’angolazione diversa, estremamente interiore.

Michele Franzese

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