Lui può dire di averci provato davvero.

Condannato con sentenze passate in giudicato per quattro omicidi, per insurrezione armata e associazione sovversiva.
Lo sconfitto politico è condannato dagli Dei della storia all’esilio e alla galera, il vincitore lo bracca con la bava alla bocca e usa tutte le armi e i poteri mediatici per costruire intorno allo sconfitto il marchio del delinquente comune.
Per fortuna in Italia esiste la magistratura che spesso restituisce verità ai processi storici.
La magistratura italiana sancisce con condanna passata in giudicato la fattispecie dell’insurrezione armata.

Quando lui insorgeva ero poco più che un adolescente, non avevo la possibilità di schierarmi con lui o con i limpidi e “costituzionali” comunisti togliattiani come mio padre.
Ma già da allora mi ponevo forti dubbi: il caso mi portò a conoscere personaggi della lotta armata cagliaritana la cui “purezza” e rettitudine suscitarono un certo fascino su di me, anche se scelsi mio padre.
Oggi alla fine, dopo trentacinque anni, a giochi fatti e carte scoperte, non posso che concedergli l’onore delle armi e il rispetto.
Lui può dire di averci provato davvero.
In ogni caso un gigante rispetto al ministro Orlando che lo bracca, con la bava alla bocca, affermando «Deve scontare la pena in Italia per restituire in parte ciò che è stato inflitto alle vittime del terrorismo» affermandolo tra un selfie e l’altro dei suoi occhi azzurri che bagnano le patate delle donnette postmoderne.
Si può essere d’accordo o no ma di certo (e per imprimatur della magistratura) è stato un vero, autentico rivoluzionario, razza estinta e obsoleta in tempi di mezzi scemi che combattono contro la statua di Carlo Felice.
Antonio Musa Bottero

 

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