Ma Balò sogna pecore elettriche?

Durante una notte inutile 

incontro capitan al varo

il trafficante spaziale 

che sa tutto di letteratura, alcolici e dolore

mi sonda psichicamente 

e quando dice che devo darmi una mossa

sono già un altro

Roberto Balò, Panta rei, Saga, 2019

Ieri sera a Cagliari, al May Mask di via Giardini 149/a, il poeta e francesista fiorentino Roberto Balò, insieme a Joe Perrino, ha presentato Saga, la sua ultima raccolta di poesie, composte in vent’anni di di attività (1999 – 2019), che narrano, sul filo del tempo, l’epopea in versi di un uomo senza tempo, un  blade runner cacciatore (e divoratore) di mostri sacri della letteratura, da Omero a Philip K. Dick, da Luciano di Samosata ad Isaac Asimov. Il risultato di questa caccia incalzante, ossessiva e insaziabile sono le poesie del volume, che, come scrive Massimo Acciai Baggiani nella presentazione, costituiscono una vera e propria saga fantascientifica, che racconta la storia di un viaggio, divisa, come l’Iliade e l’Odissea, in due parti, Saga e Preludio a Saga, in cui il protagonista si muove in scenari notturni di  solitudine senza speranza, come nei dipinti di Edward Hopper, alla ricerca del senso dell’esistenza che resterà  – inesorabilmente – inevasa. C’è il pessimismo cosmico di Leopardi e c’è Montale, immobile/ insensibile/ imprigionato nello stampo del mio corpo/inutile come un idolo/ incapace ormai di contribuire/ all’eterna lotta/ tra il dare e l’avere scrive Balò in Simulacro, e c’è Bukowski: una sera al rex bistrot/ti vedo appoggiata al bancone/ e come nei videofilm/ ti offro da bere/ dici che vieni/ dall’ammasso globulare di ercole/ infatti sei rotonda e brillante/ più splendente ai bordi/ hai una velocità radiale tripla/ e ben presto ci ritroviamo/ a esplorarci a vicenda (atlante celeste). Ci sono l’eros e il pop che si fondono, come scrive Elisa Biagini nella sua prefazione, intitolata Interspazio lirico, il cui esordio è che Nessuno è in viaggio, giocando con  il doppio senso di Nessuno/Ulisse, ma anche con la sensazione che resta, alla fine della lettura del libro, che sia un viaggio da fermi, o un viaggio che porta in nessun luogo, un nessun luogo che somiglia però al Nowhere di William Morris, il sogno di una società in cui non esiste la proprietà privata, l’autorità, la mercatocrazia, le prigioni, la divisione in classi, che forse combacia con il desiderio inespresso di Roberto Balò, divenendo il suo convitato di pietra, l’innominato del libro, il suo opposto, talmente prezioso e urgente da essere messo in cassaforte sotto tripla mandata: il sogno dell’immersione nella natura, nella sua bellezza, mano nella mano con la propria Eva. Dove il sangue da verde ritorna rosso, in attesa del prossimo serpente.

Chetti Ghisu

Roberto Balò, Saga, 2019, Porto Seguro Editore, 12,90 euro

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