MAC O MAS? Gli addetti ai lavori rispondono!

L’interessante dibattito, sviluppato da Fabio Acca via social network, su cosa debba essere un Museo d’Arte Contemporanea a dimensione Cagliari Città Metropolitana, non accenna a spegnersi, abbiamo raccolto le opinioni e i pareri di autorevoli addetti ai lavori, che hanno fatto dell’arte contemporanea la loro ragion d’essere, per tenere presente tutti i diversi posizionamenti e consegnarli a futura memoria, una cosa è innegabile:

Cagliari necessita di un Museo d’Arte Contemporanea, come di un Palazzo Pubblico delle Arti e anche (lo diciamo e sosteniamo da sempre) di un’Accademia di Belle Arti, buona lettura:

MAC O MAS?


 

 

“Devo dire che mi hai messa in crisi, rifletterò senz’altro anche sul mio concetto di contemporaneità in teatro, anche se qui si parla di arti figurative è un bello spunto.

Se non ci si interroga si muore di false convinzioni.

Sabrina Barlini


“Penso che proprio per la sua intrinseca caratteristica, nessuna contemporaneità potrà trovare mai l’accordo dei coevi sul fatto che li rappresenti.

Per il semplice fatto che siamo portati a sopravvalutare per empatia o sentimento politico la portata di alcuni segni su altri.

Per ciascuno di noi esistono gerarchie semiotiche, più o meno condivise, più o meno condivisibili, che andando poco oltre alcuni nomi di maggior vulgata, si trova subito di fronte a un tema di enorme soggettività e arbitrarietà della scelta.

Dunque lavarsi le mani della faccenda?

O proporre invece un’antologia del contemporaneo possibile e lanciare dei percorsi formativi su quello che il museo, ad esempio, NON ESPONE?

Ecco, questa per esempio potrebbe essere un’idea?

Ditelo voi, io ho mangiato dall’indiano e fra aglio e curry sto avendo un post prandiale complesso.

Magari è una genialata, magari na strunzata, ma è contemporanea.”

Renzo Fracabandera


“Il museo è un paradosso; teoricamente dovrebbe valorizzare l’arte ma nella realtà ne impedisce la possibilità di esistere.

Mi riferisco a tutti i musei!

Un giorno faranno i musei dei musei, oppure butteranno tutto perché non si può vivere in un passato asfissiante.

Col passato non ci si può confrontare.

Non si può dialogare coi morti.

La storia è giusto conoscerla per imparare non per crearne un mito.

Se gli artisti viventi non sono importanti non lo sono neanche quelli del passato e viceversa.

Non credo nell’arte pubblica, credo nella scuola fatta da insegnanti capaci di trasmettere un sapere che è anche saper fare.

Non credo nell’educazione, preferisco gli esempi, e sarebbe inutile dirlo, ma non si può conservare tutto.

I musei hanno dei direttori, hanno uno stipendio per fare i direttori, decidano loro.

A me non piacciono e non ci vado, perché ho studiato abbastanza a parer mio; quelli che gradiscono sono accontentati.”

Giovanni Manunta Pastorello


“Quindi il punto sarebbe la denuncia del passatismo, che, seguendo una logica estrema, porterebbe non ai roghi dei libri, ma alla distruzione di, che so…, Retabli al pari della Madre dell’ucciso passando dalla Madonna del Granduca e simili.

Oppure cosa?

Decidere d’imperio cosa è contemporaneo.

Preferisco la ricerca di dialogo tra i tempi e i linguaggi intrapresa con il solito coraggio leonino da Cristiana Collu al GAM, credere che noi tutti – per tanti solo saltimbanchi carini – siamo al servizio del racconto ininterrotto che inizia dagli albori della storia del mondo, che NULLA è meno inutile o morto del passato, neanche o tantomeno la piccola storia dell’arte provinciale con le sue molte ombre e chiusure.

I Musei servono, per documentare, raccontare e distaccarsi dai modelli anche se la loro strategia espositiva e compositiva può variare.

Noi stessi siamo passato che cammina, che ci piaccia oppure no, che riconosciamo il nostro debito con ciò che ci ha preceduti o meno.

I Musei dei Musei esistono già in archivistica, per fortuna, perché l’azzeramento di tutto non ci porterebbe a un neo-Eden, ma solo al livello emozionale e culturale de “il signore delle mosche” o di “La peste rossa” ( di Jack London) e, naturalmente, di “Farhenheit 451”.

Noi tutti abbiamo bisogno di “banchi di memoria esterni” da cui attingere, perché sono radici forti e semi senza i quali non esiste possibilità di crescita e di elaborazione critica.

Non solo per noi “che sappiamo” (cosa e quanto in realtà e in rapporto a chi? Crederci dio in Terra è pratica tediosa e sterile ) ma per il resto della comunità umana.

Un abominio.

Ampiamente praticato da tutti coloro che vogliono generare schiavi.”

Rossana Corti


“Ben poco si conosce l arte contemporanea in Sardegna, per colpa di chi distorce le informazioni aprofittando dell’ignoranza generale.

Dove si trovano le scuole?

L’ Accademia di Cagliari?

Dove la vedi Kusama o altri grandi artisti Contemporanei?

A Cagliari o fuori dalla Sardegna?

La Sardegna protegge solo il passato.

Se non citi il folclore non vieni considerato un artista.

Identità è la loro parola chiave.

Intanto emigriamo perche non se ne puo piu di manipolazione e ignoranza.

Adoro vedere le opere di altri artisti. A

Cagliari ne abbiamo bisogno.

Come nutrire la nostra conoscenza se non guardiamo o ascoltiamo altri artisti ?

Un bello spazio per l’arte contemporanea sarebbe un sogno”

Elisabetta Saiu “Liz”


“Sto riflettendo molto sui contenuti di questo post e mi fa piacere essere invitata a prendere parte in questione.

Ritengo che, pur condividendo gran parte dei punti esposti, per me un museo di arte contemporanea è un museo dell’ADESSO: ancora una volta, almeno così mi pare, si evidenzierà, con un museo costruito come sopra detto, l’incapacità di vivere e sostenere il presente, a scapito di chi nell’arte contemporanea ha creduto e ha cercato di operare nell’isola (temo sempre più inutilmente).

I nomi riportati sono certamente di gran rilievo ma, altrettanto certamente, rivolti a un passato, seppur prossimo e glorioso, ma passato.

Temo che collezioni costruite così siamo già imbalsamate, lontane da qualsiasi possibilità di movimento, vessillo solo di chi ha bisogno di edificare eroi per non essere considerato un re troppo nudo.

I risultati nel nostro campo sono gemelli siamesi degli altri settori: la Sardegna è naufraga tutta e chi l’ha governata e governa non le neppure voluto dare una fisionomia viva, che quattro sagre e due balletti folk sono ottime brioches per il popolo bue.

Josephine Sassu


“Come credo di aver ribadito diverse volte, la polemica MAC non è argomento che mi interessa toccare.

Trovo queste delle sterili polemiche che non creano nulla di buono e positivo.

Ma per quanto riguarda l’arte contemporanea in Sardegna mi sento di intervenire in quanto la mia tesi di laurea magistrale verterà proprio su questa problematica.

Da anni gli studiosi creano dibattito su questo argomento e se si è interessati posso, molto volentieri, mandare una bibliografia a mio parere essenziale per capire di cosa si sta parlando.

Se fino al 1957/58 in Sardegna si dipingevano temi a sfondo folkloristico c’è un motivo storico, e non si può buttare al rogo 60 anni di storia dell’arte sarda perché a noi “non piace”.

Chiudo con un aneddoto:

Una mia docente una volta mi disse che odiava profondamente un artista. Non lo capiva e non capiva come potesse avere tutto questo successo. Allora ha iniziato a studiarlo ed è diventata un’esperta di questo artista. Ora continua ad odiarlo, ma almeno, disse lei, sa argomentare il perché.”

Giulia Messori


 

“Sono d’accordo con Fabio Acca, per le ragioni che hai esposto:

Proprio per quelle stesse ragioni nel1958 (allora eravamo i giovani), ci siamo battuti.

I risultati ? Sono sotto gli occhi di tutti…”

Rosanna Rossi


“A Cagliari esiste quella che oggi viene finalmente chiamata ”Collezione Ugo”,  che fu creata ormai 50 anni fa raccogliendo, come forse saprete, alcuni dei nomi più importanti della ricerca artistica nazionale e internazionale degli anni 60 e 70.

Una collezione “fatta fuori” in senso letterale, visto la sua scomparsa ventennale, e quella definitiva di alcune importanti opere di carattere installativo, per dare spazio alla attuale collezione del 900 presente nella galleria comunale d’arte; anche, secondo il mio parere, perché la cittadinanza in fondo non aveva mai accettato una proposta culturale così slegata da ogni riferimento identitario e tradizionale, concentrata esclusivamente ai valori della ricerca sul linguaggio dell’arte di quegli anni.

Dopo molti anni, e con grande fatica, siamo riusciti a riportare alla luce quel progetto che prevedeva anche un continuo aggiornamento per documentare lo sviluppo dei linguaggi dell’arte.

Quella collezione era la risposta a un dibattito di alcuni decenni che dagli anni cinquanta, si svolgeva in sardegna per una modernizzazione della cultura isolana sempre bloccata dentro schemi di tradizione folkloristica. Bisogna dire che quel progetto, che creava un importante ponte tra la Sardegna e il resto del mondo artistico, mettendo anche a confronto il meglio della ricerca regionale con quella piu avanzata internazionale, è stato interrotto e distrutto ma addirittura cancellato dalla memoria storica della città.

Oggi appunto se ne sta riparlando e credo che almeno in un dibattito come questo dovrebbe essere ricordato per non dire che dovrebbe essere preso come punto di riferimento.

Cagliari relativamente a qualsiasi discorso museale sull’arte contemporanea deve ricominciare da dove il progetto della collezione Ugo era stato interrotto.

Un progetto che nasceva da un dibattito e una precisa necessità culturale sul contemporaneo che in Sardegna si stava sviluppando dal dopoguerra. Aver riportato alla luce quella collezione ha senso solo se la si farà rivivere dandole una continuità e non lasciandola mummificare, in una storia che ha rappresentato moltissimo per la cultura sarda, ma che poi è stata interrotta e cancellata per una serie di gravi errori di cui si potrebbero fare anche i nomi e cognomi dei responsabili che hanno commesso tali errori. Ma adesso non ci interessa accusare nessuno.

Quello che è importante è riprendere in mano quel progetto che già 50 anni fa rappresentava una punta molto avanti nella concezione di un museo d’arte contemporanea e che ancora oggi contiene delle potenzialità che non dovrebbero essere ignorate o abbandonate.

La collezione Ugo fu il risultato di un dibattito che durava da alcuni decenni.

Fu una prima risposta chiara e decisa che si scrollava dalle spalle tutto un bagaglio folklorìstico che pesava nella cultura sarda, non era il capriccio di un collezionista che per sua generosità o per suoi altri interessi personali donava alla cittadinanza.

La scelta degli artisti e l’impostazione museale nascevano da quel dibattito e dalla relazione con l’ambiente culturale nazionale, non erano il frutto del gusto di una persona.

Per questo ritengo che oggi un progetto museale debba incastrarsi o riprendere quei valori elaborati da artisti, critici, intellettuali, che lavorarono e lottarono per portare l’arte contemporanea in Sardegna”

Andrea Nurcis


“Credo che una delle caratteristiche più evidenti della contemporaneità, sia quella di sfuggire alle catalogazioni.

Per questo motivo non mi trovo molto nell’elenco dei criteri che cercano di definire il concetto di contemporaneo.

Né mi trovo nella prassi delle graduatorie dei primi dieci, primi cento ecc. forse più utile in altri campi.

Si potrebbe cercare di allargare il concetto di contemporaneità che troppo spesso viene identificato con l’attività svolta dagli artisti delle ultimissime generazioni.

Per me artisti come Tonino Casula (uno dei nostri decani) rappresentano a pieno titolo la ricerca contemporanea, certo condotta con uno sguardo diverso da quello dei giovanissimi.

Per il resto penso che un museo di arte contemporanea acquisti senso, se accanto alla cura delle collezioni permanenti svolga anche un’attività di mostre temporanee, attraverso le quali aggiornare la collezione, naturalmente con un’attenzione particolare rivolta alla ricerca di base più che alle tendenze del mercato.

Diciamo che condizione essenziale per essere considerati contemporanei è quella di essere vivi, cioè di non aver già consegnato definitivamente il proprio lavoro alla storia, ma di avere ancora qualcosa da dire.

Credo che sia importante che vengano usati dei metodi di ricerca storiografica capaci di dilatare l’attuale concezione di contemporaneità, sopratutto di affrancarla dai legami con un sistema dell’arte tutto teso alla reificazione.

Rendiamoci anche conto che questo nostro rimane un confronto teorico. Se chi ha il compito di sostenere materialmente lo sviluppo e la conservazione della nostra cultura non ci mette un euro (si preferisce investire in vacue spettacolarizzazioni delle quali non rimarrà traccia alcuna, se non forse qualche spicciolo proveniente dalla biglietteria e un po di ritorno di immagine per gli amministratori), alle gestioni dei musei non resta altro che cercare di difendere ciò che hanno.

Serve cioè una politica culturale assolutamente diversa da quella portata avanti fino ad ora, che capisca che l’investimento nel contemporaneo rappresenta la creazione del patrimonio storico del futuro.”

Igino Panzino


“Biasi è stata una non riuscita speculazione della famiglie borghesi soprattutto Sassaresi azioniste del banco di Sardegna, le stesse che hanno fallito anche negli investimenti sugli artisti locali.

Non hanno mano buona.

Il Museo conserva; come ci insegnò il primo grande direttore del Museo d’Alessandria, tale Tolomeo, e dove intorno alle sue mura gli scribi traducevano il greco, dove si trascrivevano mappe geografiche ma soprattutto si incontravano le migliori menti dell’età ellenistica; dove tra studi, filosofiche passeggiate si parlava del passato da conservare e il futuro da creare salvo poi far scoppiare liti e contenziosi per la naturale capacità dell’artista all’invidia e alla lite.

Tanto per dire che l’uomo è sempre uomo da millenni, e così è l’artista essendo uomo prima di ogni cosa.

Oggi in tutti i paesi del mondo “civilizzato” i musei sono luoghi dove non si conserva solamente, ma si produce.

Poi che la produzione della conserva sia venuta buona o contiene botulino; o che la sperimentazione di apertura diventa folklore e non creazione non so, ma questa rimane, solo una riflessione a voce alta…

Prendiamo questi critici e storici ad uno ad uno e mettiamoli alla graticola.

Critichiamo nel bene e nel male il loro fare come un critico e come storico che analizza l artista vivo o che fanno autopsia a quello morto.

Gli errori in Sardegna sono molteplici e trasversali, iniziamo una penosa ma doverosa autocritica , senza l obbligo di guardare poi la corazzata Potemkin.

Certo che anche l “artista” qui ha una grande responsabilità.”

Leonardo Boscani


“Che definizione si da oggi alla parola “Museo” e che ruolo svolge oggi un Museo?

Cosa cerchiamo oggi in un “Museo”?

Mi piace pensarli come punti d’incontro di sensibilità, contemporanea o no, l’arte resta Arte in qualsiasi epoca, non sempre si presta alla classificazione, non dovrebbe, forse…, le mie solo riflessioni a voce alta…”.

Fabiola Ledda


 

 

 

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