MAC? Un salto indietro nel tempo!

MAC O MAS? Gli addetti ai lavori rispondono!

 

In queste giornate di dibattito intorno alle questioni che riguardano, per la città di Cagliari, i temi del “contemporaneo”, riflettevo sul tema dell’ambizione.

Immediatamente mi è tornato in mente il Betile, lo straordinario progetto di Zaha Hadid del 2005 che avrebbe dotato la città di un tanto concreto quanto avveniristico “Museo per l’Arte Nuragica e Contemporanea” e di un profilo internazionale.

Progetto che, come sappiamo, si arenò tra mille polemiche e faide politico-amministrative.

Solo la struttura del Betile lasciava presagire infinite possibilità progettuali, a partire da una concezione quasi “liquida” degli spazi e da una proiezione di intenti volta alla valorizzazione in chiave contemporanea delle radici culturali (e cultuali) dell’arte sarda.

E sono sicuro che l’enfasi architettonica di un museo come “spazio”, di per sé già comunque un’opera d’arte, sarebbe potuta essere mitigata e rilanciata dall’individuazione di un responsabile “illuminato”, all’altezza della situazione, capace di elaborare strategie curatoriali per la città in chiave non solo espositiva.

Insomma, in altre parole, perché una città come Valencia, per molti versi simile a Cagliari, può avere una Città delle Arti e delle Scienze come quella progettata da Calatrava, e noi no?

Oggi quell’idea del Betile, magari ridiscussa e in ogni caso così felicemente ambiziosa, che avrebbe dato probabilmente una risposta a quanto di meglio sta accadendo nella città reale degli ultimi anni, si infrange nel ben più modesto MAC, riportandoci tragicamente indietro di tanti anni.

E soprattutto abdicando alla sfida visionaria che ogni sana ambizione comporta.

Fabio Acca


Uno spunto fondamentale.

La risposta alla domanda dell’articolato intervento, potrebbe essere che ogni tipo di architettura pubblica è immagine della natura culturale del popolo che la esprime.

A Valencia la città delle Arti rappresenta lo spirito innovativo e rivolto al futuro della popolazione valenciana e spagnola in generale.

Il blocco del progetto del betile rispecchia pienamente la nostra cultura di popolo fermo e contrario a qualsiasi innovazione prospettica verso il futuro!

Gianluca Floris, presidente del Conservatorio di Cagliari


A me il progetto del Betile piaceva, anche se presupponeva un linguaggio architettonico che nel tempo sarebbe potuto apparire datato, del resto va bene che le architetture possano apparire datate.

Tutte le cose prodotte dagli umani si portano con se lo “zeitgeist” o spirito del tempo.

Purtroppo il progetto non è stato più preso in considerazione con l’arrivo della nuova amministrazione regionale presieduta da Cappellacci…eh si!

Perché la proposta apparteneva alla precedente amministrazione politica quindi per definizione non doveva essere approvata.

Purtroppo le cose funzionano in questo modo, si antepone la logica del “non è una mia proposta” senza riconoscere obiettivamente l’importanza e il valore che può dare alla collettività.

Così dicasi per il Festarch, miseramente cancellato, perché anche quello, non apparteneva a quell’interesse politico.

Alessandro Iskandar Artizzu

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