Manu Invisible e Alessio Cabras, viaggio nei Balcani Di Marco Peri

Manu Invisible e Alessio Cabras, viaggio nei Balcani Di Marco Peri

“L’artista Manu Invisible accompagnato dal fotografo Alessio Cabras ha compiuto un viaggio nelle terre dei Balcani che negli anni ‘90 sono state territorio dello scontro crudele e feroce della guerra.”

L’artista Manu Invisible accompagnato dal fotografo Alessio Cabras ha compiuto un viaggio nelle terre dei Balcani che negli anni ‘90 sono state territorio dello scontro crudele e feroce della guerra.

Un progetto di ricerca artistica per vivere la realtà di un paese in cambiamento che ha superato il dramma della guerra ma che ancora ne conserva le tracce.

Per i due giovani artisti questo viaggio significa sopratutto mettersi in ascolto, osservare per conoscere e cercare capire.

“L’artista Manu Invisible accompagnato dal fotografo Alessio Cabras ha compiuto un viaggio nelle terre dei Balcani che negli anni ‘90 sono state territorio dello scontro crudele e feroce della guerra”.

Il viaggio comincia a Sarajevo ma è Srebrenica la loro meta, la piccola città di confine e di contrasti, immersa in un territorio montuoso di grande fascino naturalistico ma segnato indelebilmente nella memoria collettiva dal doloroso ricordo del massacro del 1995 quando fu teatro del peggiore genocidio dopo la seconda guerra mondiale.

Srebrenica fino agli anni 90 è stata un territorio di benessere con circa 40mila abitanti ma ha subito un forte spopolamento durante la guerra e anche più di recente quando molti giovani hanno deciso di emigrare in cerca di fortuna. Oggi Srebrenica è un luogo che cerca riscatto con la volontà di guardare oltre.

“Srebrenica fino agli anni 90 è stata un territorio di benessere con circa 40mila abitanti ma ha subito un forte spopolamento durante la guerra e anche più di recente quando molti giovani hanno deciso di emigrare in cerca di fortuna. Oggi Srebrenica è un luogo che cerca riscatto con la volontà di guardare oltre”.

La città che si presenta ai due artisti è un luogo popolato da gente di buona volontà, ci sono tanti giovani che resistono e che sognano di far crescere qua i propri figli.

La rete di contatti costruita dall’Italia da Alessio Cabras e Manu Invisible prima della partenza è un ponte per interagire con la comunità locale.

La loro permanenza a Srebrenica è costellata di scoperte e d’incontri, primo fra tutti quello con Irvin Mujčić che li ha accolti nella sua casa e accompagnati alla scoperta della città e delle sue contraddizioni rispondendo a tutti i loro interrogativi e curiosità.

“Irvin è un giovane brillante che ha ideato un progetto ambizioso per la sua comunità, sta coinvolgendo le comunità che abitano nei piccoli villaggi intorno a Srebrenica per recuperare alcuni edifici abbandonati e segnati dalla guerra per trasformarli in strutture ricettive diffuse che possano accogliere un nuovo turismo.”

Irvin è un giovane brillante che ha ideato un progetto ambizioso per la sua comunità, sta coinvolgendo le comunità che abitano nei piccoli villaggi intorno a Srebrenica per recuperare alcuni edifici abbandonati e segnati dalla guerra per trasformarli in strutture ricettive diffuse che possano accogliere un nuovo turismo.

Non più quello macabro di chi arriva a Srebrenica per osservare gli sfregi della guerra ma un turismo più “consapevole” che ricerca nella natura e nella storia il suo principale motivo d’interesse. Srebrenica infatti si trova in una zona montuosa, il suo nome significa “miniera d’argento”, il paesaggio rurale nel quale è immersa è dominato dal verde delle campagne e dei boschi, un verde con così tante sfumature da procurare meraviglia.

Le opere: In un muro che costeggia una delle principali vie di collegamento nel centro di Srebrenica, simbolicamente nei pressi di una scuola elementare, l’opera che Manu Invisible ha regalato alla città di si presenta con un messaggio essenziale e profondo.

L’opera si staglia in due blocchi di lettere cubitali spezzati da una diagonale, due blocchi che si rimettono insieme per dare senso alla parola “CBИJEST.” Si legge “SVIJEST” che in serbo/bosniaco significa “consapevolezza”.

Il lettering di dimensioni imponenti comincia con i caratteri cirillici della lingua serba ma il testo continua in caratteri occidentali.

“L’opera si staglia in due blocchi di lettere cubitali spezzati da una diagonale, due blocchi che si rimettono insieme per dare senso alla parola “CBИJEST.” Si legge “SVIJEST” che in serbo/bosniaco significa “consapevolezza”. Il lettering di dimensioni imponenti comincia con i caratteri cirillici della lingua serba ma il testo continua in caratteri occidentali.”

Un doppio alfabeto per la stessa parola, uno standard comune in questo territorio dove le lingue si mescolano, ma anche un messaggio che parla della necessità di dialogo.

La frattura diagonale con cui il testo è diviso è la metafora della storia della comunità spezzata dalla guerra.

Due parti che si riuniscono, il senso della parola non può non far pensare alla storia recente, alle memorie di questi luoghi, ma è anche uno sguardo al tempo presente e più di tutto un auspicio per il futuro.

C’è la consapevolezza dell’esperienza che il conflitto ha lasciato nella comunità e accanto la consapevolezza che può esserci un altro avvenire, anche grazie a tanti giovani come Irvin che lavorano per realizzare uno sviluppo sostenibile e consapevole per il turismo di questo territorio.

Il murale testuale realizzato da Manu Invisible, già di per sé di grande impatto comunicativo, si carica di nuovi sensi grazie all’intervento pittorico che dà corpo alle lettere.

L’artista ha trovato nella storia della comunità e nel territorio l’ispirazione per questo intervento.

La scala cromatica dell’intero lavoro si ispira alla natura circostante, al rigoglioso verde delle campagne intorno alla città e rappresenta un omaggio alla nuova attitudine turistica che il territorio vuole per sé.

Si riconosce all’interno della parola CBИJES il paesaggio lungo il fiume Drina, il confine naturale che divide la Bosnia Erzegovina dalla Serbia.

Le sponde del fiume sono il limite naturale tra due popolazioni, ma anche la soglia che le unisce.

Mentre Manu Invisible è all’opera, Alessio Cabras documenta ogni azione e raccoglie nuove immagini per un progetto fotografico sui giovani abitanti di questo luogo.

Durante la realizzazione del grande intervento murale la presenza degli artisti nella piccola comunità di Srebenica non passa inosservata e sono in tanti che si avvicinano per conoscere e per seguire da vicino il processo d’esecuzione dell’opera.

Il viavai quotidiano che la presenza degli artisti suscita nella comunità diventa un’occasione per incontrare più intensamente alcuni degli abitanti di Srebrenica e conoscere le loro storie attraverso l’obiettivo fotografico di Alessio Cabras.

“Il viavai quotidiano che la presenza degli artisti suscita nella comunità diventa un’occasione per incontrare più intensamente alcuni degli abitanti di Srebrenica e conoscere le loro storie attraverso l’obiettivo fotografico di Alessio Cabras.”

Il murale nei pressi della scuola non è l’unica opera realizzata da Manu Invisible per Srebrenica, un secondo lavoro domina dall’alto la parte più vecchia della città e si affaccia verso la nuova moschea che sorge sulle fondamenta di una più antica oggi distrutta. Un intervento di grande impatto visivo, dipinto su un muro di mattoni di una costruzione mai abitata, che recita semplicemente la parola “DIALOGUE”.

“Un secondo lavoro domina dall’alto la parte più vecchia della città e si affaccia verso la nuova moschea che sorge sulle fondamenta di una più antica oggi distrutta. Un intervento di grande impatto visivo, dipinto su un muro di mattoni di una costruzione mai abitata, che recita semplicemente la parola “DIALOGUE””.

Dialogo.

L’artista con il suo stile inconfondibile combina il lettering con aspetti pittorici creando un’unione dei principali simboli religiosi all’interno della parola stessa.

Il risultato è un efficace metafora per un tema più che mai attuale nel nostro tempo dominato dai contrasti religiosi.

Il dialogo infatti è la principale possibilità per superare e risolvere positivamente ogni conflitto.

L’artista utilizza il linguaggio essenziale della parola, ed alcune lettere si trasformano in simboli per caricare di potenza comunicativa il messaggio.

Alcune lettere della parola “dialogue” diventano la croce, la stella di Davide e la mezza luna che coesistono insieme nella parola DIALOGUE.

“Il dialogo infatti è la principale possibilità per superare e risolvere positivamente ogni conflitto. L’artista utilizza il linguaggio essenziale della parola, ed alcune lettere si trasformano in simboli per caricare di potenza comunicativa il messaggio. Alcune lettere della parola “dialogue” diventano la croce, la stella di Davide e la mezza luna che coesistono insieme nella parola DIALOGUE.”

L’undici luglio ricorre l’anniversario del massacro di Srebrenica, sono trascorsi 22 anni da quella tragedia che impressionò il mondo intero. Quest’anno i bambini della scuola elementare e tutta la comunità di Srebrenica, così come i turisti che la visiteranno potranno riflettere e guardare avanti anche osservando le opere che Manu Invisible ha donato alla città.

Marco Peri

“Manu Invisible è da tempo impegnato in una ricerca artistica nello spazio pubblico urbano e in quello rurale per comunicare messaggi visivo-testuali di grandissimo impatto comunicativo.”

Manu Invisible è da tempo impegnato in una ricerca artistica nello spazio pubblico urbano e in quello rurale per comunicare messaggi visivo-testuali di grandissimo impatto comunicativo.

Il suo linguaggio fa un uso del lettering “pittorico” in stretta relazione con il contesto che accoglie i suoi interventi e con il messaggio che intende trasmettere.

“Alessio Cabras ha studiato fotografia a Roma, il suo percorso è orientato principalmente verso il reportage di temi sociali.”

Alessio Cabras ha studiato fotografia a Roma, il suo percorso è orientato principalmente verso il reportage di temi sociali.

Attualmente sta portando avanti un progetto sulla presenza di basi militari in Sardegna.

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