Maria Lai e Biasi? Preferisco Caredda e Pibi

Ruggero Mameli ha scelto Cagliari Art Magazine per fare il punto storico e critico su una realtà contemporanea complessa come quella isolana, che come collezionista (e profondo conoscitore) ha la forza d’incarnare, buona lettura:

Preferisco Caredda e Pibi a Biasi e Maria Lai

Ogni opera d’arte non prescinde dal suo tempo.

Giuseppe Biasi (Sassari 1885-Andorno Micca, Biella, 1945) è certamente stato un pittore notevole nei primi anni del novecento, in Sardegna.

In Sardegna, ribadisco.

E qui è dovuto un chiarimento, perché non voglio che i notai, appassionati collezionisti di Biasi, e le signore della misera “aristocrazia” sarda confondano le cose.

Biasi era grande in Sardegna, non altrove.

E non perché non ha avuto modo di essere apprezzato altrove, quanto perché negli stessi anni, in Italia il panorama artistico era dominato da Artisti geniali quali Boccioni, Balla, Marinetti e tutto il gruppo dei futuristi e la loro voglia di spingere il mondo avanti, nel futuro.

In Russia Marc Chagal, Natal’ja Sergeevna e Michail Fedorovich Larinov e tanti altri, sviluppavano quella pittura primitiva scindendo le figure e le forme dai colori.

I loro lavori erano sogni, fiabe e fantasia immerse nella più popolare tradizione russa.

In Francia, e qui ne cito uno per tutti, per non farvi perder tempo, Picasso era immerso nel suo meraviglioso periodo blu e si preparava a sconvolgere il mondo dell’arte moderna con il cubismo.

Ecco, Biasi è un coetaneo di questi illustri artisti, e il fatto che sia stato relegato in Sardegna lo ha salvato da una competizione dove ne sarebbe uscito senza piume, merletti, gioielli e perdente.

Non mi è mai capitato prima di spiegare i miei dubbi sulle qualità di Biasi citando i nomi dei più grandi artisti del suo periodo, né lo farò mai più, ma era necessario affinché coloro i quali non si risparmiano in elogi verso Biasi, sappiano cosa accadeva, in quegli stessi anni, non tanto lontano da lui.

Una forma di campanilismo privo di senso e logica che non solo ridicolizza ulteriormente gli artisti sardi, ma offende i grandi maestri e, insieme a loro, tutta l’Arte del novecento.

La rappresentazione di donne sarde in costume tipico e ingioiellate, quando in Sardegna la fame e la miseria decimavano la popolazione, fa sorridere.

I costumi erano in verità stracci e i gioielli e il lusso, incluso i costumi che lui faceva indossare alle popolane, erano privilegio di pochi.

Eppure Biasi continuava a rappresentare queste donne sarde ingioiellate; pura fantasia immagino.

Un sogno che non trova riscontro nella realtà sarda di allora.

Una continua rappresentazione rurale e reale che, in effetti, era solo rurale e alquanto irreale.

Alternativa ai costumi sardi, le processioni religiose; una pittura materica e grossolana, tecnicamente imperfetta con composizioni banali e di routine. Colori e ambienti scuri e cupi che più si addicono al seicento spagnolo che al novecento sardo.

In passato ho avuto diversi Biasi, ma l’ansia che mi creavano ogni volta che ne guardavo uno era indescrivibile, cosi finirono in magazzino per diversi anni insieme a Ballero, Delitala, Dessi e quant’altro, fino a quando non ho avuto l’opportunità di venderli e usare il ricavato per acquistare diversi lavori di artisti contemporanei, bravissimi e soprattutto vivi.

Ed è ciò che continuo a fare: mi disfo dei morti per comprare i vivi.

Nella mia ignoranza giovanile ho avuto la sfortuna di acquistare giganteschi pezzi di dubbio gusto di autori famosi, un errore che non auguro a nessuno e che farò di tutto affinché non si ripeta.

Eppure, quando ho comprato quei pezzi mi rendevo perfettamente conto della scarsa qualità, ma probabilmente affascinato dai tempi e dal passato, mi sono portato a casa dei lavori orrendi a prezzi irragionevoli.

Nei mercatini di tutta Europa si trovano spesso dipinti settecenteschi meravigliosi che costano pochi euro solo perché sono di autori sconosciuti, ma almeno sono belli.

Preferisco comunque comprare pezzi di autori sconosciuti, purché belli, correndo cosi il rischio di creare una collezione dedita più all’antiquariato che all’arte, piuttosto che avere Biasi in casa.

In Sardegna l’arte dei primi del novecento fino al 1970 trovo sia materia riservata a pseudo- intellettuali e pseudo-collezionisti che prestano più attenzione ai nomi che alla qualità.

La cosa che più mi sconcerta è che sono tantissimi i giovani che ancora adorano quegli artisti e li imitano ancora oggi.

Ne tessono le lodi e non si risparmiano in elogi e complimenti.

È sconcertante vedere artisti giovani che si dedicano alla volgare e insensata imitazione di Maria Lai (Ulassai 1919-Cardedu 2013), ad esempio.

Sono tantissimi i lavori con fili di lana, lenzuola e tappeti prodotti da giovani artisti, evidentemente privi di idee e di coraggio, che trovo rivoltanti.

Personalmente i lavori di Maria Lai non mi piacciono, ma ne riconosco il di lei coraggio, e questo è un dettaglio che sfugge ai suoi adepti.

Maria Lai tesseva i suoi lavori in un tempo in cui non veniva in mente a nessuno che potessero piacere.

Qui sta il coraggio: andava per la sua strada, dedicava tempo alla ricerca, studiava materiali e i soggetti.

È questo che i giovani dovrebbero imitare, non i suoi lavori.

Un artista non si distingue da un altro solo per tecnica e soggetti, si distingue anche per il coraggio e soprattutto per le idee.

Fortunatamente non tutti i giovani artisti sono adepti di Maria Lai, ci sono anche quelli che vivono la loro arte con coraggio e sacrificio, portando avanti la loro ricerca con indescrivibile fatica con l’obbiettivo di essere originali. Studiano, fanno ricerca, pensano e ottengono risultati meravigliosi.

Sono questi i Biasi del futuro, ma a differenza di Biasi, questi sono veramente bravi, sia dal punto di vista tecnico che per l’esecuzione, la composizione e i soggetti.

A chi poteva venire in mente di dipingere una madonnina dentro una cabina telefonica inserita in un contesto assolutamente surrealista, e intitolarlo Hot Mary’s Line ( 2017, acrilico su tela 30×40 cm.) se non a Nicola Caredda.

Le sue scene sono puro degrado e solitudine. Spazi decadenti e società corrose, inquinate, abbandonate in un assordante silenzio. Gli spazi rappresentati da Caredda sono luoghi che subiscono la mano dell’uomo. Luoghi un tempo vissuti e ora abbandonati all’incuria, con rifiuti sparsi qua e la, con colori che variano dal più sconvolgente blu scuro e viola a un verde malato. Scene apocalittiche che umiliano la natura, evidenziano il disumano lato dell’uomo e la sua voracità, la sua voglia di consumare e abbandonare. L’incuria.Un’esecuzione magistrale accompagna i suoi lavori, una pittura fine e una mano evidentemente esperta. Caredda dipinge continuamente, dalle otto alle dieci ore al giorno tutti i giorni. Un pittore serio e metodico.

Si, certo, Maria Lai ha esposto a New York, è stata battuta da Christie’s nel 2018 per centocinquanta Mila sterline (povero investitore, non avrà occhi per piangere ogni volta che guarda quel lenzuolo…) ma da morta!

Caredda non solo espone tutti gli anni a The Scope a Miami, certamente la più importante fiera di arte contemporanea negli Stati Uniti, ma vende pure, e lo fa da vivo, non da morto.

Il pezzo che Caredda ha mandato a The Scope nel 2019 è stato venduto prima ancora che l’aereo che lo trasportava atterrasse.

Le sue scene sono puro degrado e solitudine.

Spazi decadenti e società corrose, inquinate, abbandonate in un assordante silenzio.

Gli spazi rappresentati da Caredda sono luoghi che subiscono la mano dell’uomo.

Luoghi un tempo vissuti e ora abbandonati all’incuria, con rifiuti sparsi qua e la, con colori che variano dal più sconvolgente blu scuro e viola a un verde malato.

Scene apocalittiche che umiliano la natura, evidenziano il disumano lato dell’uomo e la sua voracità, la sua voglia di consumare e abbandonare. L’incuria.

Un’esecuzione magistrale accompagna i suoi lavori, una pittura fine e una mano evidentemente esperta. Caredda dipinge continuamente, dalle otto alle dieci ore al giorno tutti i giorni.

Un pittore serio e metodico.

E che dire di Paolo Pibi?

Straordinario pittore, forse l’unico artista rinascimentale in vita.

Dipinge con la delicatezza dei grandi maestri del passato.

I lavori di Paolo Pibi tolgono il fiato.

Tecnicamente certamente il più dotato, i suoi soggetti sono sempre insoliti, impossibile notare la pennellata, cosi sottile e delicata che sembra di seta.

La mano di Pibi da il suo meglio quando si dedica alla pittura naturalista; i dettagli dei fili d’erba, ad esempio, tolgono il fiato.

Dipinti uno per uno con una incredibile pazienza.

Una dedizione chirurgica sconvolgente.

I suoi spazi scuri celano sempre dettagli incredibili.

Volti che appaiono all’improvviso nella notte, migliaia di foglie che arricchiscono gli alberi dei suoi boschi quasi notturni.

E in ogni pezzo la sua firma: un cerchio coloratissimo che fluttua nell’aria, quasi una presenza divina onnipresente.

Un gusto estetico inconfondibile.

Luis Vuitton Paris ha acquistato i diritti di immagine di due suoi pezzi e un opzione su altri due e li ha usati per la sua campagna pubblicitaria Donna Autunno 2020, catapultando le immagini dei lavori di Paolo Pibi nel suo immenso network di marketing, e qualche giorno dopo Vogue gli ha dedicato una copertina.

Ecco perché consiglio ai collezionisti di dedicare più attenzione ai ragazzi di oggi, di comprarli, di crederci, di investirci qualcosa.

Perché sono bravi.

Perché sono vivi e perché sono gli unici che possono competere nella scena internazionale.

Straordinario pittore, forse l’unico artista rinascimentale in vita. Dipinge con la delicatezza dei grandi maestri del passato.I lavori di Paolo Pibi tolgono il fiato. Tecnicamente certamente il più dotato, i suoi soggetti sono sempre insoliti, impossibile notare la pennellata, cosi sottile e delicata che sembra di seta. La mano di Pibi da il suo meglio quando si dedica alla pittura naturalista; i dettagli dei fili d’erba, ad esempio, tolgono il fiato. Dipinti uno per uno con una incredibile pazienza. Una dedizione chirurgica sconvolgente. I suoi spazi scuri celano sempre dettagli incredibili. Volti che appaiono all’improvviso nella notte, migliaia di foglie che arricchiscono gli alberi dei suoi boschi quasi notturni. E in ogni pezzo la sua firma: un cerchio coloratissimo che fluttua nell’aria, quasi una presenza divina onnipresente. Un gusto estetico inconfondibile. Luis Vuitton Paris ha acquistato i diritti di immagine di due suoi pezzi e un opzione su altri due e li ha usati per la sua campagna pubblicitaria Donna Autunno 2020, catapultando le immagini dei lavori di Paolo Pibi nel suo immenso network di marketing, e qualche giorno dopo Vogue gli ha dedicato una copertina.

Ruggero Mameli

Focus collezione Mameli

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