Mario Massa: La cultura della mia isola non è europea

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“Sono convinto che molta della speranza per l’umanità passi attraverso la cultura di popoli come Ecuador, Perù e Bolivia, il Sud America, una cultura davvero diversa e lontana da quella europea, ma quello che vedo io nella mia terra la Sardegna, è una non cultura Europea.”

Mario prima di cominciare a ragionare sui tuoi approcci ai linguaggi dell’arte, vorrei partire dal tuo viaggio in Sud America,.

Quanta ricerca di vita e di sonorità (che fanno parte della vita) c’è dietro questo tuo viaggio?

 Assolutamente alla base della mia vita c’è la ricerca di vita e di suono dietro i miei viaggi,  è così da sempre,da  quando da studente andavo in traghetto a Roma per fare lezione dal il mio maestro di tromba, il maestro Sandro Verzari, in seguito mi sono trasferito a Roma.

Il viaggio fa da sempre parte della mia attività professionale, molti viaggi, molti concerti e tour in giro per il mondo.

Credo assolutamente che non ci possa essere musica senza viaggio,  come esistenza senza approdo, questo era alla base della mia presentazione al CD “Cause and Effect” per l’etichetta tedesca Denovali records,  è il mio pensiero e la mia poetica.

Questa esperienza in Sud America è stata assolutamente necessaria.

Sono convinto che molta della speranza per l’umanità passi attraverso la cultura di popoli come Ecuador, Perù e Bolivia, il Sud America,  una cultura davvero diversa e lontana da quella europea, ma quello che vedo io nella mia terra la Sardegna, è una non cultura Europea.

mariomassa
“La musica è un arte in movimento in trasformazione, il cd no. Il mercato ti chiede se il Cd è buono o ottimo, devi suonare quello.”
Sei un trombettista anomalo sulla scena artistica isolana.
Molto lontano da patine modaiole di genere e mai timorato dalla presa di posizione diretta politica da artista.
In uno scenario artistico e musicale che vuole l’artista ed il suo linguaggio sempre più prodotto e meno processo, quanto paghi il tuo approccio all’arte come strumento necessario di vita?
Lo pago ma ho anche un prezzo, nel senso che le soddisfazioni dal punto di vista artistico e umano sono state e saranno davvero infinite.
E’ molto difficile rimanere integri, lavorare per il mercato europeo può essere un punto d’arrivo ma anche un motivo per ragionare profondamente su cosa si è, cosa si vuole comunicare e condividere.
Io mi sono sentito a volte davvvero una bistecca da macelleria.
Non entro nei particolari ma le regole del mercato vissute sulla proprie pelle,  suonando e vivendo …
La musica è un arte in movimento in trasformazione, il cd no.
Il mercato ti chiede se il Cd è buono o ottimo, devi suonare quello.
In realtà da John Cage in poi, questo può essere e divenire complesso.
Ritorno alla prima domanda uno dei motivi di questo viaggio è cercare trovare e incontrare altre possibilità.
Una possibilità che vedo nel mio processo creativo è che compongo della musica che è concepita con margini di trasformazione.
In realtà  non penso alla tromba come uno strumento, la penso come ad una estensione del mio canto con le sue peculiarità timbriche che non sono quelle della voce, quando questo è a posto, allora le risonanze e il sistema di suono che creiamo mi può far tornare ad essere un trombettista, ma alla base io sono il canto.
Quando suono sento parole, oppure proietto colore, questo è il mio modo di suonare.
Perdere e ridefinire il rapporto tempo spazio.
Insomma questa è la mia vita, ha un prezzo certo.
Mi colpisce che in Sardegna in molti festivals o locali non vengo invitato a suonare e mi ritrovo a suonare in posti in Europa dove hanno suonato  Sting, Patty Smith e David Bowie.
Ma non mi sto lamentando, riesco a capire le peculiarità locali, il gusto locale, il rispetto è assoluto, al pari del rispetto che nutro per me stesso.
massa
“Dobbiamo avere molto rispetto di noi artisti e cercare di aprire nuove prospettive. C’è un mercato che insegue se stesso, è morto prima di partire, c’è un arte che diviene mercato nel senso migliore, in questo senso bisogna eternamente studiare, mettersi in gioco e creare. I parametri? Sempre nuovi E sempre in trasformazione, assolutamente compiuti.”
Cagliari è in questo momento capitale italiana della cultura, quanta reale dialettica di senso culturale c’è tra gli artisti che vivono, abitano, animano e risiedono nell’isola?
Io credo che Cagliari possa essere un luogo molto importante dal punto di vista artistico, dico possa essere, ancora non lo è.
Gli artisti di talento non mancano, e questo in tutte le discipline artistiche.
Ora bisogna appunto creare una reale dialettica; in questo senso avrei tante cose da raccontare, questo è  un punto centrale.
La realtà politico economica non aiuta,  ma questo è  come un cane che si morde la coda,  una corretta visione artistica parte assolutamente da un luogo ma arriva dovunque.
La dialettica tra gli artisti deve a mio parere partire da questo tipo di “traiettoria” questo eviterebbe i cosidetti vizi di forma.
Dobbiamo impegnarci ognuno in prima persona, davvero moltissimo abbiamo da fare e creare.
Dobbiamo avere molto rispetto di noi artisti e cercare di aprire nuove prospettive.
C’è un mercato che insegue se stesso, è morto prima di partire, c’è un arte che diviene mercato nel senso migliore, in questo senso bisogna eternamente studiare, mettersi in gioco e creare.
I parametri?
Sempre nuovi, sempre in trasformazione, assolutamente compiuti.

 

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