“Mario Pesce a Fore” di un sistema blindato!

“Mario Pesce a Fore” di un sistema blindato!

Il “Mario pesce a fore” era una moltitudine d’artisti, liberi d’orientarsi come meglio credessero, tanti, molti, troppi punti di vista e atteggiamenti, tante prospettive quanti gli artisti che l’hanno attraversato?
Quanti artisti l’hanno attraversato?
A un certo punto per gestirci avevamo messo su un registro contabile di soci, che serviva per auto produrci video, avevamo superato i quattrocento artisti; attenzione, tra questi, alcuni avevano sposato la causa per un ora, altri ancora oggi non hanno mai divorziato da quella dichiarazione d’intenti; certo era che si trattasse di un accumulatore d’esperienze e d’intenti, chiunque poteva entrare a fare parte di quel processo creativo e occuparsi di una sua direzione di realizzazione progettuale.
Si credeva in ciò che si faceva, ci si muoveva creativamente come si fosse un gruppo rock o anche un orchestra sinfonica, si condivideva l’improvvisazione e nasceva il pezzo.
Avevamo puntato tutto e tutti, gli artisti mainstream, le gallerie, i critici, i Musei, i collezionisti e anche l’Accademia, che ci aveva generato glorificando tutto quello che ci osteggiava.
Attaccare e criticare il sistema era la nostra missione, e riuscivamo sempre a collocarlo sulla nostra difensiva:

– gli artisti si giustificavano dicendo di non potere influenzare i loro galleristi.

– i galleristi dicevano di non potere vendere e trattare opere e artisti che i collezionisti della galleria non erano disposti a comprare.

– i collezionisti non erano interessati alle opere che la critica istigata dai collezionisti, deliberatamente ignorava.

– i critici come potevano scrivere se l’editore non recensiva?

– L’editore affermava di prendere in considerazione solo ciò che era gallerie e Musei.

Capite quanto fosse tutto blindato?
Capite quanto tutto ciò escludesse e discriminasse la giovane arte residente?
La forza informativa del”Mario Pesce a Fore”, stava proprio nel muoversi come cellule sparse che univano informazioni e traevano conclusioni, tutto era condito d’ironia e umorismo folk, era di fatto l’unica voce Italiana artistica, realmente fuori dal coro.
Ancora oggi, nei singoli percorsi individuali che l’hanno attraversato, Mario Pesce a Fore è stato questo, una moltitudine d’artisti, tutti diversi tra loro, che amano (o hanno amato) l’arte e odiano (o hanno odiato) l’immoralità del sistema dell’arte.
Il gruppo era realmente molto vario, attraversava generazioni: Maestri d’Accademia, di Liceo e d’Istituto d’Arte, ex sessantottini, giovani studenti d’Accademia, trans, gay, lesbiche, homeless, punkabbestia, tossici e pusher, eravamo altro rispetto al mondo dell’arte, nessuna militanza di genere, trasversalità pura.
Ci muovevamo con la pretesa e l’ambizione di raccontare tutte le problematiche celate, dell’arte e degli artisti, senza nessun distinguo e interesse di parte, non distinguevamo neanche tra l’interno e l’esterno del Mario pesce a fore, in fondo eravamo anche dentro le istituzioni che facevamo infuriare, non per nulla la nostra storia cominciava dentro un’Accademia di Belle Arti che faticava ad arginarci e contenerci.

 

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