“Mario Pesce a Fore” non era una lobby e neanche un hobby

“Mario Pesce a Fore” non era una lobby e neanche un hobby

Torniamo alla provocazione estiva dell’artista d’Aversa Peppe Della Volpe, l’idea di rispolverare i contenuti della posse anni novanta del “Mario Pesce a Fore”, recuperando l’idea originaria del “Mario Pesce a Fore”, che chiunque potesse professarsi appartenente a tale identità senza rinunciare alla propria specificità Artistica, non uno dei tanti collettivi che reclamava l’anonimato negli anni novanta come Luther Blisset od Oreste, si sapeva d’essere condannati all’anonimato e si reclamava la propria identità su questioni d’interesse comune a chi in quegli anni si formava artisticamente.

Così era l’idea della posse negli anni Novanta, Peppe Della Volpe come chiunque rileggendo quella storia d’autodeterminazione sociale e culturale dell’artista, se n’è appropriato a distanza di vent’anni, senza stravolgerla e con la giusta cognizione di causa, sbaglia nel fare questo?

Mario Pesce a fore era la negazione del ruolo istituzionale del Maestro d’Accademia, come del gallerista, del curatore, di tutti coloro che intermediavano l’alta formazione artistica deresponsabilizzando l’artista nel suo ruolo critico e intellettuale, era una rivendicazione generazionale.

Peppe Della Volpe può stare simpatico o meno, ma penso questo possa passare in secondo piano rispetto alla visione critica verso il sistema, la critica comune era l’aggregatore linguistico dell’arte  del Mario Pesce a Fore, e questo che non necessitava e non passava per i social network.

Dobbiamo pensare a quella esperienza immobile nel tempo?

Gennaro Cilento ci ha lasciato l’estate scorsa, e io lo ritengo essere stato il più grande degli artisti che hanno attraversato (anche umanamente parlando) quel movimento, che dobbiamo fare dopo di lui?

Autocelebrarci e consegnarci alla storia?

Siamo sicuri che la storia prenderà atto di un movimento durato non più di dieci anni e che è stato incapace di modularsi collettivamente e trovare una strategia critica comune con l’avvento dei new media digitali e social network, sostanzialmente limitato da una dimensione local che non è mai stata capace di connettersi globalmente?

Capisco che oggi ci si senta tutti “maturi,  ma questo vuole dire anche essere invecchiati artisticamente dentro?

Mario Pesce a Fore non ha mai rivendicato nessun copyright per cui un Peppe Della Volpe qualsiasi che vuole riesumarne i contenuti e farne progetto di comunicazione, si assume direttamente il rischio di rivendicare quell’ideologia che ci accomunava alla fine degli anni novanta (ripeto può farlo chiunque liberamente senza ritrovarsi, almeno da parte mia, nessun avviso di causa legale), ovviamente Peppe Della Volpe può anche essere legittimamente criticato da chi pensa stia abusando e sciacallando su una storia della memoria comune, ma io ancora ricordo come era criticato a suo tempo il Mario Pesce a Fore, ricordo il titolo in prima pagina de “Il Mattino”: “Protesta idiota all’Accademia di Napoli.”

Nonostante quel titolo si è sempre rrestati aperti a qualsiasi tipo di collaborazione e interazione, all’epoca non avevamo la malizia “mediatica” che questo millennio ha indotto in tutti noi, per cui immagino che Peppe Della Volpe risponderà nella suo progetto di comunicazione nel merito a chi vorrà relazionarsi a lui, tutto sommato un merito sul campo lo ha già, si è interessato dall’esterno a una storia comune dimenticata nella memoria di una generazione e di un luogo, sta utilizzando l’idiozia dei social network aprendo un dibattito di senso di quella esperienza; dibattito che nella pratica non c’è mai stato, proprio perché quell’esperienza è stata annientata dell’individualismo di un mercato, che anche attraverso i social network, è sgusciato dentro ciascuno di noi (compreso me, perché negarlo?).

Peppe Della Volpe sta proponendo una nuova frontiera di contenuti comuni per il Mario Pesce a Fore, vent’anni dopo in questo millennio, personalmente, dall’isola dove vivo, mi sembra interessante, mi porta a immaginare tutti gli artisti del Mario Pesce a Fore dovunque siano ora, in condizione di raccontare quello che vedono e quello che vivono dalla loro prospettiva sul sistema dell’arte in maniera individuale, potrebbero anche farlo in forma anonima inviando un video via whatszapp a Peppe Della Volpe che potrebbe decidere di pubblicarlo direttamente su Radio Mario Pesce a Fore, o inviarlo a me o chi vorrà lui, con l’hashtag #mariopesceafore, penso si faccia presto oggi a dire “io sono stato nel Mario Pesce a Fore” e nel nome di questo pretendere un posto fisso nella storia dei quattro gatti dell’arte napoletana (ovviamente come artisti “minori” e di “genere” perché il passato si paga e quella fu una scelta di rottura netta), servivano neuroni d’ultima generazione per affrontare un importante passaggio di millennio  e consegnare ai Big Data quello che gli “addetti ai lavori” hanno ancora interesse a non raccontare.

 Mario Pesce a Fore è stato un grande gioco di studenti del sistema dell’arte dentro il sistema dell’arte ( è servito a tutti per capirlo dall’interno, ha portato a elaborare linguaggi e ricerche artistiche originali e con grande dignità), non è da legare strettamente a me (e quindi mi sollevo da questa responsabilità),  ho forse il solo “merito” di non averne mai negoziato e negato i contenuti, merito che divido da sempre con Gennaro Cilento che oggi non c’è, ma al di la di questo, la questione che Peppe ha sollevato è importante e consentirebbe anche ad artisti fuori sistema di continuare a dire la propria, in maniera individuale e creativa attraverso un video elaborato a distanza in relazione alle problematiche che vivono nel concreto della propria pelle, aggiungo che secondo me in tale discussione estiva, tutti abbiano voce in capitolo, anche chi Mario Pesce a Fore non lo è mai stato, perché una differenza tra noi e gli altri (anche collettivi e gruppi d’artisti) era proprio il nostro non essere lobby senza fare per hobby.

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