Marta Sarais: Il “Tecnoinconscio” siamo noi

Marta Sarais: Il “Tecnoinconscio” siamo noi

“Guardiamo la televisione e tra la notizia di un attentato con 40 morti e l’omicidio di una donna da parte di suo marito, solo perché lei non lo amava più, ci viene presentato in modo spudorato un nuovo spazzolino da denti o una nuova fragranza Chanel. Siamo talmente abituati al sottofondo della televisione nella nostra vita e siamo perennemente costretti a sorbirci la pubblicità di nuovi prodotti che diamo maggior peso alle cose banali e materiali.”

Al giorno d’oggi siamo costantemente martellati dalla pubblicità, passiamo per le strade e da qualsiasi parte ci voltiamo, vediamo poster pubblicitari. Guardiamo la televisione e tra la notizia di un attentato con 40 morti e l’omicidio di una donna da parte di suo marito, solo perché lei non lo amava più, ci viene presentato in modo spudorato un nuovo spazzolino da denti o una nuova fragranza Chanel.
Siamo talmente abituati al sottofondo della televisione nella nostra vita e siamo perennemente costretti a sorbirci la pubblicità di nuovi prodotti che diamo maggior peso alle cose banali e materiali.
Ci ritroviamo, magari a pranzo con la nostra famiglia, a parlare del figlio del vicino che ha una nuova fidanzata, mentre alla tv c’è il giornalista che parla di una bomba sganciata in un paese della Siria che ha colpito decine di innocenti, ma non ce ne rendiamo conto perché siamo tristemente abituati al terrore.

Tutto ci scivola addosso, siamo preoccupati più ad apparire che ad essere, siamo diventati troppo materialisti, a tal punto da amare più un oggetto di una persona e ad usare una persona più di un oggetto.

I mass media influenzano quotidianamente le scelte della nostra vita, come vestirci, dove andare, come parlare, perfino nei nostri discorsi usiamo slang che sentiamo in tv.

Ogni volta che postiamo su un social network una foto, un video, una canzone, un pensiero o addirittura mettiamo un “like” ad un post lasciamo una traccia in internet.

Si può immaginare un abisso di informazioni raccolte sul web, questi piccoli dettagli della nostra vita vengono catalogati, analizzati così da capire cosa interessa al consumatore medio.
Ognuno di noi, nel corso della propria vita sui social media genera prodotti che visti singolarmente possono non dire nulla, ma insieme e sommati a quelli altrui assumono significati profondi, di cui non siamo consapevoli.
Siamo ingenui e non riflettiamo prima di mettere in rete eventi della nostra vita privata, inconsci del fatto che non si fermeranno nel nostro profilo.

Il tecnoinconscio sono le informazioni che inconsciamente lasciamo in rete e che poi verranno usate “contro di noi” dai mass media.

Sui social vendiamo noi stessi a poco prezzo, spesso anche gratis, il corpo è diventato oggetto di mercato.

La svalutazione del corpo sta nel fatto che il nostro valore si annulla quando cerchiamo di essere il più simile possibile allo stereotipo di bellezza dei nostri giorni, che noi stessi abbiamo creato.

La donna in silicone è simbolo di chi paga per diventare qualcun altro perché pressato dalle convinzioni sociali.

Ci uniformiamo alle masse e abbiamo paura di essere diversi e unici, ignorando che sta proprio in questo il valore di ogni essere umano.

Marta Sarais

 

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