MASCHIE!

LE MASCHIE: UN APPUNTO SU SESSO, IDENTITA’ DI GENERE E PREGIUDIZIO

X è una ragazza di 22 anni di origine rumena, che ha fatto l’intero ciclo scolastico in Italia.
Chiunque la conosca di lei dice la stessa cosa: è tanto solitaria quanto aggressiva.
X non ha amici, non è interessata ad avere partner, appena può esce di casa per rifugiarsi nei pochi spazi naturali a scarsissima presenza umana ancora presenti in Veneto.
La sua filosofia di vita è molto semplice: l’umanità fa schifo, l’esistenza è dolore, i sentimenti sono creazioni sociali per tenere sottomesso l’individuo, l’essere umano è un animale violento, competitivo e crudele esattamente come i cosidetti “animali inferiori”, ma rispetto a questi ultimi è per di più falso e ipocrita, difetti che fanno preferire ad X la compagnia degli animali rispetto a quella degli uomini.
Y è una ragazza di 23 anni diplomata all’alberghiero.
Già al primo sguardo si intuisce il suo scarsissimo amore per il prossimo. Le sue simpatie e antipatie sono immediate e istintive: al primo sguardo decide se puoi avere il diritto di parlarne e girarle attorno, oppure se diventerai suo nemico e ti aggredirà fino a che non sparirai dal suo raggio visivo. Y ha fatto kick boxing con passione: era l’unico modo in cui povera picchiare un altro essere umano senza ripercussioni legali.
Non potendo continuare nello sport a causa del lavoro, adesso si limita ad andare al poligono di tiro a sparare, immaginando i bersagli siano esseri umani.
Per Y qualsiasi tipo di rapporto umano è un rapporto di potere: lavoro, famiglia, amicizia, amore non sono che declinazioni diverse dell’unica passione divorante dell’essere umano, quella di dominare l’altro, di assoggettarlo al proprio volere, di annientare la sua volontà di resistenza ed indipendenza.
Sia X che Y sono biologicamente femmine e si sentono donne per identità di genere.
Non amano i maschi, non vorrebbero un corpo maschile né sono attratte sessualmente dalle donne.
Sanno di essere dei femminili “differenti”, che non solo le loro scelte di vita, ma l’intero loro modo di essere e stare al mondo è stigmatizzato dalle altre donne e urta molto gli uomini.
Non per questo però si sentono “strane” o “sbagliate”: si ritengono dei femminili emancipati, liberi dalle regole e dalle ipocrisie delle loro madri e delle altre femmine.
Non concettualizzano né politicizzano ciò che sono: sono nate così e sono felici di ciò che sono.
Y e X secondo le definizioni date dai gender studies rappresentano lo stereotipo del maschile tossico: assenza d’empatia, niente legami sentimentali, disprezzo per le manifestazioni di sentimenti ed emozioni, disprezzo delle attività di cura del prossimo, amore per il conflitto, la violenza fisica, la sottomissione dell’altro.
Però sono per biologia e identità di genere autopercepita felicemente donne.
Il problema è che secondo quanto suggerito dai gender studies loro sono il peggiore e più parossistico prodotto del patriarcato e incarnano una versione becera del maschile tossico: andrebbero quindi rifatte da capo per trasformarle in altro, magari in donne empatiche, amorevoli, dedite alla cura dell’ambiente e del prossimo, sempre pronte a sedare sul nascere ogni conflitto e a sradicare ogni forma di violenza.
Le domande che mi pongo sono:
perché X e Y dovrebbero avere qualcosa di sbagliato?
Non sono a modo loro esistenze rese possibili dalla liberazione delle donne?
Più in profondità, le loro posizioni esistenziali non evidenziano una verità dell’umano, una verità che non ha identità di genere ma che storicamente è stata ritenuta prerogativa del maschile?
Federico Leo Renzi
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