Massimiliano sbrescia

Del rovescio e del selfie della Gioconda Con Marilyn
(Qualche appunto su Massimiliano Sbrescia)

Conosco da un bel po’ di tempo Massimiliano Sbrescia e l’ho sempre ritenuto una mente poliedrica, un’intelligenza creativa estremamente libera, come poche; una mente visuale che agisce sul proprio lavoro con la pazienza di un amanuense cinese, e come un amanuense, sull’osservatore assembla e scompone “scatole cinesi” a suo piacere, le apre e le chiude senza farsi mai accorgere dei suoi artifici (collages e decollage che diventano frammento di frammenti).
L’iconico e l’aniconico si trasformano in un macinino che non si ferma mai “davanti all’immagine”, tutto è utile al suo macinare di grafico/designer, tritura senza mezzi termini l’intera storia visiva della modernità.
Composizioni scintillanti e accese, tableaux del “nonsense” molto vicini al modus operandi della “pop art”.
La lettura iconica/aniconica e denunciativa fanno ricordare i giovani Rosenquist, Warhol, Oldemburg di quei primi anni sessanta, di quell’acerba America controversa.
La partenza di Massimiliano Sbrescia è stata la caduta libera dell’universo visivo di Facebook, Instagram, Twitter, il passaggio obbligato ad attraversare la sua maestria fatta di copertine, cartoon, manifesti pubblicitari che sono stati “sbrandellati” per diventare “forma unica”, dal flash al trash, dall’happy al trandy, forme in evoluzione visiva, coloristica e contenutistica.
Il concetto rimane quasi sempre lo stesso “il rovescio”, rovesciare Karl Marx dalle sue patinate copertine, Mao e Topolino protagonisti della pittura piu’ delle strisce a fumetti.
Tutto si ribalta e cambia ruolo, tanto da far pensare anche solo per un attimo, come La Gioconda può fare il suo “selfie “ con Marilyn, mentre Trump chiude le frontiere alla Brexit, oppure una pin-up amoreggia con King Kong, o peggio ancora il pil diventa solo una linea gialla senza più “nitore”. .
Questo e tantissimo altro è l’immaginario new-pop di Massimiliano Sbrescia che come un isolato e timido Man Ray gioca con la vita e con l’arte, come chi oggi ha fatto dei social una ragione del proprio vivere o sopravvivere.
Con la sagacia e l’intelligenza ironica dadaista, Massimiliano si interroga su questa realtà/visuale che appartiene, ormai a tutti quelli che nei social sono diventati inconsapevolmente smodati consumatori e dittatori della “banalità delle immagini
Prisco de vivo
Agosto 2018

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