MATTEO SALVINI, CHIARA FERRAGNI, DIEGO FUSARO, SFERA EBBASTA

MATTEO SALVINI, CHIARA FERRAGNI, DIEGO FUSARO, SFERA EBBASTA: LORO DETTANO LA LINEA, NOI SEGUIAMO

Mi permetto qui di accumunare nella stessa breve analisi quattro figure molto differenti, che spero di dimostrare siano molto più simili di quanto a prima vista possa sembrare.

La prima cosa che balza agli occhi è che sono tutte figure il cui successo è dovuto al modo in cui si promuovono sui social; la prima differenza è che Salvini rispetto agli altri 3 ha appaltato la gestione della sua comunicazione ad un terzo (Luca Morisi), uno dei migliori spin doctor della sua generazione.

L’altro elemento evidente è il loro essere personaggi che dividono l’opinione pubblica e sfruttano gli haters per ottenere ulteriore pubblicità e fidelizzare i fan, anche se Chiara Ferragni si discosta da questo modello mantenendo un profilo più basso, preferendo ignorare i critici o cercare una conciliazione con loro.

Cominciamo quindi ad analizzare i tratti comuni meno evidenti: tutti e 4 sono degli innovatori nel campo della comunicazione e dei conservatori in ambito morale-sociale.

Se per quanto riguarda Fusaro e Salvini la cosa pare lampante, per Sfera e la Ferragni bisogna aggiungere una nota: la top influencer per quanto riguarda la sua vita personale ha unito la figura dell’imprenditrice di successo, della madre, della moglie e della donna dedita alla “carità”, monetizzando in termini di cash e visualizzazioni questo suo aderire ad un modello rassicurante di femminile; Sfera sotto la retorica gangsta, le provocazioni estetiche ai benpensanti e il culto edonistico, è un imprenditore di se stesso, un lavoratore che si auto-impone turni massacranti, nonché padre di famiglia… sotto la scorza del nuovo, non è difficile scorgere in controluce l’ombra di Berlusconi.

Il conservatorismo di cui tutti e 4 sono la rappresentazione è però di nuovo tipo, e fa presa su un nuovo pubblico: è un conservatorismo slegato da un territorio e una classe/ceto specifico, è radicalmente laico, pur essendo catalogabile con la vecchia etichetta di “destra” contiene elementi ascrivibili alla “sinistra”.

Se Fusaro maneggia slogan e agita idee della Nouvelle Droite fondendole con echi di Marx e Gramsci, Salvini si fa portavoce di un mix di neo-liberismo e welfare state etnico, Sfera inneggia tanto all’edonismo consumista quanto al conflitto generazionale, la Ferragni unisce il tradizionale ruolo di moglie e madre con l’empowerment femminile caro al femminismo degli anni ’90.

Su quale target fa presa questo genere di mix post-ideologico tarato sulle logiche social?

Sulla classe media impoverita e i residui della classe lavoratrice, o almeno quelle parti che si sentono non rappresentate (o perfino disprezzate) dalle vecchie élite politico-culturali pre crisi 2008.

Solo se si tiene presente questo, si comprende come etichettare questi 4 personaggi come pure “bolle social” o “prodotti di marketing” significa non capire quanto siano radicati in bisogni, aspirazioni e valori diffusi, e quindi come possano passare indenni sopra gli inevitabili problemi, scivoloni ed epic fail comunicativi che il loro essere perennemente sotto (auto)ripresa video comporta.

Sfera dopo la tragedia di Corinaldo agli occhi dell’opinione pubblica e dei critici over 30 sembrava finito, non aiutato dal fatto che ha voluto autogestire la comunicazione e lo ha fatto in maniera dilettantistica, ma al suo pubblico questo non è importanto: mentre gli sponsor barcollavano, i fan mandavano il suo ultimo album “Rockstar” in vetta alle classifiche.

La Ferragni è passata indenne dallo scandalo del cibo buttato: massacrata da tv e giornali, ha subito un emorraggia di follower su Instagram, ha chiuso momentaneamente il profilo e si è gettata in un tour che l’ha portata a contatto diretto con le sue fan, ragazzine e giovani professioniste per cui lei è un modello esistenziale al di sopra del bene e del male.

Salvini (e Luca Morisi) macinano successi, nonostante la Diciotti, i 49 milioni rubati, la congiuntura economica pessima, sostenuti da una fan base in perenne espansione che vede nel Capitano-uomo comune la rivincità del popolo sulle élite; Fusaro può permettersi di pubblicare libri vuoti, fare tuttologia spicciola, alzare le parcelle per interventi pubblici, e nel contempo vedere la propria fama di intellettuale dalla parte del popolo crescere costantemente.

Ciò che gli avversari e i critici di questi personaggi non capiscono, è proprio l’ingrediente più evidente e solido del loro successo: non sono mode né puri prodotti creati a tavolino, sono una fusione di bisogni di massa radicati ed estetiche/logiche social padroneggiate in maniera spregiudicata.

Per questo, nel bene e nel male, loro dettano la linea e noi (controvoglia) siamo costretti a (in)seguire.

Federico Leo Renzi

 

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