MATTIA ENNA “Tentazioni in scena”

MATTIA ENNA

Tentazioni in scena

Se il preludio per il festival Dromos, immancabile appuntamento dell’estate musicale in Sardegna giunto alla sua XXII edizione, è stato nel segno delle arti visive, con l’inaugurazione, venerdì 31 luglio, della mostra virtuale Tentazioni a distanza.

La collezione Mameli tra narcisismo e mecenatismo, un serrato rapporto con l’ambito artistico, del passato e contemporaneo con i suoi continui rimandi alla mostra in corso, è garantito dalle scenografie di Mattia Enna, che faranno da sfondo ai numerosi concerti del calendario musicale.

Quello con lo scenografo oristanese è una collaborazione che dura oramai da cinque anni attraverso una formula vincente rispetto a un festival itinerante qual è Dromos: utilizzando legno, cartapesta, materiali di recupero, qualche tocco pittorico, molta fantasia e altrettanta cultura visiva, Mattia Enna riesce a fondere scultura, pittura, installazione e un sapiente citazionismo per vere e proprie “scenografia in movimento” che, sera dopo sera mutan d’aspetto ma non di pensier. 

Se nel 2016, nell’edizione dedicata a Il Segno di Eva, lo scenografo ha riletto in chiave geometrica, rendendole modulari  e adattabili a ogni location, le rose  dell’architetto scozzese Charles Rennie Mackintosh, il maggior esponente dell’Art Nouveau del Regno Unito mentre, nel 2017, col tema Prigioni, ha proposto una reinterpretazione, con elementi minimali dal forte impatto visivo, delle prigioni fantastiche, inquietanti e claustrofobiche, descritte nelle incisioni di Giovanni Battista Piranesi e nei labirinti di Maurits Cornelius Esher, fallaci e perturbanti, con spiazzanti giochi percettivi che evocavano il crollo della ragione e i rischi connessi a un giudizio o a un pregiudizio solo percettivo. 

Nel 2018, in occasione di DromosRevolution, ha riletto il gioco del “domino”, ispirandosi alle suggestioni visive della pop art e dell’optical art, della grafica e dei simboli più utilizzati negli anni ’60 e ‘70.

Ogni tessera rappresentava un’idea propulsiva di rivoluzione e anche il movimento di una sola poteva trasformare, o far crollare, il castello nella sua totalità.

L’approccio, in chiave ironica, era un riferimento alla teoria di Thorn sul concetto di catastrofe, esemplificato dalla celeberrima frase:

«Una farfalla che batte le ali nella foresta amazzonica può generare una perturbazione meteorologica a Londra».

Una concatenazione di eventi, spesso minimi, che possono produrre, dunque, grandi cambiamenti, come avvenne, appunto, con la “catastrofe” del ‘68. 

Il 2019, l’anno della luna, il festival aveva per titolo Casta Diva e Mattia Enna l’ha celebrata nel suo eterno bipolarismo: ora la placida e malinconica luna argentea, ora la dura e funerea luna nera.

Un’icona, in fondo, non più così casta, oramai abusata e sfruttata da millenni di “cultura” umana.  Una cultura per la quale la nostra Diva è stata adorata, idolatrata, studiata e talvolta anche dissacrata.

Una diva pop, dunque.

In quest’ottica, quale linguaggio è più adatto di quello di una branca artistica particolarmente in auge oggi e che ha attinto a piene mani dall’iconografia lunare?

Attraverso il segno grafico delle bozze dei tatuaggi, Enna ha proceduto alla selezione di fotogrammi di film cult nei quali la luna era protagonista, inserendo suggestioni tratte dalle tavole di Gustave Dorè dedicate al viaggio dell’Astolfo ariostesco sul satellite terrestre nonché arcani simboli celtici ad esso legati. Simboli appartenenti ai culti di quelle stesse popolazioni alle quali appartenevano i Druidi della Norma di Bellini e a loro è ispirata, del resto, anche la forma triangolare degli elementi modulari che compongono la scenografia. 

Infine, nell’edizione che ha appena preso il via in questi giorni e dal titolo, ironico, Tentazioni a distanza, le scenografie si materializzano in un covo di serpenti, sette, per la precisione.

Un numero simbolico che rappresenta la ricerca della conoscenza e che ci accompagna nella nostra esistenza, spesso inconsciamente, attraverso i suoi sterminati significati, non solo simbolici.

Ci accompagna come ogni giorno ci accompagnano le nostre piccole grandi tentazioni, rappresentate da un altro simbolo, il serpente appunto, tentatore per antonomasia. Sette serpenti in versione modulare e ricombinabile, aggrovigliati e inestricabili, caratterizzeranno il viaggio del festival: una tentazione per ogni serpente, che verrà individuata e si manifesterà in alcune opere della Collezione Mameli, presenti nella già citata mostra che, quest’anno, affiancherà il festival.

Un’opera d’arte diversa per ogni sera, per stimolare la curiosità, in un gioco seducente e ammaliante, con tentazioni plurime e poliforme come sono, da sempre, le proposte scenografiche di Mattia Enna per Dromos.

Ivo Serafino Fenu

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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