Mauro Atzeni: Accademia di Belle Arti di Cagliari necessaria

Siamo certi di essere consapevoli delle nostre esigenze.

Nella piena volontà dimostrata e nessuno nella evidenza e nel continuo pressing può smentirlo, non escluse in raccordo le istanze di molti che venendoci incontro nella urgente situazione valutano le nostre scelte culturali ed educative in sintonia con l’art. 3 ella Costituzione 2° comma che recita che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana, che il nostro punto è l’arte.

Analizzando in pieno le situazioni sociali che fanno presumere una degenerante organizzativa siamo consapevoli della già citata urgenza del dover operare in modo continuo e instancabile affinché i fini prefissi vengano raggiunti, contro l’oscurantismo del pensare e contro il pensiero politico arroccato su posizioni di indifferenza assoluta e assurda.

La città, il nostro status vivendi, diventa il fulcro su cui agire, soffre delle assurde indifferenze inspiegabili anche sul profilo economico.

La cecità è insita all’interno di un sistema farraginoso (fare sistema propulsivo diventa importante) che non riesce a convogliare forze economiche operative creanti un indotto nella creazione di un’Accademia di Belle Arti e nel Museo di Arte Contemporanea.

Analizziamo criticamente le false promesse, contro le più insignificanti e ipocrite sottovalutazioni del valore dell’arte in Italia e del complesso e prezioso patrimonio esistente nella possibilità di incremento suscitato dall’interesse di un flusso turistico sempre più marcato.

La Sardegna, ricchissima di storia e di arte subisce in modo intollerabile gli attacchi di una pseudocultura sovraordinata che esclude la nostra civiltà dalle dovute proporzioni.

I libri d’arte soprattutto scolastici poco trattano della nostra civiltà, ed esigendo un risarcimento in termini di valore crediamo che la società sarda contro ogni forma di isolamento culturale debba essere permeata da presenze artistiche idonee.

L’arte è un bene esportabile e con essa i valori di un popolo e nel pieno rispetto delle culture altre non vada sottovalutata, non dovrà più gestirsi a comparti stagni.

Ma nel raffronto di valore alcuni insegnanti del Liceo non esitano di analizzare i fattori determinanti di un sistema di eccellenza delle città Italiane che muove da Firenze a Venezia.

Milano è vista come un alveare nell’operosità dei suoi abitanti dove l’arte e il design sempre primeggiano, incontrastati a livello mondiale, approdando sempre, citando gli spazi, all’interno di laboratori riadattati in realtà industriali dismesse.

E ‘opportuno ora additare sui responsabili di un menefreghismo politico schifoso.

I locali FAS ( Ferriere Acciaierie Sarde) da tempo dismessi sulle quali emergevano degli interessi commerciali, sono ora messi a tacere per i preventivi di riattivazione troppo onerosi derivanti dal fattore amianto secondo alcuni.

Immaginando l’abbandono totale in tali ampi spazi è ipotizzabile uno stato di rinascita positivamente incalcolabile in termini artistici ed economici.

Ora, chiederei un appunto su tali realtà alle persone su cui incombono talune responsabilità.

La Sardegna ha sofferto economicamente dei colpi di scure inferti senza cognizione di causa dalla chiusura delle sedi dell’ I.S.O.L.A., la bandiera emblematica dell’artigianato artistico dove per porre fine alla cattiva gestione si operò facendo tabula rasa.

Unica sede I.S.O.L.A . esistente e valorizzata resta quella di via Bacaredda 176, qualcuno esprime in connessione con il T hotel.

Approfitto per citare in Marco Piva Architetto un esempio di trasformazione urbana favorevole .

Ricordo, volendo citare gli impegni ripagati, durante il periodo della stesura del piano strategico di Iglesias l’idea proposta di di riapertura della sede di S. Eligio in termini di produzione proficua dove diverse unità riuscirono a trovare occupazione e non dimentico le stesse notti bianche in cui con l’artista Pino Giampà generammo delle situazioni positive, ivi l’interesse degli studenti.

Occorre pressare e operare in un’ottica di crescita sociale che metta fine alla dispersione scolastica e allo stato di abbandono della nostra terra.

Ora, percepire la presenza di un giornale come “il Manifesto Sardo” fa presumere la volontà di un filo continuo di coordinamento unificante del pensiero.

I manifesti sono stati parte integrante del pensiero artistico e anche politico dei movimenti.

Il giornale è l’elemento cardine che tutto mette a confronto e spazza quanto di negativo.

Penso al periodo futurista in cui La “Critica” Napoletana di B. Croce il “Leonardo” Fiorentino di Papini quindi “La Voce” e poi “Lacerba” giocarono un ruolo determinante, …..ma non andiamo oltre poiché qua tutto è in nuce, e certi paragoni euforici possono non reggere anche se il concetto esprime l’azione.

Vivremo, è ipotizzabile contro i soprusi sociali, nell’azione continua verso un nuovo espressionismo fuori da ogni simbolismo decadente.

Un espressionismo rivalutato per gli effetti prodotti in passato fa scuola quale arma incisiva, pensiamo a certi precursori realisti delle avanguardie come Van Gogh, Ensor e Munch che espressero senza riluttanze le sensazioni più negative.

Un Van Gogh mi fa riflettere sulle sofferenze tra i minatori di Montevecchio e Iglesias come per il Borinage leggibili in Germinal di Zola: Poi, Ensor l’entrata di Cristo a Bruxelles rappresenta il punto massimo.

Munch nell’urlo tremendo della natura, nei suoi riferimenti sociali a Strindberg e a Ibsen segna un limite espressivo incontestato.

Parlare di Grosz, Otto Dix, Kate Kollwitz ora non c’è tempo: riprenderemo! Intanto ora lavoro sul mio legno tagliato di testa per realizzare delle xilografie in modo che l’immagine diventi più scarna ma più incisiva, allo stesso tempo provocatoria verso chi l’etica socialmente non considera.

Mauro Atzeni, Scultore e docente del Liceo Artistico e Musicale “Foiso Fois”

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