Mauro De Carli: senza Accademia si alimenta la miopia!

Mauro sto leggendo il tuo libro da Cagliari, l’unica città metropolitana Europea ancora priva d’Alta Formazione Artistica, in quest’ottica vorrei porti tre domande a partire dalla lettura d’InstantArte, la prima è questa: l’arte contemporanea necessita di spettatori che sappiano relazionarsi e osservare criticamente, non è oggetto di distrazione ma di passione, quanto l’Accademia è necessaria in un territorio metropolitano nel canalizzare la passione?

L’arte contemporanea è sicuramente soggetta molto spesso a fraintendimenti nella relazione autore-opera-fruitore,  è molto frequente che il “fruitore” si ponga come “spettatore” nella dinamica di esclusiva ricezione dell’opera e non come strumento partecipante e indispensabile ad essa.

L’opera d’arte Contemporanea non va in maniera diretta verso lo spettatore, ma questi deve attivarsi e seguire dei percorsi a volte molto tortuosi per scoprirla e partecipare ad essa, si può paragonare ad un’iceberg di cui noi vediamo solo la parte emersa, il corpo dell’opera: ma in realtà l’opera d’arte Contemporanea spesso è determinata da tutto ciò che è nascosto sott’acqua.

Lo spettatore dunque deve recitare la parte del sommozzatore ed andare ad indagare e a procurarsi tutti quegli strumenti che gli permettano di partecipare alle “dimensioni reali” dell’opera. Tuffandosi in acqua si trasforma da spettatore “passivo” a fruitore “attivo”.

Se ci si aspetta che l’opera d’arte Contemporanea ci parli direttamente come può farlo l’arte Classica (almeno ad un livello base condiviso) stiamo prendendo un bel granchio.

Non possiamo aspettarci che essa articoli i suoi panorami intellettuali, emotivi ed estetici come una statua Greca o come un quadro Rinascimentale.

Se non troviamo il giusto modo di “accenderla a noi” l’opera d’arte contemporanea rimane “spenta”, “silente” di fronte ai nostri occhi. Detta in maniera molto semplice, molte persone applicano i parametri “usati” per relazionarsi con l’arte “classica” per decifrare un corpus che ha bisogno di ben altri parametri per essere fruito.

Come parlare ad una persona utilizzando una lingua a lui totalmente sconosciuta, ci si “scoccia” e si interrompono i tentativi di comunicare.

Questo problema porta a disamoramenti precoci e a volte a “separazioni confluittali” del grande pubblico rispetto alla scena dell’arte contemporanea. 

La situazione è ben visibile addirittura nelle grandi metropoli, come Milano, dove però la presenza di un’ente di alta formazione artistica come ad esempio l’operosa ed attivissima Accademia di Belle Arti di Brera svolge un ruolo fondamentale nell’oliare i meccanismi tra arte contemporanea e cittadinanza.

Ciò favorisce la presenza di gallerie ed enti museali che a loro volta favoriscono la divulgazione delle azioni e delle direzioni più recenti dell’Arte Contemporanea, che hanno assistito ad un lento ma proficuo avvicinamento delle generazioni formate nell’Accademia. Generazioni che spesso poi si sono trasformati da fruitori ad autori.

Tutto ciò ha creato un circolo virtuoso che ci fa pensare ad una direzione in cui Arte Contemporanea e “pubblico” siano sempre più in relazione.

Ma come detto ancora molti pregiudizi rimangono a rendere difficoltoso questo avvicinamento.

La presenza dell’alta formazione ha  aiutato e anche decisamente, ma per colmare le totalmente le “incomprensioni” tra popolo e arte contemporanea ritengo sarebbe utile svolgere un lavoro pedagogico fin dalle scuole secondarie di primo e secondo grado. 

A livello esteso, in qualsiasi ordine e scuola perché imparare a leggere le immagini del proprio tempo significa capire dove andiamo e soprattutto, mi sia consentito di dirlo, “di capire chi tenta di fregarci”. Perché l’immagine mente, sempre, in quanto artefatta ma se frutto di un’etica e di un estetica è abbastanza prossimale al tentativo di “non mentire”. 

Nella nostra civiltà dell’immagine, saper distinguere i diversi gradi di verità/menzogna dell’immenso e caleidoscopico patrimonio di immagini quotidianamente propostoci diventa un modo di orientarsi nel nostro tempo che risulta senza appigli, direi ad oggi, “fin troppo liquido”.

E quindi, si, Mimmo, tornando alla domanda credo che l’assenza di un ente di alta formazione, in un bacino geografico e sociale come Cagliari, sia una grave falla non solo nel percorso relazionare tra “popolo” e “arte contemporanea”, ma soprattutto nel percorso di crescita e “auto aggiornamento” che ogni cittadinanza dovrebbe voler perseguire.

“E quindi, si, Mimmo, tornando alla domanda credo che l’assenza di un ente di alta formazione, in un bacino geografico e sociale come Cagliari, sia una grave falla non solo nel percorso relazionare tra “popolo” e “arte contemporanea”, ma soprattutto nel percorso di crescita e “autoaggiornamento” che ogni cittadinanza dovrebbe voler perseguire.”

 

Lo spettatore passivo, come è, non per colpa sua, il Cagliaritano, che mai si è autodeterminato con un’Accademia di Belle Arti locale, non esiste più, possiamo dire che Apollo e Afrodite non si contemplano più, ma vanno toccati per comprenderne le forme ideali, quanto nel comprendere il passaggio tra opera ammirata e opera vissuta passa per le radici delle Accademie nei territori che vivono?

Come ho già detto nell’articolazione della  risposta alla domanda precedente, lo scarto tra quella che è la comoda posizione di “spettatore” di fronte all’opere d’arte classica e quella fondamentalmente più complessa di “fruitore” rispetto alle opere dell’arte moderna e contemporanea, deve essere in qualche modo integrato da un ente preposto all’alta formazione artistica e dal conseguente dipanarsi nel tessuto sociale della predisposizione a diventare protagonista attivo nella rete di relazioni che l’opera d’arte Moderna e contemporanea richiede e stabilisce.

Se possiamo “avvicinarci” all’arte Classica (anche se rimanendo ad un livello superficiale) solamente con l’ausilio dei sensi, e dunque essendo la sensorialità l’intermediazione basilare del nostro costrutto del mondo, all’arte classica ci possiamo avvicinare tutti, per l’Arte Moderna e Contemporanea come precedentemente già esplicato le carte in gioco sul tavolo cambiano perché richiedono altre intermediazioni.

Come si può ad esempio approcciarsi al Modernismo senza un bagaglio culturale precostituito?

Come possiamo comprendere le risposte che da l’arte quando riflette su sé stessa se l’arte non la conosciamo? E a ruota, come possiamo poi capire le manifestazioni della cultura visiva prodotte dal post-Modernismo e dall’Arte Contemporanea? 

Già l’arte Moderna presuppone poi una collaborazione creativa nella relazione con essa, approcciarsene senza la chiave per entrarci ma bensì armati dei pregiudizi di chi usa i parametri dell’arte classica per valutare un arte fondata su paradigmi differenti è una battaglia persa in partenza.

Come provare a svitare un bullone con una moneta da cinque centesimi. 

Figuriamoci se rivolgiamo questo discorso alle complessità dell’arte contemporanea.

Qui il bullone stiamo tentando di forzarlo con una forcina dei capelli.

La mancanza dell’Istituzione come garante dei percorsi formativi dell’Alta formazione artistica, e della relativa e consequenziale diffusione della sensibilità all’arte nella cittadinanza, è un fenomeno di una certa miopia che impedisce al singolo di poter pensare di muovere i passi necessari per accedere a tutta la fitta rete di significati che con fatica si possono individuare nell’Arte Moderna e Contemporanea.

Fin da piccoli ci hanno insegnato che i saperi più importanti si raggiungono con la frequentazione (attravero lo studio) e il consequenziale impiego di forze e tempo (la fatica).

Il Fruitore dell’arte Moderna e Contemporanea non deve essere da meno.

“La mancanza dell’Istituzione come garante dei percorsi formativi dell’Alta formazione artistica, e della relativa e consequenziale diffusione della sensibilità all’arte nella cittadinanza, è un fenomeno di una certa miopia che impedisce al singolo di poter pensare di muovere i passi necessari per accedere a tutta la fitta rete di significati che con fatica si possono individuare nell’Arte Moderna e Contemporanea.”

Il termine artista non è mai stato stabile nel tempo, la forma dell’artista muta in relazione al tempo che abita, possiamo dire che il suo ruolo sociale è dal Rinascimento intermediato dalle Accademie? Questo spiegherebbe forse perché nell’area metropolitana Cagliaritana, sostanzialmente sono ancora considerati lavoratori non nobili, da queste parti storicamente oltre a non esserci ancora nel 2019 un’Accademia, non c’è mai stato Rinascimento e neanche illuminismo…

Riguardo i cambiamenti della figura dell’artista ho dedicato ampio spazio nel libro Instant Arte in quanto queste metamorfosi sono strettamente connesse, e anzi forse determinanti per la storia dell’arte stessa.

Infatti “l’artista viene prima delle opere”.

Sembrerà lapalissiano ribadirlo ma molto spesso ci dimentichiamo quanto lo status raggiunto (o non) influenzi l’autore nella realizzazione del suo progetto artistico.

Solitamente nelle aree dove manca la cultura artistica  è visto come un artigiano, come un mero esecutore con una sapienza puramente tecnica.

Il concetto di “operazione intellettuale”, “originalità” e  “firma” in relazione all’opera d’arte si impongono solo dal Rinascimento.  Addirittura il fare arte viene reputato, nelle sue zone,  come una delle occupazioni “non nobili”.

Questa concezione ci riporta “parecchio” indietro, a un concetto retrogrado per cui l’uso delle mani viene associato ad un mestiere non nobile rispetto ai mestieri “di testa”.

Mi viene in mente la classificazione che i primi romani davano al mestiere del pittore o dello sculture assimilabili a quelli del panettiere o del carpentiere.

Siamo di fronte al padre di Michelangelo che vede nella vocazione del figlio una “perdita di terreno” dello status sociale della famiglia Buonarroti dedita ai mestieri “nobili” dell’amministrazione.

Spero che la tua sia una “provocazione” dettata da una volontà di rottura con l’immobilismo che  aleggia nell’area dove opera.

Per assurdo nell’area Milanese la problematica è forse l’opposta, ovvero c’è una certa ritrosia ad accettare di inserire nei circuiti ufficiali manifestazioni differenti dall’arte Contemporanea. Ovviamente la questione non è culturale ma riguarda il mercato di cui l’arte Contemporanea vuole preservarsi la “fetta” più “consistente”, escludendovi le altre.

 Perché non è corretto, a parer mio, dire che per esprimere il proprio tempo bisogna per forza praticare i linguaggi dell’arte Contemporanea.

Si può osservare il nostro Mondo ancora utilizzando  i linguaggi dell’Arte Moderna o addirittura tentare di guardarlo attraverso un occhio Classico.

Perché queste categorie come spiego un po’ meno sinteticamente nel mio libro, non sono temporali, bensì sono delle tipologie, dei modi diversi di guardare la realtà e di articolare il discorso artistico con grammatiche diferenti.

Quindi, Mimmo, la lotta per l’espressione e la libertà di espressione è intrinseca nello status di artista, proprio perché l’indicazione e la creazione della cultura della libertà di essere è onere e onore dell’artista (ammetto questa essere una dichiarazione forte), più le forme di chiusura sono forti e resistenti, più figure come te che si “battono a viso aperto” sono importanti strategiche e fondamentali:  porta avanti con forza la battaglia attingendo a tutte le sue migliori energie, il sostegno di chiunque ha a cuore l’arte, la cultura e tutto ciò che è libertà ed espressione, non mancherà.

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