Max Mazzoli: escluso perché non sardo

Max, hai ultimamente espresso via social la difficoltà del fare arte in Sardegna, definendo “umiliante” fare l’artista nell’isola, perché questo sfogo?

Lo sfogo nasce da tre episodi che in un momento come questo, mi sento molto fragile moralmente e psicologicamente per motivi personali che non hanno niente a che fare con l’arte, ma che mi hanno reso più sensibile del necessario anche per quanto riguarda la mia attività artistica.

I primi due sono legati al fatto di essere stato rifiutato perché non nato in Sardegna, dove vivo da più di metà della mia vita.

Questo mi ha molto amareggiato, anche perché non ho capito il senso di questa scelta, avrei accettato senza discutere un “non ci piaci”, non ho discusso nemmeno sul “non sei sardo”, non mi piacciono le sterili polemiche, poi ognuno è libero di pensarla come gli pare.

Del terzo motivo non ne posso parlare, anche perché non so come andrà a finire, posso solo dire che mi esaspera la burocrazia, la poca lungimiranza, la supponenza e i piccoli e meschini giochi di potere, quando proponi cose che non potrebbero che portare vantaggi a tutti.

“Rifiutato perché non nato in Sardegna, dove vivo da più di metà della mia vita. Questo mi ha molto amareggiato, anche perché non ho capito il senso di questa scelta, avrei accettato senza discutere un “non ci piaci”, non ho discusso nemmeno sul “non sei sardo”, non mi piacciono le sterili polemiche, poi ognuno è libero di pensarla come gli pare.”

Dal punto di vista pubblico l’isola non ha nessuna politica istituzionale a sostegno dell’arte e degli artisti residenti.

Cagliari è l’unica città metropolitana Europea che ancora non ha un’Accademia di Belle Arti.

Non esistono archivi comunali o regionali che tutelino ricerche e linguaggi dell’arte definendo scuole o traiettorie linguistiche.

Non esistono palazzi pubblici delle arti o palazzi comunali delle arti che consentano all’artista di proporre un suo progetto diretto.

Il problema è forse che la comunità non è educata ai suoi artisti perché niente intorno sembra riconoscerli?

Non mi sembra che la Sardegna sia del tutto chiusa ad un politica di promozione dell’arte, ma certo è che l’attenzione è minima, c’è molto più interesse a promuovere eventi folcloristici e tradizionali.

Ma lasciamo perdere, non sono un amante delle tradizioni e sarei di parte.

Non sono un esperto di strategie politiche, perciò non conosco certi meccanismi, so solo che ci sono tantissimi spazi utili a dare respiro alla creatività, ma la paura di imbarcarsi in avventure politicamente rischiose è forte, credo che il coraggio non sia una voce contemplata in politica.

Poi il fatto, sempre messo avanti del “non ci sono soldi”, per vederli poi buttare in bruttissime e costose opere di arredo urbano che sarebbero state inutili anche per città come Sassari, anche se fossero state bellissime.

Mi hai fatto una domanda complicata, ci vorrebbe troppo tempo per risponderti e inevitabili considerazioni personali forse poco obiettive.

Sono sempre stato un outsider, fuori dai gruppi e dai partiti, non ho mai capito perché Cagliari non abbia un’Accademia, che invece è stata costituita a Sassari.

Sono un ignorante in queste strategie.

Per chiudere, personalmente penso che ci sarebbe bisogno di fare chiarezza, con l’aiuto di critici e figure del settore assolutamente non coinvolti e super partes per educare amministrazioni e cittadini a saper vedere, ma questa è utopia…

mi sembra che siamo molto lontani da paesi in cui gli artisti vengono addirittura stipendiati; l’artista è l’elemento inutile ma indispensabile alla crescita sana e libera di una società.

“Per chiudere, personalmente penso che ci sarebbe bisogno di fare chiarezza, con l’aiuto di critici e figure del settore assolutamente non coinvolti e super partes per educare amministrazioni e cittadini a saper vedere, ma questa è utopia… mi sembra che siamo molto lontani da paesi in cui gli artisti vengono addirittura stipendiati; l’artista è l’elemento inutile ma indispensabile alla crescita sana e libera di una società.”

Eppure vivere nell’isola ha qualcosa di stimolante, sembra d’essere in un Medioevo permanente incapace di tradursi in Rinascimento, mi sbaglio?

Vivere qui è un’altro discorso.

La Sardegna è stato amore a prima vista.

Trasferirmi definitivamente qui è stato come rinascere, la sua bellezza, la sua magia e la sua vivibilità le ho trovate solo qui.

Ho cominciato tardi ad entrare nelle dinamiche di confronto artistico, pur avendo fatto subito amicizia con tantissimi artisti residenti, mi sono sempre tenuto ai margini del grande meccanismo isolano e nazionale dell’arte.

Non è un vanto, anzi, è come se ad un certo punto mi fossi svegliato e mi fossi reso conto che intorno c’era tutto un immenso movimento politico, sociale ed economico che poteva essere cavalcato.

Se avessi prestato attenzione a tutto questo forse non mi sarei mai trasferito in Sardegna…, ma ho sempre avuto più cuore che testa.

“La Sardegna è stato amore a prima vista. Trasferirmi definitivamente qui è stato come rinascere, la sua bellezza, la sua magia e la sua vivibilità le ho trovate solo qui. Ho cominciato tardi ad entrare nelle dinamiche di confronto artistico, pur avendo fatto subito amicizia con tantissimi artisti residenti, mi sono sempre tenuto ai margini del grande meccanismo isolano e nazionale dell’arte.”
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