meMOROia

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Cosa si intende per memoria? Forse il ricordare? La nostra vita personale è fatta di molti ricordi, ma la maggior parte sono intimi e personali, possono anche essere condivisi con alcuni parenti o familiari, ma pochi di questi diverranno la memoria condivisa che verrà celebrata dai molti. A distanza di 40 anni della morte di Aldo Moro mi sono voluto concentrare sul mio primo ricordo personale che potesse essere considerato memoria: “Ricordare la memoria”.
Avevo sei anni e stavo cominciando ad imparare a leggere e scrivere e per esercitarmi leggevo i grossi titoli dei giornale locale che la mia famiglia comprava la “Gazzetta del Sud” e le prime pagine del giornale erano dedicate a lui Aldo Moro. Vedo ancora nella mia mente la polaroid scattata dai rapitori sulla prima pagina del giornale. Io bambino cercavo di capire qualcosa di questo nonno, personaggio politico importante, che alcuni cattivi, le Brigate Rosse, avevano rapito uccidendo la sua scorta. Respiravo l’angoscia che proveniva dai telegiornali e spiavo i discorsi dei grandi: nel pianerottolo, mia mamma dava il giornale alla vicina che non aveva fatto in tempo a comprarlo e commentavano la drammatica vicenda. Io tifavo per lui speravo che lo trovassero e lo liberassero… ma poi le cose non andarono così…
Quando ero a Roma, ormai più grande, mentre studiavo teologia, in più di un occasione vidi Eleonora Moro, non la collegai alle struggenti lettere del marito dalla prigionia, e per un senso di grande rispetto per ciò che aveva subito, credo di averla appena salutata. Mentre i miei colleghi me la additavano come la moglie del grande statista, io vidi in lei solo la simpatica vecchietta.
Proprio le lettere dalla prigionia ci restituiscono i ricordi le sensazioni intime e personali dello statista durante la prigionia, e ci restituiscono un Aldo Moro, uomo che teme per la sua vita, cristianamente preziosa come quella di ogni uomo, ma teme più di lasciare la sua famiglia, che ha bisogno di lui, che ha trascurato per l’impegno politico. Un Aldo Moro che si sente isolato e tradito proprio da coloro a cui ha dedicato il suo impegno maggiore, questi che non lo vogliano salvare per un’astratta Ragion di Stato. E questa sensazione intima personale – dopo la divulgazione dell’intero epistolario, non tutto recapitato, – diventa memoria di un intero popolo italiano e sostituisce l’opinione dei politici e dei mas media dell’epoca che diceva: “Con i terroristi non si tratta!”
Ma la Memoria come mi insegnano i miei studi di teologia ha anche un valore liturgico è il ricordo dei Santi nella celebrazione Eucaristica. Forse non tutti sanno che Aldo Moro è Servo di Dio e si è già aperto il processo per la Beatificazione. Strano per un uomo sicuramente di fede cattolica ma che aveva un grande senso laico dello stato, fino a non riconoscere allo stato stesso, la necessità del suo martirio politico!
Perciò quando facciamo memoria trascendiamo il ricordo puntuale dei fatti dandogli una nuova aurea simbolica e significativa a volte travisandoli. Le Brigate Rosse i rapitori e gli esecutori dell’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta ormai sono Brigate Celesti, la colpa della morte di Moro è della DC che non l’ha voluto salvare o dei servizi segreti deviati o forse della P2… Non facendo le domande giuste, non analizzando le fonti della memoria, tutto può essere travisato, e la memoria e il ricordo si allontanano sempre più dal veritiero.

Federico Cozzucoli

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