Milioni d’artisti

Milioni d’artisti
 
Il sistema dell’arte è un sistema ignorante, rincorre lavori immediatamente identificabili, aumenta la domanda di artisti (vivi o morti che siano) in relazione all’aumento dei collezionisti, collezionisti che più sono ricchi, volgari e giovani e più imitano il gusto collezionisti dei vecchi come investimento.
Il mercato del distinguo è fatto dell’appetibile e del glamour, la rivoluzione che si cerca è già passata, assestata economicamente in altri tempi e altri luoghi, la cosa importante è non mettere a fuoco la potenziale rivoluzione presente.
Scoprire un artista al di fuori di grandi interessi economici richiede apprendimento e passione, nella mia vita ho conosciuto (lo scrivo senza vergogna) un solo collezionista così, un collezionista che con spirito di ricerca si è privatamente avvicinato al mio lavoro, ma so che si è trattato di un episodio anomalo, di un vero appassionato d’arte che non investe in figure canoniche e preconfezionate, non ha l’indole del rivolgersi a giovani artisti e si muove con forza lontano dai galleristi, dai collezionisti e dagli opinion leader, crea in autonomia la propria collezione con il proprio gusto e il rischio d’isolarsi.
Lo scenario futuro del sistema dell’arte è denso, i nuovi artisti crescono e ingrossano le file di un esercito mai visto prima d’ora, non si aggregano e lottano per affermarsi l’uno sull’altro.
Soltanto in Italia gli artisti “certificati”, con un valore di mercato e una quotazione, sono 50000, in percentuale si prevede che in Cina tra qualche anno saranno un milione, questo milione d’artisti futuri cinesi oggi si stanno formando frequentando le nostre Accademie, con pseudonimi hanno già invaso il mercato dell’antiquariato e delle scene di genere a olio con quadri che costano centinaia di euro per gli appassionati.
Globalmente il numero degli artisti è destinato a crescere, complice anche l’allungamento della vita media, cercherà anche l’approccio individualistico e privatistico e gli artisti locali, che si chiamino Sciola o Pilittu, saranno naturalmente esclusi, chi arriverà dopo di loro sarà ancora più marginale, avrà possibilità contrattuale e di contrattazione nulla.
Con questo scenario, da folle, persisto nel rivendicare l’orgogliosa libertà delle avanguardie, ma è proprio questo che mi ha confinato in quest’isola, che di fatto dinanzi a tutto questo è oggettivamente indietro nel tempo.
L’artista professionista è già oggi diplomatico, politico, conservatore, reazionario, blandamente e banalmente innovativo, è un suddito pronto a consegnarsi a proletari dell’intelletto, non è un attore protagonista dei suoi scenari, è merce, è volgare materiale umano.
Milioni d’artisti lotteranno per essere famosi, cultura e ricerca nel nome di questo saranno sempre più marginali e assenti dai grandi dibattiti, l’artista non sostenuto dal privato e al servizio del suo pubblico o del pubblico verrà considerato folk dinanzi al figo Banksy di turno dalla visibilità planetaria, eppure proprio questo stato di cose avrà come unica differenza e distinguo culturale il lavoro dell’artista residente, che va reso libero e autonomo nella ricerca per fare fronte alla massificazione del gusto in corso, in tal senso servono lavori di rete che sappiano incidere sulla politica locale e nazionale, la politica locale deve tutelare i suoi artisti, deve farlo in termini di linguaggio e non di finanza, l’alternativa è la soppressione e la sudditanza del pubblico rispetto al privato, siamo davanti alla fine possibile di modelli di culture e di ricerche vive.
L’artista obbediente sarà il futuro, anche quando si proporrà come il Banksy e l’Ai Weiwei di turno, con tematiche e poetiche politicamente ben accette da tutti.
Il canone dell’arte che verrà e che è già presente?
Ruoterà su due cardini:
– Alterità incondizionata
– Manipolazione della libertà
A tutto questo ho risposto con l’immobilismo isolano, nella direzione diametralmente opposta, coltivando la convinzione che l’artista vero è quello che risiede e radica il suo lavoro dove vive e lavora, è internazionale se sa essere locale, solo in questa maniera resisterà la dialettica delle idee e sarà possibile non omologarsi.
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