“Miserabili della porta accanto”

“IL FUTURO PRIMA O POI TORNA”

tuona minaccioso Renzifonzi!
E non c’è niente da ridere.

Ha ragione, il miserabile!

Il futuro non è mai andato via.

Il futuro è nei miei contatti piddini che lo hanno appoggiato, in quelli che l’hanno temuto e son rimasti zitti zitti come don Abbondio, in quelli che non l’hanno appoggiato ma l’hanno difeso perché si son cagati sotto.
Il futuro è il miserabile della porta accanto… mediocre, viscido, senza dignità, tremendamente irrevocabile.


Il pastore è un professionista che si forma attraverso generazioni di conoscenze derivanti da una simbiosi profonda con la terra, con le stagioni, con l’armonia dell'”andare e venire delle cose”.

La sua è un’umanità complessa, costruita intorno all’intrecciarsi del saper antico e di quello moderno, è l’arte antica del navigare l’alito della Terra, il respiro possente del Drago.
Attraverso queste conoscenze antiche ha nutrito, allevato, mandato a studiare generazioni di giovani.

Per dirla con parole moderne ha elargito economia e dignità ai figli dei figli dei figli dei figli…

Il miserabile della porta accanto, che ride del pastore che sbaglia i congiuntivi perché parla la lingua della terra e del Drago e non quella dei servi, è un uomo incapace di sopravvivere in natura, un prodotto deforme del capitalismo consumista e del clientelismo.

Non sopravviverebbe un solo giorno in montagna, non potrebbe stare in piedi un solo minuto di fronte all’alito della Terra e al respiro del Drago.

Il miserabile della porta accanto vive, mangia e insulta gli altri uomini solo perché altri miserabili riuniti in lupanare chiamate partiti, gli hanno regalato un lavoro generalmente inutile e parassitario.

Quando da ragazzini, alla fine degli anni ’70, intervistavamo i vecchi partigiani, quelli veri (non i renziani iscritti all’ANCI), uno di loro ci diceva sempre:
“Dovesse esserci un nuovo 8 settembre, non dovete essere presuntuosi, non andate a cercare Mussolini in persona, occupatevi del miserabile della porta accanto.”


 

Più del 70% degli operai dell’Ilva hanno votato M5S nonostante il partito sia per la chiusura degli impianti.
Gli operai non sono più gli ignoranti che sbavano per un lavoro qualsiasi che uccide loro e i loro figli, come hanno sempre creduto i maschi alfa di Sel nostrani e i vari segretari della Cgil sarda.
Gli operai si evolvono, crescono, prendono consapevolezza, lentamente, ma quando lo fanno sono in centinaia di migliaia a mandarvi a quel paese.

Antonio Musa Bottero


 

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