Mister Kuma: Il rap mi calma!

Mister Kuma: Il rap mi calma!

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“La Sardegna, tende a urlare una rabbia molto legata alla mancanza di una vera e propria indipendenza, della mancanza di sbocchi. Da noi ci si unisce per una causa comune ma poi nelle singolarità nascono sempre storie e problemi, per chi vuole provare a elevarsi dal resto, le porte son quasi sempre chiuse, chi ha successo anche fuori dall’isola,ad esempio, generalmente è più odiato che amato, almeno sinché non muore”.

 

 

Partiamo dalla tua formazione, sei un isolano che vive e lavora a Milano, dal punto di vista dialettico dei linguaggi isolani, qual’è la differenza tra le due scene?

Riusciamo a compararle?

Sono due realtà completamente diverse.

La Sardegna, tende a urlare una rabbia molto legata alla mancanza di una vera e propria indipendenza, della mancanza di sbocchi.

Da noi ci si unisce per una causa comune ma poi nelle singolarità nascono sempre storie e problemi, per chi vuole provare a elevarsi dal resto, le porte son quasi sempre chiuse, chi ha successo anche fuori dall’isola,ad esempio, generalmente è più odiato che amato, almeno sinché non muore.

Milano è una metropoli, anche se non grandissima, tra l’altro una capitale finanziaria e una terra dove c’è gente che viene da tutto il pianeta, se davvero vuoi puoi, in poche parole, sempre se ti va di buttarti in certe situazioni.

Io sono uno di quelli che non ha mai bussato alle porte, ho sempre visto la musica come un aiuto per vivere e non l’unica soluzione.

Vedi a Milano ti può capitare la serata in discoteca e la sera dopo al centro sociale e nessuno si scandalizza, anzi al massimo pensano “guarda, uno dei nostri ce la sta’ facendo”, da noi o stai con quelli o stai con quegli altri, sennò ti tirano le uova, mediamente è così.

A Milano, il più degli artisti, o almeno di quelli che ritengo tali, chiedono la semplice libertà di avere e di autogestirsi degli spazi e la libertà di essere se stessi, che in una grossa città non e’ mica roba facile.

I tuoi testi hanno la caratteristica di essere melanconicamente divertenti, quasi come fossero blues, è così piacevole ritrovarsi nella melanconia? Quanto di isolano c’è in questo atteggiamento di ricerca poetica?

C’è molto di isolano, non c’è cosa piu’ sarda, di stare da solo sopra una roccia di campagna o al mare, stare in silenzio per ore ad ascoltare e osservare, sentirsi piccoli e inutili e ridere di se stessi e degli altri, ma sopratutto di se stessi.

Io vengo da un paese di Rocker’s e Metallari, quindi questo tipo di approccio fa parte della mia crescita.

In parte credo ci sia anche lo zampino di mio Padre, per tutta la vita, sinché ha vissuto, mi ha recitato i poeti Sardi, ma non chiedermi i nomi e le frasi, ormai le ricorderei solo risentendole, mi raccontava anche delle sfide tra i poeti, da me si fa’ ancora, altro che Eminem.

Comunque piano piano sono arrivato a recitargli le mie e si prendeva bene, gli piacevano.

Non cerco la poesia,cerco tranquillità, scrivere dei migliori e dei peggiori lati umani, mi calma, chissà, forse se non lo farei darei fuoco anch’io a un Mc Donald.

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“Non c’è cosa piu’ sarda, di stare da solo sopra una roccia di campagna o al mare, stare in silenzio per ore ad ascoltare e osservare, sentirsi piccoli e inutili e ridere di se stessi e degli altri, ma sopratutto di se stessi”.

 

Non posso non chiederti dell’Expò di Milano e dei black block.

Cosa è successo realmente?

L’Expò è un botto di soldi che arrivano per mettere a posto un po’ di cose in città, far arrivare  turismo e creare giro di soldi, in modo da lavorare un po’ tutti e far ripartire le cose, allo stesso tempo e’ il solito magna magna.

Cosa ci sia di reale o di meno reale , proprio non lo so.

I Black Block e la manifestazione?

Ero a lavoro, non ne so niente.

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“L’Expò è un botto di soldi che arrivano per mettere a posto un po’ di cose in città, far arrivare turismo e creare giro di soldi, in modo da lavorare un po’ tutti e far ripartire le cose, allo stesso tempo e’ il solito magna magna”.

 

 

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