MMA, RAZZISMO, PREGIUDIZIO VERSO I GIOVANI E DELIRIO SOCIAL

L’OMICIDIO DI COLLEFERRO: MMA, RAZZISMO, PREGIUDIZIO VERSO I GIOVANI, DELIRIO SOCIAL
I fatti sono noti.
Tralasciando quindi la mera cronaca, è interessante analizzare come ha reagito l’opinione pubblica all’evento. Lo faremo per punti:
– I 5 ragazzi implicati nell’omicidio erano già noti alle forze dell’ordine per essere un gruppo abituato ad esercitare la violenza nella zona di Colleferro.
Non una baby gang né una banda nel senso vero e proprio del termine, ma un gruppo dedito al bullismo per fini ludici.
La gratuità della violenza era quindi uno dei tratti distintivi del loro agire. Nonostante questo, l’opinione dei loro compaesani è che fossero bravi ragazzi con la mano un po’ pesante: segno che il loro agire nell’ambiente sociale di riferimento è considerato normale e non deviante.
Stranamente né i quotidiani né l’opinionismo (professional o meno) ha fatto notare questo piccolo particolare.
– Il fatto che i 5 praticassero MMA ha dato stura ad un’odio generale e politicamente bipartisan nei confronti degli sport da contatto, visti come scuole di violenza gratuita, bullismo, criminalità.
Un’opinione a cui i praticanti di tali sport hanno risposto sostenendo che tali discipline insegnino l’autocontrollo, l’onore, ecc.
Entrambi i fronti sembrano incapaci di inquadrare quale l’humus sociale degli sport di contatto in Italia ed in particolare dell’MMA: gli sport da contatto in Italia non sono tradizionalmente una peculiarità del sottoproletariato come invece è nella cultura USA (fa parziale eccezione la boxe, ma qui non ci interessa il perchè) essendo praticati solitamente da figli della classe media più o meno abbiente.
Tipicamente italiana è invece l’equazione pavloviana fra sport da contatto ed estrema destra, frutto di un retaggio risalente a decenni fa e duro a morire, che non ha più alcun riscontro nell’ambiente delle palestre e dei loro frequentatori.
L’MMA in questo è paradigmatica proprio perché è il primo sport da contatto ideologicamente postmoderno, e per statuto non ha alcuna etica dell’onore, dell’autocontrollo, ecc essendo venduta e praticata come una pura tecnica che mixa spettacolarità e bodybuilding.
Non a caso nei profili social dei 5 le foto raffiguranti le loro attività in palestra sono accompagnate da frasi motivazionali di stampo USA e non da citazioni dell’Hagakure o di famosi sensei: il loro riferimento cinematografico è “Pain&Gain” di Michael Bay e non “Karate kid” o “Rocky”.
– Scorrendo i profili social dei 5 assassini, la prima cosa che balza all’occhio è che il loro look, l’outfit e le pose sono identiche a quelli dei carabinieri della caserma di Piacenza, dei protagonisti di film come Gomorra e di serie come Suburra, dei trapper nostrani:
un’immaginario che pesca dall’estetica piccolo mafiosa meridionale e dal mondo del fitness/bodybuilding da strapaese.
Un’estetica maschile ormai diventata uno standard e ritenuta nuova norma, nonostante la sua origine rimandi in maniera evidente al mondo della piccola criminalità più o meno organizzata.
– L’ultimo punto è il riassunto di quelli precedenti: è evidente dalla narrazioni dei media e dai commenti social come manchi completamente un’idea di cosa facciano, pensino e come si vestano e posino gli under 30 in Italia, se così non fosse qualcuno avrebbe notato che i 5 di Colleferro sono disturbanti proprio perché sono il nuovo standard, e ragazzi identici a loro affollano le università, le discoteche, le palestre e le movide di tutt’Italia, da nord a sud passando inosservati e non massacrando coetanei a caso per divertirsi.
La domanda che dovremmo farci è quindi: perché se questa è la nuova norma, in quel luogo e quell’ambiente è accaduta la tragedia e non altrove?
Federico Leo Renzi
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