Muore il monumento ma non la Scultura

Muore il monumento ma non la Scultura

Questo secolo ha liberato la Scultura, la Scultura convive con la sua negazione e la sua non monumentali, dissacra se stessa.
Questo è il secolo dell’abbattimento della Scultura retorica e monumentale, pensate agli Stati Uniti a Baghdad Saddam, alla primavera Araba o al crollo dell’Unione Sovietica, pensate all’Isis, la ribellione passa per l’abbattimento del monumento Stalin, Lenin, Saddam, Gheddafi…
La scultura di questo secolo ha questo complicato compito, essere monumentalmente antimonumentale, simbolica e condivisa e non imposta simbolicamente.

La Scultura in questo secolo è costretta a confrontarsi con la storia e con la sua storia, è uno strumento finalizzato a tutelare democrazia e dignità.
Oggi lo Scultore non può sfuggire a quello che la pittura aveva già conquistato socialmente nel secolo scorso con artisti come Goya (“La fucilazione”), Delacroix (“La libertà che guida il popolo”) o Picasso (“Guernica”).
La Scultura deve accettare in questo secolo di essere stata la maestra delle comunità, ma d’avere perso il ruolo sovrano monolitico, oggi è strumento dialettico di dialogo che non s’impone a nessuno ed è sempre in grado di risorgere.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail