MURAT ONOL Intervista di Lalla_ontheclouds

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MURAT ONOL Intervista di Lalla_ontheclouds

Iniziamo a conoscere gli artisti che saranno coinvolti in TRA ART_PROVE GENERALI D’ARTE CONTEMPORANEA e attraverso una serie di incontri e interviste scopriremo insieme le ragioni profonde del loro lavoro, la necessità intima che li muove, li conduce di piazza in piazza, di galleria in galleria, fino ai luoghi meno battuti dalle sperimentazioni artistiche e visive.
Incontro gli artisti MURAT ÖNOL, INA RIPARI e ENZO CORRENTI dopo il sopralluogo nel paese che sarà teatro dell’evento TRA ART.
Si vede che il paese gli è piaciuto, che hanno ricevuto stimoli adatti alle loro corde e ciascuno di loro sta cominciando a immaginare azioni artistiche che si aggancino e integrino con quelle strade, quegli scenari e le atmosfere del posto. Questa prima intervista è rivolta a MURAT ÖNOL, artista turco, nato a Istanbul nel 1971 e residente in Italia da quindici anni. Come si legge sul suo sito, ÖNOL è attivo nella realizzazione di installazioni e video installazioni, come performer, pittore e fotografo. Ha fondato i gruppi artistici La banda umana e Verso, insieme a Lauraballa; scrive d’arte, di politica e sociale sulla rivista pratese Scheda. Fa inoltre di parte di quel gruppo di artisti che si è dato appuntamento negli ultimi anni alla Carrozzeria Rizieri di Pontedera, officina artistica e luogo di incontro delle correnti emerse e sommerse che si muovono nel grande mare dell’arte contemporanea.

Quali idee ti ha suggerito il sopralluogo a Casciana Alta, che sarà teatro dell’evento TRA ART?

Probabilmente partirò dallo spunto che mi hanno dato le tante cartoline VENDESI appese alle case del paese. Sto ancora pensando a come sviluppare questa idea ma credo che sarà una performance che si svolgerà nell’arco di tutto il pomeriggio e che avrà come protagonista proprio una persona che si vende.

Sei rimasto colpito vedendo che molte case sono in vendita?

In realtà ho visto vari altri paesini che sono in una condizione simile. Per esempio Arcevia, nelle Marche, vicino a Fabriano, è un altro paese piuttosto isolato e anche lì stanno tagliando molti servizi come le poste o l’asilo; così i giovani vanno via. Sono posti bellissimi che talvolta vivono situazioni difficili. Casciana Alta da una parte è in una condizione migliore perché è abbastanza vicina ad altri paesi, a Pisa e a Pontedera.
In generale, comunque, il tema del vendersi mi sembra interessante. Oggi c’è una situazione di precarietà che si riscontra sia a livello lavorativo che esistenziale. Questa precarietà contraddistingue un po’ la condizione umana attuale. Ognuno in qualche maniera diventa padrone di se stesso ma anche schiavo di se stesso. Io sono sempre stato un lavoratore indipendente, ormai da 18 anni (Murat Önol lavora per il cinema come traduttore n.d.l.) conosco abbastanza bene il discorso della precarietà, non è una cosa nuova, ma il mondo del lavoro è cambiato parecchio, e oggi la precarietà è entrata nelle nostre vite private e le ha cambiate in maniera più radicale. È una situazione molto pesante.
Questo è il tema che mi ha suggerito la visita al paesino, poi vediamo se esce fuori qualcos’altro…

Come intendi il rapporto con il pubblico di Casciana Alta, magari non abituato a queste forme di espressione artistica?

Il rapporto con il pubblico è sempre complesso. Io sono abbastanza fortunato perché nelle mie performance faccio spesso riferimento a una ritualità e in un paese cattolico le persone sono abbastanza abituate a un discorso rituale.
Uno prova. E’ difficile sapere prima se arriverà qualcosa.

Come lavori su questa ritualità? Ti servi di fonti iconografiche precise o sono tue rielaborazioni personali?

Dipende molto dalla performance. Sono molto interessato alla teologia intesa come forma di linguaggio; in alcune performance ci sono fonti precise -come nel lavoro con Ina Ripari presentato a Prato a gennaio di quest’anno, in cui ci siamo rifatti testualmente alla Pietà di Michelangelo. In altri casi ci sono movimenti e azioni che hanno altre opere e immagini come lontano riferimento. In questo modo per le persone diventa più facile entrare in quel mondo.
Il mio intento è quello di rifare quel mondo per distruggerlo sotto gli occhi del pubblico.
E ricreare tutto. Ecco qual è l’intenzione finale.

Qual è la tua misura personale per sentire che una cosa arriva? Che un gesto, un’immagine, una frase hanno la forza di raggiungere chi guarda?

Nessun artista lo sa. In realtà c’è solamente un’intuizione. Si può parlare anche di una pazzia, una fissazione. Non c’è mai la garanzia. Uno segue la sua strada, alla fine si buttano i dadi per ciascuno di noi. Lo so che oggigiorno vogliamo calcolare tutto, prevedere tutto, tutto deve essere spiegabile, però in molti casi si dimentica che le arti visive o le performance non sono scritte per il semplice motivo che se ciò che si voleva esprimere si fosse potuto scrivere sarebbe stato scritto, non si sarebbe fatta una performance o un quadro. Tante volte quel che si voleva dire con quel quadro è inspiegabile. Poi mi rendo conto che c’è una richiesta verso gli artisti, ma non solamente verso gli artisti, verso tutti, a “spiegare”.
Allora si chiede “che cosa volevi dire qui?” “cosa volevi dire con questo”.
I rapporti in generale sono diventati molto complicati, si è perduta fiducia tra le persone e allo stesso modo si è persa anche fiducia tra artisti e pubblico.
Alla fine se ne può parlare anche molte ore ma io non lo so. Non so nemmeno io per quale motivo faccio queste performance.
Faccio quello che so fare.

Ci pensa un po’ su, poi aggiunge:

Poi – è vero – è molto discutibile anche se so fare questa cosa. Magari alla fine si capirà che tutto era una grandissima cazzata e sparirà tutto.

Ci mettiamo tutti a ridere, io, Enzo e Ina che assistono all’intervista, Andrea e Eva che ci ospitano per questo incontro, e con quest’ultima affermazione Murat conquista la mia simpatia e accende ancora di più la mia curiosità di vederlo all’opera.
Tra i tanti temi che sono usciti fuori da questa chiaccherata quello del rapporto di fiducia tra un artista e il pubblico mi sembra tra i più interessanti.
Anch’io entrando in questo mondo mi muovo con la circospezione di chi entra in un territorio sconosciuto, di chi vorrebbe almeno una Lonely Planet per orientarsi e le viene risposto che guide non ce ne sono.
Tirano i dadi gli artisti, tirano i dadi gli spettatori che non hanno dimestichezza ad entrare in questa dimensione “altra” e ne restano talvolta irrigiditi, proprio come me.
Eppure questa idea che ci sia in gioco un rapporto di fiducia in qualche modo mi rincuora e un artista che è disposto ad avanzare per assurdo l’idea che tutto sia “una grandissima cazzata” mi fa partire con l’idea che ci sia tutto da guadagnare.
E che alla fine l’arte, e tanto più le arti performative, possono essere intese prima di tutto come uno spazio di incontro.
E allora provo a immaginare così TRA ART, questa giornata di Prove generali d’arte contemporanea , come un Parco in cui, come da bambini, si fa il gioco della fiducia: ci si butta addosso e ci si sostiene a vicenda.
E mi faccio un film in cui vedo piazze, corti e cantoni di Casciana Alta in cui si mostrano le più svariate e visionarie forme di questo gioco. E dove gli artisti imparano a fidarsi del loro pubblico e il pubblico impara a fidarsi degli artisti.
Ma che bello essere umani.

 https://www.facebook.com/TRAART2016/

Inserito da Enzo Correnti

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