Museo a cielo aperto? Basta!

Museo a cielo aperto? Basta!

Cultura e ricerca artistica Cagliaritana, oggi vuole dire poco, molto poco, si tratta di una coperta troppo corta, se chiamata a dovere coprire i vari aspetti della realtà dei linguaggi artistici contemporanei.

L’isola appare agli artisti in formazione una prigione dalla quale necessita evadere, quasi come fosse una fabbrica di produzione del bisogno necessario d’evadere e migrare.

Alta Formazione Artistica residente,

vorrebbe dire uscire dai limiti imposti dalla propria cultura, a prescindere dalla residenza, con la giusta consapevolezza della mobilità del linguaggio e delle tradizioni, come necessità per incontrare l’altro.

Linguaggi e ricerche artistiche non sono mai chiusi nei territori dove si generano, dialogano con l’altrove pure appartenendo a orizzonti linguistici e culturali differenti; sono estensioni d’esperienza e conoscenza, partono da un orizzonte linguistico e culturale pronti a muoversi in altre direzioni.

Linguaggi dell’arte e artisti, hanno sempre dialogato tra loro, hanno attraversato traffici e nodi di scambio di ogni genere; si sono mossi tra guerre, deportazioni, prestiti, contaminazioni, equivoci, presiti, distensioni, resistenze, dissidenze e testimonianze; sono stati seppelliti sotto la rovina della storia per poi riemergere e continuare dialoghi e ricerche interrotte.

La quotidianità dell’arte fatta ricerca, è ovunque, in ogni cultura locale, sotto forma di ricerca progettuale e creativa dell’insondato.

I linguaggi dell’arte hanno da sempre, la prospettiva strabica, guardano al passato come sogno identitario mai pervenuto, e al futuro con il quale si sviluppano in progetti: questa sarebbe l’Accademia di Belle Arti di Cagliari!

La tanto declamata e decantata cultura isolana, a Cagliari si traduce, in un complesso d’idee e simboli, comportamenti e disposizioni, acquisizioni e selezioni, condivisioni rituali nella pratica immobili nel tempo e a disposizione del mercato del migliore offerente; Accademia vorrebbe dire rendere questo mobile e nomade, nell’interesse della cultura artistica come pratica di senso comune, principale bene di condivisione dell’umanità.

Cultura non è stasi e riproduzione; cultura è incrocio di conoscenze, credenze, arte, morale, costume e abitudini sociale dell’uomo e degli uomini; trasmissione, acquisizione e condivisione culturale, vuole dire immagini tradotte in simboli;

l’uomo contemporaneo si muove tra immagini, circola e si orienta tra immagini e simboli, come stesse guidando un autoveicolo in qualsiasi città del mondo.

Il carattere simbolico della cultura tradotta in immagini, vive in piazze, mercati e spazi pubblici; l’Accademia di Belle Arti è un trasmettitore elettrico, vive di relazioni, transiti, resistenze e residenze; non accumula tradizione, è viaggio oltre la soglia del limite della tradizione.

Cagliari senza l’Accademia è cultura senza connessioni e relazioni, è ingabbiata nella formula del Museo a Cielo Aperto, che la congela in una tradizione immobile e immutabile, e in questa maniera viene percepita dall’altrove.

Il linguaggio dell’arte è il diapason che consente a un gruppo di musicisti l’accordo, non è mai identitario, è realtà culturale che produce somiglianza e condivisione, ma mai uniformità.

L’identità, quando è uniformità, è seriale, è industriale, è la mia t-shirt nike, ma non il mio genoma.

I linguaggi dell’arte, come fatto culturale oltre l’identità, prevedono sempre la via d’uscita dal limite, non recintano mai in cinture di castità.

Nell’isola la cultura si è ridotta a identità, il Museo a Cielo Aperto ha chiuso e recintato la ricerca artistica residente; l’Alta Formazione Artistica a Cagliari, è l’unico sentiero possibile per la mobilità sociale, è il volo per viaggiare fuori dalla propria cultura; senza Accademia, a Cagliari e nell’isola, continuerà a imperare l’idea dell’identità identica, non è vero, è una menzogna a dimensione analfabeta dell’arte.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail