Natale: Bandiera rossa ammainata

Avevo esattamente 27 anni quando 27 anni fa venne ammainata l’ultima Bandiera Rossa dell’Unione Sovietica.

Il mondo finisce nelle mani dell’imperialismo americano e del capitalismo più feroce.

I partiti di sinistra di tutto il mondo appassiscono, muoiono, vengono sostituiti da partiti fantoccio di ispirazione liberista e capitalista.

Le loro fila vengono epurate da personalità e militanti che sino ad allora si erano battuti per gli ultimi, i poveri, i discriminati.

Al loro posto le “nuove sinistre” vengono rimpinguate di immondi figli di puttana e avventurieri che si battono per se stessi e per le forze preponderanti del capitalismo.

Spregiudicati, orgogliosamente immorali, arroganti, suddivisi in feroci bande sparse in perenne lotta tra loro ma tutte al servizio del capitale e delle grandi elite finanziarie.

Il nostro buio profondo, il nostro ammaina bandiera, anticipa di molti mesi quello sovietico, ed è rappresentato dalle storiche lacrime di Occhetto, il 4 febbraio del 1991, di fronte a Pietro Ingrao, un gigante di dignità ed eleganza che saluta e se ne va, lasciando quell’ometto lì a pisciarsi addosso dagli occhi.

Quel tanfo di piscio non è più andato via e lascia segni profondi e devastanti nella pelle dei lavoratori, dei giovani, degli studenti, dei malati, dei pensionati, degli ultimi.

Ma a breve la devastazione colpisce al cuore anche la classe media e il tessuto portante della nostra economia, quell’alveare operoso della piccola e media impresa manifatturiera, campo d’azione della dura lotta operaia e dalla dialettica di classe tra mondo operaio e mondo imprenditoriale rappresentata dai due grandi partiti popolari: PCI e DC.
Le nuove sinistre fantoccio fanno a gara per ossequiare il nuovo capitalismo dominante, e diventano la mano armata del più feroce neoliberismo globalista.

Svendono enormi fette del patrimonio dello Stato (industriale, dei trasporti e delle telecomunicazioni) ad avventurieri dell’imprenditoria come i Riva, Colaninno, Trochetti Provera, Cirio, Benetton…

La lotta di classe tra ricchi e poveri, tra privilegiati ed emarginati, tra dominanti con sempre più poteri e dominati con sempre meno diritti, viene sostituita da finte lotte di liberazione da fantasmi inesistenti creati ad arte, da anestetizzanti guerre tra poveri fondate su differenze di razza, di sesso, di gusti sessuali, finalizzate a destrutturare la società e a spegnere la coscienza di classe.

Le nuove sinistre fantoccio appoggiano attivamente tutte le guerre americane per il controllo delle materie prime e del petrolio, guerre di conquista selvaggia che hanno destabilizzato il mondo, devastato immensi territori, culture e nazioni e gettato nella fame, nella disperazione e nella condizione di odio e guerra permanente centinaia di migliaia di esseri umani.
Il risultato finale di quell’ammaina bandiera del Natale di 27 anni fa è una sequenza impressionante di crisi economiche e depressioni, sino alla mega crisi del 2008, la più devastante dell’ultimo secolo, quella che negli ultimi dieci anni ha portato al più poderoso spostamento di ricchezza dalle mani dei lavoratori e della classe media nelle mani di pochissime elite finanziarie che oramai, come Mangiafuoco, controllano e pilotano le classi dirigenti prodotte in farsa da un involucro democratico svuotato di ogni sostanza.
Quell’indecoroso tanfo di piscio che viene fuori dalle lacrime di Occhetto… lo sentite? È ancora forte, è ancora qui, ancora oggi presente nella campagna elettorale sarda per l’elezione del prossimo pupazzo certificatore della svendita dell’isola.
Buon Natale.

Antonio Musa Bottero

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