NEC CAPUT NEC PES SERMONI APPARET

NEC CAPUT NEC PES SERMONI APPARET

La trasmissione era “un giorno da pecora” e, come scriveva Plauto, “nomina sunt consequentia rerum…”.

Che poi ognuno abbia e debba avere massima serenità nell’esprimere o meno le proprie preferenze di voto è cosa talmente ovvia ai miei occhi che mi potrei tatuare il braccio con tale dichiarazione.

Detto ciò, al margine di ciò che ormai non ci si aspetta più da un rappresentante delle istituzioni, la faccenda curiosa sta nelle motivazioni del “forse voto forse ma non voto NO”.

E, come riporta la didascalia della foto, l’àncora del “non voto NO” sta in un ipotetico impedimento, nel

“Non posso realizzare un pezzo di riforma con la città metropolitana e poi esprimermi per il no, il giorno dopo dovrei dimettermi”.

Io capisco che un amministratore della città più importante dell’Isola abbia davvero poco spazio a disposizione per il proprio tempo libero, farsi passeggiate, vedere gli amici, bersi un aperitivo da qualche parte toga della città.

Lo capisco, davvero.

Ma almeno 10 secondi si possono trovare?

Cioè.. 10 secondi è il tempo che basta per leggere l’articolo 114 della Costituzione, Parte II, Titolo V. Quello riformato nell’ottobre del 2001.

Quella parte della Costituzione che prevede già le città metropolitane quale organo costituzionale. 

Esistono già.

Con il voto non c’è nessuna possibilità di interferire su edificazione di pilastri della democrazia già ben piantati per terra.

Rischiare di non andare in Senato sì, quello sì…

Ecco.

A volte bastano 10 secondi per trovare scuse migliori per schierarsi per il “forse voto forse”.

Come diceva sempre Plauto, “nec caput nec pes sermoni apparet”.

E ho citato Plauto e non Catullo, che mi stava per fuggire un “Ista cum lingua, si usus venias tibi…”

Marco Zurru

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