NEOCONSERVATORISMO: IL RAPPORTO CON LA RELIGIONE

TEORIA DEL NEOCONSERVATORISMO: IL RAPPORTO CON LA RELIGIONE (parte III: essere laici con il vangelo in mano)

Veniamo dunque ad un punto molto dibutatto dopo il congresso di Verona, ossia il rapporto fra partiti neoconservatori e cattolicesimo.

Secondo alcuni commentatori questo sarebbe un rapporto di pura osmosi, o un’incrinabile santa alleanza basata su un programma in comune.

Spiegherò brevemente perché è un’interpretazione sbagliata, basata su un pregiudizio che vuole il popolo italiano eternamente legato alla chiesa cattolica e alla sua etica.

Il processo di secolarizzazione, che Pasolini descrisse già come molto avanzato negli ’70 dopo la vittoria del referendum su divorzio e aborto, è arrivato al suo logico compimento: secondo rilevamenti sociologici recenti solo il 10% della popolazione italiana ritiene un punto di riferimento vincolante la Chiesa e la sua etica.

Una percentuale non trascurabile, ma nemmeno capace di essere determinante per gli equilibri politici nazionali.

Se questo è puro calcolo elettorale, c’è una ragione più profonda per cui i partiti neoconservatori prima ostentano simboli religiosi e poi all’atto pratico sono indifferenti ai valori e alle istituzioni ad essi collegati.

La ragione è che hanno accettato e interiorizzato la posizione liberale per cui lo stato non deve e non può imporre un’etica ai suoi cittadini, e deve stare fuori dalla sfera dei comportamenti privati.

Divorzio, aborto, coppie omosessuali, ecc se i partiti neoconservatori non li celebrano come conquiste della civiltà o addirittura talvolta li indicano come sintomi della decadenza occidentale, li ritengono comunque diritti riguardanti la sfera del privato e quindi intoccabili da parte del potere statale.

Questo concepire tali diritti come strettamente privati, porta al passo logico successivo: non viene tollerata la loro esaltazione pubblica.

Gay Pride, manifestazioni (trans)femministe, ecc sono considerate un debordare nel pubblico di scelte strettamente individuali che devono rimanere nascoste fra le mura domestiche, poiché oggetto di manifestazione pubblica devono essere i valori tradizionali, anche se nel privato della propria coscienza non sono ritenuti veri né tanto meno praticati.

In questo quadro concettuale, o per meglio dire in questo sentire diffuso, si colloca l’ostentazione di simboli cristiani prima di Berlusconi e ora di Salvini. Questa ostentazione ha più funzioni: marca un’identità chiara e riconoscibile, che separa i neoconservatori dell’elettorato di sinistra; ha funzioni di rafforzare un’identità etnica nei confronti dell’Islam, ritenuta religione da immigrati; rimanda ad una morale condivisa di massima, poco importa se questa morale ha ormai scarsa presa nella vita quotidiana tanto dei politici quanto degli elettori.

Cosa distingue le posizioni neoconservatrici rispetto a quelle dei conservatori classici, ad esempio quelle della vecchia Dc?

Un punto fondamentale e mai discusso: che mentre i vecchi conservatori ritenevano la religione fosse vera nella sua interezza o contenesse una parte di verità oggettiva e quindi nella loro prassi politica (e privata) tentavano di applicarne per quanto possibile i precetti, i neoconservatori non riconoscono alcuna validità oggettiva alla religione, la ritengono un puro marcatore etnico ed elettorale, la usano quindi come un residuo simbolico del passato capace di aggregare il loro elettorato.

Questo crea il paradosso accaduto al termine del congresso di Verona e nella foto messa ad illustrare questo post: Salvini chiude il congresso delle famiglie di Verona dicendo che i diritti già acquisiti non si toccano (dichiarazioni simili erano già state fatte prima e dopo da altri personaggi di primo piano leghisti), mentre nella foto qui riportata le due ragazze credono di urtare Salvini manifestando davanti a lui il loro amore, mentre lui le osserva perplesso, dichiarando poco dopo ai microfoni dei giornalisti che a casa propria ognuno può amare chi vuole.

Quest’ultima dichiarazione salviniana potrebbe essere il motto stesso delle rapporto fra neoconservatori e religione: una scenografia identitaria da celebrare in pubblico ma che non ha alcuna validità oggettiva, e deve stare fuori dal privato.

Federico Leo Renzi

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