Nessuno giudichi Matteo Boe…

Quando Matteo Boe imperversava in Supramonte ero un ragazzino.

Era il periodo in cui andavo per mare con la mia barchetta da quattro soldi e vedevo le bettoline degli industriali coloniali della chimica riversare tonnellate di veleni nei paradisi subacquei tra Capo Sperone, l’isola del Toro e l’isola della Vacca.

“Quando Matteo Boe imperversava in Supramonte ero un ragazzino. Era il periodo in cui andavo per mare con la mia barchetta da quattro soldi e vedevo le bettoline degli industriali coloniali della chimica riversare tonnellate di veleni nei paradisi subacquei tra Capo Sperone, l’isola del Toro e l’isola della Vacca.”

Vedevo stranieri distruggere le nostre risorse inestimabili con l’arroganza dei ladri impuniti, coprire per sempre di fanghi velenosi luoghi che se sfruttati con le antiche arti marinare avrebbero fornito lavoro a flotte di pescatori e prodotto tonnellate di proteine nobili, rinnovabili e sostenibili per il lavoro e l’economia locale.

Paradisi per sempre distrutti per il profitto di pochi che razziavano e sparivano, impuniti, come i peggiori ladri.

Era il periodo in cui con la fiducia di un ragazzino libero denunciai il misfatto nella sezione del Pci dove ero cresciuto e di cui mio nonno fu segretario subito dopo il fascismo.

Fui aggredito da un pastore nuorese che aveva smesso di essere pastore per lavorare a Ottana e che si vergognava pubblicamente di essere stato pastore.

Nonostante fossi un fuscello minorenne, mi sferrò un pugno all’urlo di “caghineri ecologista”.

Ci mise molto il segretario Pino a tirarlo fuori da sotto una scrivania, ancora addormentato, sanguinante e con la mandibola all’altezza delle tempie.

Fui tacciato di violento e non rientrai mai più in quella sezione.
Quando Matteo Boe imperversava in Supramonte era il periodo delle cascate di soldi per la formazione professionale.

Era il periodo in cui i miei amici di buona famiglia e con un buon cognome guadagnavano duecento milioni di lire all’anno come consulenti a ore zero degli enti preposti alla distribuzione a cascata dei soldi.

Andavano in giro con macchinoni e tanto tempo libero per sputtanarsi tutti quei soldi a ore zero di lavoro.

“Era il periodo in cui i miei amici di buona famiglia e con un buon cognome guadagnavano duecento milioni di lire all’anno come consulenti a ore zero degli enti preposti alla distribuzione a cascata dei soldi. Andavano in giro con macchinoni e tanto tempo libero per sputtanarsi tutti quei soldi a ore zero di lavoro.”

Mentre Matteo Boe imperversava in Supramonte loro mi prendevano per il culo perché cercavo lavori umili e nemmeno riuscivo a trovarli.

Mi ricordo che uno di questi festeggiò il primo miliardo di lire che non aveva ancora compiuto 30anni e senza aver ancora fatto un giorno di vero lavoro… il tutto alle spalle di giovani disoccupati che volevano imparare un mestiere nuovo, una delle tanto decantate nuove professioni del futuro, insomma di quel futuro che è ora il nostro presente.

Mentre Matteo Boe imperversava in Supramonte io emigrai per avere un salario e quel poco di dignità che ne derivava.

Mentre Matteo Boe imperversava in Supramonte e io prendevo quella nave che mi portava lontano pensavo che avrei preferito mille volte essere Matteo Boe piuttosto che quel fottuto pastore che si vergognava di essere pastore e a cui staccai la mascella in quella fottuta sezione del Pci, che avrei preferito mille volte essere Matteo Boe piuttosto che quei disperati che si mettevano in fila per lavorare nella chimica e nelle miniere, che avrei preferito mille volte essere Matteo Boe piuttosto che i miei amici a duecento milioni di lire l’anno a ore zero.
Però decisi di non essere nessuno di loro e per non essere né Matteo Boe né un furfante per bene come i miei amici, ho vagato lontano dalla Sardegna per anni e anni di cui ho perso il conto, gli anni migliori della giovinezza senza una casa né un senso o esigenza alcuna di casa, senza una nazione né un senso o un’esigenza alcuna di nazione, senza un vero progetto di vita se non quello di vivere nei modi più anacronistici e ridicoli la libertà e l’avventura.
Quello che rimane di questa scelta di giovinezza e di tanti anni di vagabondaggio è questo contatto facebook un po’ coglionazzo che vi fa sorridere con le sue cazzate.

“Mentre Matteo Boe imperversava in Supramonte e io prendevo quella nave che mi portava lontano pensavo che avrei preferito mille volte essere Matteo Boe piuttosto che quel fottuto pastore che si vergognava di essere pastore e a cui staccai la mascella in quella fottuta sezione del Pci, che avrei preferito mille volte essere Matteo Boe piuttosto che quei disperati che si mettevano in fila per lavorare nella chimica e nelle miniere, che avrei preferito mille volte essere Matteo Boe piuttosto che i miei amici a duecento milioni di lire l’anno a ore zero.”

Quello che rimane di questa scelta di gioventù è uno che gli amici chiamano “buono a nulla” in pubblico, e che si vergognano di avere per amico.
Quello che rimane è solo un buffone con l’abilità tipica dei buffoni di riuscire a far ridere anche quando la sua anima è attanagliata dal dolore più oscuro.

Insomma non è andata bene a nessuno, a parte a quegli amici a duecento milioni a ore zero che hanno fatto fortuna tra Enti regionali e partiti di destra e sinistra e a quegli industriali che hanno rubato e distrutto beni e risorse di un intero popolo di coglioni.

Perciò vi dico che nessuno ha diritto di dire niente su Matteo Boe, non ci sono giudizi da emettere.

Il giudizio è stato emesso e la pena scontata.

Manca ancora il giudizio e la sentenza sui furfanti a ore zero e sui predoni che hanno razziato e profittato sulla nostra terra, sulle nostre risorse e sulle nostre anime nere.

Ora torno a fare il buffone.

Antonio Musa Bottero

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  • Bachisio Pirisi

    Tutto bello, belle parole, ma avresti potuto elencare anche altri problemi che attanagliano purtroppo la nostra regione.
    In tutto questo, però, non ho trovato il nesso con Matteo Boe. Uno che ha fatto errori gravissimi (cosi hanno sentenziato i Giudici) e che dice, anzi, dicono di lui a voce alta, ha pagato.
    Io non giudico, per carità, e sopratutto davanti a gente che ha fatto stragi ed è fuori, forse Boe ha pagato veramente il giusto, ma il mio pensiero è che chi ammazza, deve morire e chi sequestra etc etc, non può affrontare una vita normale, neanche dopo 25 anni.
    Fare paragoni tra chi inquina e chi sequestra è dura e difficile. Due cose diverse ma che meriterebbero punizioni diverse. Certo, fa più notizia chi sequestra, perchè infangare la Sardegna è sempre stata un’attività redditizia dal punto di vista mediatico.
    Magari tra cento anni quando le nostre acque saranno invase da liquami velenosi, comprese le nostre sorgenti, ci si tornerà sopra a discutere su ciò che andava fatto centocinquant’anni prima……………………… ma Boe è stato giudicato per ciò che ha fatto e non per l’arrivo della petrolchimica in Sardegna.
    Ovvio, la mia non è una polemica si ciò, semmai, spero, un discorso costruttivo.
    Io sono per la pena di morte per alcuni reati e il fine pena “mai” per altri………………….
    Saluti – Bachisio

  • Gianluca

    Alcuni forse non trovano il nesso tra Boe e questi tipi da 200 milioni l’anno a zero ore,forse bisognerebbe chiederlo a Matteo il nesso,il perché ha deciso di vivere in latitanza e il perché delle sue scelte di allora,i sequestri e tutto il resto. Molti sono convinti che la Sardegna sia totalmente diversa dalle altre regioni,a me la storia di Boe e molti altri “balenti” ricordano un pochino Salvatore Giuliano….non tanto,ma solo un po’ .

  • Bachisio Pirisi

    Anche io son contrario a certi tipi da 200 milioni all’anno, ma ho fatto una scelta diversa. Stando nella legalità