Nicola Agus: il disagio crea delinquenza

Nicola Agus: il disagio crea delinquenza
 
Leggo che causa scontri tra extracomunitari in Piazza del Carmine, Nicola Agus, avanguardia compositiva e musicale della Cagliari contemporanea proiettata verso il futuro, è stato impossibilitato a eseguire una sua esibizione, lo contatto e gli chiedo delucidazioni:
 
Nicola, finalmente, con molti stenti, gli artisti, a Cagliari tornano a frequentare il pubblico.
Quello che ti è accaduto racconta, che dopo un anno e mezzo di distanziamento sociale tra l’arte e il pubblico, sembra avere reso il pubblico periferia, l’artista in piazza sembra essere diventato un corpo estraneo, uno che attenta a equilibri urbani che si sono consolidati in questo lungo periodo di pandemia.
Mi sbaglio?
 
Nicola Agus:
Per la manifestazione “Notti colorate”, tramite “il Crogiuolo” che ha organizzato l’evento con il Comune, si dovevano svolgere due eventi: il primo alle ore 18 con un attrice, il secondo alle ore 21:00, il mio spettacolo.
Prima che iniziassi, intorno alle 20 si è avvicinato un ragazzo, probabilmente Algerino, con la scusa del saluto, mi ha chiesto se ci serviva della maria o altri articoli, la mia risposta è stata negativa, da questo punto di vista ho intaccato dei “movimenti”.
 
Mimmo:
Mi racconti nello specifico la dinamica?
Come la tua musica può avere urtato l’utenza abituale di Piazza del Carmine?
Nella sua biologia relazionale l’arte è istanza comune, come può una comunità (per quanto marginale) respingerla?
uello che ti è accaduto a Piazza del Carmine, mi pare l’anticamera di qualcosa fortemente regressivo…
 
Nicola Agus:
Dopo aver detto di no all’offerta, l’algerino si impossessa dei miei occhiali indossandoli, più volte gli ho chiesto di ridarmeli, mi rispondeva con un arrogante sorriso sardonico canzonatorio, un suo connazionale ha visto la scena ed è intervenuto, facendomi restituire gli occhiali.
Dopo si son presi a bottigliate tra loro, lanciandosi bottiglie, ho preso gli strumenti, sono andato via senza avere suonato, e neanche montato la strumentazione.
 
Mimmo:
Integrare vuole dire educare all’arte, spesso l’arte contemporanea è non considerata.
Si ragiona d’educare alla nostra cultura, alla nostra religione, alla nostra lingua, alla nostra libertà democratica, ma non alla pratica dell’arte come strumento di relazione e integrazione, quanto sarebbe bello se l’integrazione passasse per l’Alta Formazione Artistica e Musicale nel luogo dove si è accolti e si mira a essere integrati?
Dimenticavo a Cagliari non c’è un’Accademia di Belle Arti (unica città metropolitana occidentale in questa condizione), ma un Conservatorio c’è, ti sembra una frontiera possibile?
Anche in chiave progettuali per le Associazioni e gli enti culturali cittadini?
 
Nicola Agus:
L’arte qui c’entra poco.
Il problema non sono gli extracomunitari, ma gli italiani, nelle zone dove lo stato è assente, la delinquenza aumenta.
Cagliari soffre di un incremento di extracomunitari, senza arte né parte, abbandonati a se stessi, ghettizzati nei centri d’accoglienza.
Il disagio crea la delinquenza.
La delinquenza non è degli extracomunitari, è la delinquenza locale che li ha integrati.
L’arte la cultura cosa possono fare in tutto questo?
Possono fare se sostenuti, ma oggi le istituzioni riconoscono il ruolo dell’artista?
Cagliari si divide tra lobby chic che pensano che arte e cultura siano cose di tendenze e lo stato generale della movida (non sanno cosa siano gli eventi culturali).
Tutti uniti contro gli extracomunitari, la colpa è della nostra ignoranza, non sappiamo integrare con politiche culturali.
Please follow and like us:
Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather