Nicola Verlato: l’arte fascista è obiettivamente bella

“Basterebbe fare un confronto fra le figure scolpite o modellate da Breker ( autore invece di alcuni bei ritratti di Cocteau, Dali’ etc ) e Thorak e quelle invece di Martini, Messina oppure anche dei meno noti Bellini e altri, senza parlare dell’architettura dove, da Terragni a Piacentini, da Libera a La Padula, Del Debbio etc sono stati realizzati alcuni capolavori che non hanno confronto con gli esempi nazisti.”

La signora proprio non ce la fa, non riesce a spiegarsela la cosa, ma come, con il più grande partito comunista d’europa fino alla fine degli anni ottanta, quelle statue, gli italiani, non le hanno mai buttate giù?

Ma come è possibile tutto ciò?

Eppure i tedeschi hanno fatto tabula rasa delle loro architetture e sculture naziste (chi glielo spiega adesso che nonostante il repulisti oggi siedono nel reichstag un centinaio di neonazisti nuovi di zecca ?).
Che sia colpa di Berlusconi quindi che ha intrufolato i “fascisti” del MSI nel governo, come scrive nell’articoletto, o sia che gli italiani siano tutti intrisecamente dei fascisti ( come invece sembra di poter dedurre dalle sue considerazioni)?
Sia quel che sia ma la signora non si da pace.
Eppure il confronto fra scultura fascista e nazista non regge: purtroppo la signora scrive come se dai suoi neuroni alcuni siano stati strappati a forza ( quelli relativi al godimento estetico) e non riesce a cogliere la differenza che, per ogni persona dal cervello ancora integro è piuttosto semplice da rilevare: l’arte nazista, nella maggior parte dei casi, era proprio brutta e quella fatta dagli italiani durante il periodo fascista, è in molti casi, obbiettivamente, molto bella.
Basterebbe fare un confronto fra le figure scolpite o modellate da Breker ( autore invece di alcuni bei ritratti di Cocteau, Dali’ etc ) e Thorak e quelle invece di Martini, Messina oppure anche dei meno noti Bellini e altri, senza parlare dell’architettura dove, da Terragni a Piacentini, da Libera a La Padula, Del Debbio etc sono stati realizzati alcuni capolavori che non hanno confronto con gli esempi nazisti.
E’ come se la studiosa fosse dotata di una app installata nella testa che imprime su ogni scultura italiana delgi anni venti e trenta la dicitura “FASCISTA”, al che non vede piu’ nulla.
Dall’articolo si coglie come la scrittrice consideri lo stadio dei marmi come una discarica di pietrame del quale dovrebbe essere semplicissimo potersene disfare, e invece, anche per colpa di Armani con le sue campagne pubblicitarie degli anni ottanta, gli italiani ci si sono affezionati e addirittura ci sono quelli che lo considerano un capolavoro.
Chissà se la studiosa ha mai visto il famoso documentario di Pasolini sull’architettura, dove l’intellettuale, antifascista conclamato come tutti sanno, dichiara che l’architettura costruita durante il periodo fascista è l’ultima architettura dai tratti umani, costruita nonostante l’abiezione ideologica del regime, che il regime insomma non sia mai riuscito a piegare la continuità culturale di una tradizione radicata e inestirpabile.
Nel filmato Pasolini reagisce proprio alla cultura della quale è parte l’esperta, cioe’ il “fascismo” molto piu’ sottile e invadente che ai suoi tempi stava affermandosi e che oggi vige egemone in ogni luogo del globo terracqueo che è quello della cultura Americano-consumista, che deve cancellare la memoria e soprattutto cancellare il potere dell’arte di trasformare il territorio in un luogo intoccabile dagli interessi speculativi, interessi che forse la signora piu’ o meno consciamente e servilmente si adopera a diffondere e sostenere.
Alla fine si tratta solo di bello e brutto, categorie ormai in disuso se non proibite, ma che forse dovranno tornare ad essere necessarie proprio per contrastare i danni irreparabili che persone come queste, e le culture di cui fanno parte, possono generare.

Nicola Verlato, artista, vive e lavora a Los Angeles

 

“The New Yorker” e l’arte Fascista in Italia

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