“No sempre deo tengo libertade de parola”.

“Bravu Cicitu, iscrie, nara su contu de idda tua, poita si naras su contu de idda tua asa essere universale, t’anta connoscere in totu su mundu”.

“Quelli dalle labbra bianche” … Il suo amico Feltrinelli… Tolstoj, il gruppo Ichnusa con Brigaglia, Pigliaru e l’altra zavorra “italiota” di intellettuali sardi che lo disprezzano: “oh, est unu contu de idda sua…” (poi viene tradotto in cinque o sei lingue) “Unu contu de massajos e de pastores, unu contu de ida contadina” tradotto in ungherese, polacco, jugoslavo, francese…

Da notare la vibrazione che lo scuote quando racconta delle due giornaliste francesi, quando dice che erano bellissime e avrebbe voluto avere trent’anni di meno!

Oggi Michela Murgia e i suoi ometti murgiaioli e donnettisti l’avrebbero messo in croce per questa frase, l’avrebbero accusato di fascismo, maschilismo e altre coglionerie.

Ma Cicito era un uomo libero, un’anarchico, un intellettuale tutto d’un pezzo.

E ogni uomo libero ama le donne, e le ama sino all’ultimo giorno, muore prima di smettere di amare le donne (al contrario di molti quarantenni e cinquantenni che lo citano indegnamente)
Notate poi quando racconta dei tempi in cui si parlava di installare le basi militari in Sardegna e Cicito dice al politico nazionale di mettersele in lombardia le basi militari, interviene un politico sardo che si giustifica con l’inviato nazionale: “Sa, lui è sempre esagerato. Sa, è un poeta” Come se essere poeta fosse una deminutio, come dice Cicito: “cumente chi fessi macu”.
Ho l’impressione di sapere chi fosse quel politico sardo, uno degli idoli di quelli che oggi prendono Cicito e lo trasformano nella loro bandiera.
Puah!
Abbiate rispetto per quest’uomo, bastardi, canis de istresciu!

Per finire, una frase che colpisce molto:

“No sempre deo tengo libertade de parola”.

Antonio Musa Bottero

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