Non distruggete i “falsi” Modì

Senza voler entrare nel merito della faccenda dei falsi Modì in sé, dato che è ancora prematuro esprimere giudizi, volevo dire un paio di cose su falsi della storia e sui modi di fare giustizia.

Come mai girano tanti Modigliani, tanti Cézanne, tanti Picasso, e Van Gogh e tanti impressionisti falsi?

Perché sono i più facilmente falsificabili.
E perché lo sono?
Perché, per quanto importanti siano le rivoluzioni formali attuate da questi artisti, il loro genio fu tale a scapito della tecnica pittorica e del mestiere: la creazione di una pennellata altamente personale, la ricerca dell’ignoto e del mistero esotico della luce, la resa dei volumi ad impasto e l’essenzialità della tavolozza, dello stilismo lineare, privato delle canoniche regole della forma dipinta sono tutti elementi facilmente plagiabili e riproducibili.

In Cina esiste un paese di copisti che si esercitano ogni giorno su quadri francesi del tardo ottocento d’avanguardia. E li vendono.

Per copiare un Van Gogh basta un qualsiasi studente d’accademia (una delle prime cose che ho visto all’UdK di Berlino erano dei credibilissimi girasoli), mentre per creare dei Vermeer inediti servì un Han van Meegeren, il quale studiò anni i sistemi per creare quadri i quali, anche chimicamente, risultavano antichi di 300 anni.

Scoperto l’imbroglio, sono comunque rimaste delle opere eccellenti, che mi chiedo come mai non siano sui libri di storia dell’arte.

Eric Hebborn fu un altro talento naturale, uno zingaraccio fynocchio stabilitosi a Roma che, come ha dimostrato davanti alle telecamere, completò la metà di una tavola acquistata da un rigattiere, ed eseguita niente popò di meno che dalla bottega di Jacopo Bassano.

Un dipinto segato a metà, a cui il falsario saldò l’altra, nuova, e vi completò sopra la composizione: senza che la giuntura fosse visibile, senza che, ad occhio inesperto e dalle telecamere, si potesse distinguere quale fosse la metà autografa e quale quella posticcia.

Van Meegeren si sbugiardò da solo per ottenere una riduzione della pena, Hebborn fu direttamente fatto fuori in un misterioso omicidio irrisolto.
Sarà stato Pelosi.

Ma mentre siamo pieni di crostacce imitative delle opere moderne, Zeri affermava tranquillamente che i falsi, nel suo raggio d’azione, ovvero tutta l’arte fino a prima dei vagiti d’avanguardia, erano meno dell’1%.
C’era solitamente da fidarsi di Federico Zeri, l’unico che sgamò subito la burla delle teste e primo a capire la plausibile paternità, adducendo peraltro a motivazioni sensate, del trono Ludovisi.

Un falsario che si rispetti non possiede, artigianalmente, niente di meno di quanto non possedesse un ottimo artista antico: capacità di immedesimazione ed uso dei processi tecnici, chimici, esecutivi che un quadro richiedeva per essere dipinto.

Per l’appunto, “richiedeva”: gran parte dell’avanguardia ha funzionato invece per sottrazione, spogliando gradualmente l’opera dei suoi strati esecutivi e di complessità e pian piano riducendola all’osso. Dalle sculture siamo passati alle installazioni fino alle performance, che non richiedono neppure l’esistenza di alcuna opera.

Gran parte dell’estetica post moderna si basa sull’atto di “scomporre”.

Anche a livello di quantità, la faccenda è sospetta: dal mondo antico emergono solitamente vicende legate ad un’opera.

Gli ultimi celebri sono stati un Gentileschi e un Parmigianino.

Forse Leonardo, boh.
Qui si parla di 20 quadri.
Fatevi due conti su quanto ci si metta a falsificare un Modigliani e quanto invece per fare un Parmigianino.

Io, al di là della questione relativa a questa sfortunata mostra genovese, un’idea in testa me la sono fatta…

Estremizzando l’idea: considerate che plagiare una performance è una cosa accettabile nel mondo artistico, e anzi si chiama “reenactment”.

Seconda riflessione: queste opere rischiano la distruzione.
Ma come ragiona la legislazione in casi come questi?

E’ una cosa legislativa, o cosa?

Perché distrutte?

Ma non possiamo aprire un museo dei falsi, in cui dirottare tutte queste opere sospette?
E se poi salta fuori la controperizia che dice “Ey noh, ce ne sono altri 3 veri, il perito dell’accusa è inkompetente e grillino” cosa fanno, rischiano di bruciare opere vere?
Mi sembra una risoluzione troppo estrema e poco furba per casi simili. Anche se falsi, sono comunque lavori di persone che magari ci si sono anche impegnate a farli, perché fare sempre i Savonarola?

Ludovico Riviera

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail