Non lo si chiami MAC, ma Collezione Scano

 

Stiamo seguendo con attenzione il dibattito scaturito via Social Network, sulla bacheca del Docente Universitario Fabio Acca, riguardo il MAC.

Troviamo la sua lettura del progetto condivisibile in una seria di perplessità che focalizza,  ci accodiamo pertanto alla sua richiesta di delucidazioni rivolta direttamente al Signor Scano e alla sua Fondazione.

Ci sembra importante per fare si, che all’interno di quello spazio culturale che sarà, Cagliari tutta possa riconoscersi simbolicamente al suo interno, nella sua programmazione e nella sua visione di rappresentazione internazionale.

Non lo si chiami MAC, ma Collezione Scano

Oggi, finalmente, la proprietà si esprime pubblicamente sulla vicenda del MAC tramite l’autore della caricature, Renato Figari.

Mi rallegro che non vi sia alcuna volontà di marginalizzare in maniera più o meno latente Maria Lai e il patrimonio artistico “al femminile”.

Mi rallegro di meno del fatto che la collezione di quello che viene sbandierato come il Museo d’Arte Contemporanea di Cagliari non possa contemplare alcuna opera di Maria Lai, perché costa troppo.

Questa assenza, nel contesto di cui parliamo, pesa come un piombo.

Sono del parere che gli artisti richiamati dalle caricature, benché in parte riconosciuti a livellli che superano il contesto locale, possano rappresentare solo molto parzialmente la complessità che oggi la nozione di “contemporaneo” comporta.

Ribadisco di trovare totalmente fuori luogo rispetto al contesto MAC le caricature di Renato Figari.

Se poi il suo lavoro viene apprezzato in un contesto locale, con la mostra il cui titolo e location rivelano immediatamente il carattere ombelicale dell’operazione, ebbene, spero che il MAC miri a una vocazione più internazionale, quella che la Città di Cagliari sta conquistando negli ultimi anni, testimoniata anche dall’esplosione turistica.

Chi si occupa d’arte e di cultura – parola, quest’ultima, ahimè ormai percepita dai più come tossica – ha la responsabilità di presidiare quanto incide sulla collettività e viene promosso dalle istituzioni pubbliche, con una mobilitazione critica che possa verificare ogni sospetto di possibile speculazione.

Se ho assunto una posizione massimalista è perché non sono affatto certo si tratti di un museo dedicato all’arte contemporanea degno di rappresentare in questo ambito la città di Cagliari e la sua crescente vocazione internazionale.

Quello che al momento sappiamo, secondo quanto dichiarato nel 2016 dal proprietario dell’immobile, Carlo Scano, nonché titolare della fondazione Scano-Lecca costituita per il progetto MAC, è che nel museo “troverà sistemazione degna la sua collezione di pittori sardi del ‘900”.

Quali opere, di quali artisti, con quale coerenza non è dato sapere.

In questo senso, però, le famose caricature costituiscono evidentemente un indicatore, aprendo dunque forti dubbi sul fatto che, pur trattandosi di artisti noti non solo a livello locale, possano rappresentare la complessità che oggi la nozione di “contemporaneo” comporta.

Con quali specifiche competenze, poi, il Sig. Scano può attribuire alla sua collezione una funzione culturale così importante come quella indicata dal nome del Museo?

Da quanto ho letto mi risulta che Scano sia un immobiliarista di fama, certamente con la passione per l’arte e il collezionismo, ma non credo adatto a definire le linee di quanto dovrebbe caratterizzare un museo d’arte contemporanea cittadino.

E togliendo, di fatto, questa possibilità ad altri futuri progetti.

Chi si farebbe operare al cuore da un chirurgo che usa il bisturi, magari con talento e desiderio di fare bene, ma senza la dovuta preparazione?

Non vedo perché l’arte non dovrebbe essere trattata come una qualsiasi altra disciplina, come un settore nel quale si richiedono specifiche competenze e una formazione adatta allo scopo.

Una soluzione facile facile a tutto ciò ci sarebbe.

Non lo si chiami MAC, ma Collezione Scano: renderebbe più trasparente la concezione privatistica su cui si fonda tutta l’operazione, con annessi ristoranti, bookshop e quant’altro si voglia, lasciando a future altre progettualità di più ampio respiro l’obiettivo di realizzare un Museo di Arte Contemporanea della città.

Se poi invece il progetto MAC prevede l’acquisizione di nuove opere non necessariamente di artisti sardi, e contestualmente magari anche un bando per la selezione di un curatore che possa definire le linee culturali del progetto, ebbene noi siamo qui per raccogliere una testimonianza chiarificatrice ed essere felicemente smentiti.

Perché invece questo silenzio da parte dei responsabili del progetto?

Non torno, infine, sul mio parere circa l’opportunità di preparare la nascita di un museo cittadino dedicato all’arte contemporanea con delle siffatte caricature.

L’apprezzamento cui si riferisce Figari rivela, purtroppo drammaticamente, il carattere provinciale e ombelicale di tutta l’operazione.

Fabio Acca

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