Non piacevamo ai “leccatori di deretano”

“Mario Pesce a Fore” dalla consacrazione del leccatore

Quello che animava il “Mario Pesce a Fore” come Posse, non era una visione collettiva, ma una convergenza strategica collettiva e connettiva.
Ci si muoveva a partire da storie, analisi, percorsi, vicissitudini che erano constatazioni personali e individuali; si confluiva nel Mario Pesce a Fore, dopo i tentativi individuali d’autodeterminazione, che puntualmente, se eri un giovane artista con una sua completa visione di ricerca e linguaggi, si rivelano fallimentari anche dopo qualche successo e contentino effimero.


Il giovane artista del “Mario Pesce a Fore”, veniva fatto sentire dal contesto di sistema che viveva e abitava, inadeguato; affermarsi nel mondo dell’arte Napoletano (come altrove) era un impresa se la tua formazione artistica era giovane e residente.


Si era così, un poco tutti, analizzatori del sistema, con la propria esperienza come parametro, questo rendeva forti, criticavamo e venivamo criticati (anche a mezzo stampa e massmedia locali), ma quello che ci veniva venduto come “insuccesso”, lo vivevamo con il giusto e ludico distacco, mai come giudizio repentino e assoluto, questo ci temprava tutti.


Tutti avevamo vocazione e preparazione, sapevamo che pochi o nessuno di noi sarebbe stato consacrato al sistema (pur avendo vent’anni), giovani e disincantati, avevamo la consapevolezza che tutto il sistema dell’arte era concepito per produrre penuria.


Avevamo capito che tutto era fondato sull’esclusione, è stato folgorante, avevamo subito cominciato a guardare oltre gallerie e mercati, sentivamo il sostegno di tutti gli artisti che avevano costituito le avanguardie storiche del Novecento.
L’esperienza del “Mario Pesce a Fore” è stata una esperienza unica, di delegittimazione degli agenti di potere, i nostri lavori circolavano liberamente per fare “Accademia”, erano lingua viva per artisti.


Non piacevamo ai “leccatori di deretano” di mercati e collezionisti, avevamo ben chiaro che una carriera può essere fallimentare dal punto di vista commerciale, ma con un proprio linguaggio, una propria ricerca, una propria identità e specificità, sei parte naturale della comunità artistica, sei in grado di dire la tua, sei una cultura, sei industria intellettuale e culturale, è il gallerista a dipendere da te e non tu da lui, sei l’influencer e il riferimento per altri artisti.

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