Nuovo governo nuova macelleria sociale

Leggendo molte analisi e post, credo la ripulsa verso il governo gialloverde sia stata più verso i toni e la comunicazione politica che verso le concrete azioni politiche.

Ciò che ha sconvolto il nostro ceto riflessivo e una parte consistente della classe media sono stati i toni e i modi: la xenofobia ostentata, il disprezzo esibito per il dialogo e le forme democratiche, l’anti-internazionalismo in salsa anti-europeista, l’uso percussivo di Instagram del ministro dell’interno.

Dei singoli provvedimenti adottati, dal decreto sicurezza alla finanziaria, si parla molto poco: perché in fondo -in maniera leggermente diversa- li avrebbe fatti qualsiasi altra forza politica, ma li avrebbe proposti con toni meno aggressivi e popolani.

Questo potrebbe spiegare il fascino esercitato sul ceto riflessivo dall’idea di un governo tecnico: un governo che depoliticizzi il conflitto sociale, che derubrichi qualsiasi obiezione politica a discussione tecnica su quante risorse sono presenti in cassa, che trasformi ogni opposizione alle sue manovre in semplici violazioni della nozione di legalità.

Ovviamente il dato di fatto che questo eventuale governo tecnico taglierà ulteriormente il welfare state, spremerà nuove tasse dalla working class, ecc non inquieta minimamente il nostro ceto riflessivo: l’importante è che lo faccia con toni misurati, esibendo certificazioni e competenze guadagnate in campo internazionale, comunicando la macelleria sociale progettata con note il più possibili impersonali.

Federico Leo Renzi

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